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in archivio dal 10 ago 2013

Lucillo Dolcetto

17 ottobre 1932, Pincara - Italia
Segni particolari: Coniugato, pensionato, padre di quattro figli e nonno di cinque nipoti. Appassionato di musica (lirica in particolare) e pure modesto autore di brani musicali di carattere religioso.

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  • 28 dicembre 2016 alle ore 17:15
    Esodo moderno

    Tra gadget e panettoni,
    luminarie e capitoni,
    è facile scordarsi
    di quei nuovi apparsi:
    poveri del mondo.
    Da Eritrea e Libia,
    dalla martoriata Siria,
    su scassati gommoni
    fuggono a milioni,
    nuova vita agognando.
    A "casa sua" li vuole nessuno;
    sono costretti a dì di digiuno;
    rinchiusi in "centri speciali"
    vivono come animali:
    in migliore futuro sperando.
    Quanti di loro, purtroppo,
    han visto "morire" lo scopo,
    nel mare che li ha sepolti
    quando, dall'onda travolti,
    i corpi ha portato nel fondo.
     

     
  • 10 dicembre 2016 alle ore 15:24
    A BETLEMME

    Con Giuseppe e la sua sposa
    c'è un Bimbo che riposa:
    non sul letto com'è usanza,
    al calduccio d'una stanza,
    ma su poca trita paglia
    con quell'animal che raglia.
    Sono giunti a Betlemme
    procedendo lemme lemme,
    chè Maria è in attesa
    di dar vita, con sorpresa,
    a Quel di cui scrisse Isaia
    nella sua Profezia.
    Sono svegli quei pastori
    che sorvegliano da fuori
    delle grotte, nella piana,
    quelle greggi che, in fiumana,
    sono lì per pascolare,
     e non posson riposare.
    Una dolce melodia
    vien dal cielo qual poesia,
    invitandoli ad andare,
    senz'indugio, ad adorare
    quella nata Creatura
    che sarà speme futura.

    Lucillo Dolcetto - Varese

     
  • 11 novembre 2016 alle ore 16:01
    Dopo quel 14 Novembre

    È il silenzio che abbonda
    ora, che calma è quell'onda
    che, prima, furiosa,
    sommerse ogni cosa.
    È la nebbia che, da padrona,
    nasconde tutto a quella persona
    ch'è rimasta di guardia a quel poco,
    risparmiato in quel giorno fosco.

    Anche il sole si veste a lutto
    per nascondere quel che ha distrutto
    il fiume, che si è ribellato
    alle ferite che l'uomo ha "creato".

    Non l'abbaio di un cane,
    nè il coccodè di galline
    si odono più, da quando
    il Po uscì, furibondo,
    poi che fu l'argine rotto.

    Sono tanti gli anni trascorsi,
    e non si fanno più discorsi,
    ma che ha vissuto quei giorni
    spera, solo, non vi si ritorni.

    Ricordando, da protagonista, l'alluvione dl Polesine: 14 novembre 1951. Sono impressioni che tendono a descrivere il desolato paesaggio sommerso dall'acqua.

     
  • 04 novembre 2016 alle ore 12:01
    IL GIORNO DEI MORTI

    Perchè chiamare col nome di vita
    quello che è, invece, cammino
    che, certo, ti porta:
    chi tardi, chi presto
    a quel ch'è, di tutti, destino?
    Oggi è 'l giorno che si fa memoria
    di tutti: sia "scuri", sia noti,
    che sian citati ne' libri di storia,
    che abbiano o no, a ricordo una tomba.
    E' il giorno che nei Cimiteri
    avvengono incontri fra gente
    non vista da tempo,
     costretta ad andare lontano per lavori
     non trovati nei luoghi di vita.
    Quando, nei Cimiteri d'un tempo,
    le salme erano in terra sepolte,
    quanti fiori, quante candele
    ad ornare le povere fosse!
    Oggi: non più tumuli neri,
    ma statue e marmi preziosi;
    non più moccoli accesi,
    ma lampade fredde tu vedi.
    O Camposanto, ricordo d'infanzia!
    Questo era 'l giorno atteso dai bimbi
    che, fin da presto il mattino
    la cera prendevan che, sciolta e rappresa
    dal freddo, lungo il cero colava.
    Il giorno dopo la si vendeva,
    per pochi soldini, al ceraio
    che in città operava.
    Chi, primo, entrava nel Camposanto,
    sceglieva con cura il suo "campo"
    dove, sperava che molte candele
    venissero accese.
    Non era giorno di pianto
    quel giorno, lontano nel tempo.

     
  • 31 ottobre 2016 alle ore 16:33
    Fo, fu

    Il Giullare non c'è più:
    quello ch'era, ora fu.
    Con il Nobel fu premiato
    questo "genio" ch'è mancato.
    Non credeva nel Signore,
    ma parlava del Suo amore.
    Ora con Franca, tanto amata,
    continuerà la sua risata.
    Non si vede alcun erede
    a succedergli fra breve.
    Quanta gente sul piazzale,
    sotto l'acqua, al funerale.
    Vuol Milano por rimedio
    e lo "pone" nel Famedio,
    perchè, vivo, l'ha "snobbato"
    e, più volte, criticato.

     
  • 10 agosto 2014 alle ore 17:45
    A SERA

    L'aria già s'imbruna,
    chè s'avvicina sera:
    al nido fa la luna
    tornar la capinera.
    Torna pure, quatta,
    per non lasciare traccia,
    la volpe, soddisfatta
    della fruttuosa caccia.
    Un pollo, predato
    fra quelli nel recinto,
    tiene ben serrato,
    dubbiosa che sia estinto.
    Sotto ad una roccia
    si trova la sua tana,
    dove non entra goccia,
    ne freddo senza lana.
    Due cuccioletti
    attendono la cena
    restando cheti e stretti
    al chiar di luna piena.

     
  • 02 marzo 2014 alle ore 15:44
    SENSAZIONI

    Nel mattin, lo splendore
    del sole nascente
    offusca delle stelle
    il notturno chiarore.
    Anche sfuma, al calore,
    quella nebbia leggera
    che, restando sospesa,
    riduceva 'l tepore.
    Poi che il sol è più alto
    nel cielo sereno,
    tutto questo, d'intorno,
    acquista più risalto.
    Nel bosco, la fronda
    stormisce nel vento
    che, intanto, s'è alzato
    e ingrossa pur l'onda
    che nel ruscello
    scorreva tranquilla
    ed ora più vispa
    appar d'un monello.
    Quste le sensazioni
    che a Primavera
    si posson provare,
    nonchè l'emozioni.

     
  • 30 gennaio 2014 alle ore 16:26
    Sotto la neve...

    "Sotto la neve, pane",
    dicevan i nostri vecchi,
    perchè soltanto fame
    portavan gl'Inverni secchi.
    Ma era pur vissuta
    sulla loro pelle,
    la gran pioggia caduta,
    si diceva: a catinelle.
    Marciva il frumento
    da poco nato, in terra
    che, mancando 'l vento,
    vera palude era.
    Speravan che la neve
    venisse giù copiosa,
    rendendo meno greve
    la vita, già non rosa.
    Anche la verza, in orto,
    sotto la coltre bianca,
    divien gustosa molto,
    seppur di vita stanca. *
    * Stanca perchè lì trapiantata dal campo dove aveva completato la maturazione.

     
  • 15 dicembre 2013 alle ore 16:31
    Piccola Betlemme

    Tu, o piccola Betlemme
    che, dalla Galilea,
    vedesti giungere quei Due
    in terra di Giudea,
    non apristi le tue porte
    quella notte che fu Santa.
    Tu negasti una stanza
    dove, in un modo degno,
    dar la luce a chi un regno
    non doveva aver in terra
    e, sol portava la corona
    dell'amore che perdona.
    Dopo tanto camminare,
    obbedienti al dir di Roma,
    fur' costretti a riposare
    fuor le mura, in campagna,
    dove solo c'eran grotte
    per posar le ossa rotte.
    Quei pastori co'i lor greggi,
    non potevano pensare,
    quel che era a capitare:
    cioè la nascita del Cristo,
    com'un tempo è stato scritto.

     
  • 20 novembre 2013 alle ore 16:07
    N E B B I A

    La nebbia stamattina
    s'è alzata sì copiosa
    che lo splendor del Rosa (il monte)
    ti vieta d'ammirar.
    Rubare al tuo sguardo
    una cotal bellezza,
    è grande la tristezza
    che ti fa provar.
    Il lago dov'è nata
    non si lascia guardare,
    e non vale sperare
    se 'l sole non appar.
    Ecco che il sereno
    e una lieve brezza,
    sconfiggon la tristezza
    e 'l bel puoi contemplar.
     

     
  • 17 ottobre 2013 alle ore 15:19
    TRAGICA TRAVRSATA

    Per bara un sacco nero
    come quello che contiene:
    un uom che le sue pene
    porterà al cimitero.
    Lasciato ha la sua terra
    dove miseria regna,
    dove nessun lo degna,
    chè pensa a far la guerra.
    Su quelle vecchie barche,
    tanta miseria umana
    non sa qual sorte strana
    riserva a lor le Parche.
    Quasi è l'arrivo in porto!
    Mare liscio, vento calmo,
    la salvezza dista un palmo,
    nessuno è ancora morto.
    Il motore che si spegne
    e pochi che sanno nuotare.
    Come farsi allor notare
    in quel buio, senza insegne?
    S'accende, ahimè, un fuoco
    che tosto prende forza;
     di chi provar lo smorza
    rende vano ogni sforzo.
    Così la barca affonda
    con tutta sua miseria.
    Sarà soltanto Storia
    quella morte nell'onda?

     
  • 09 ottobre 2013 alle ore 16:30
    "VIVA VERDI"

    Da poco aperti gli occhi
    a Roncole di Busseto,
    all'organo i suoi "tocchi"
    fecero capire
    qual genio era a venire.
    Musicista immenso
    fu il "Cigno di Busseto".
    Ancor grande consenso
    ottien suo Rigoletto,
    Traviata e Trovatore.
    E' questa trilogia
    che gli mise l'ale,
    anche se in compagnia
    di Wagner: un rivale
    pure di gran "spessore".
    Barezzi, il mecenate
    che capì suo ingegno,
    oltre a dar figlia in dote,
    provvide al suo sostegno,
    sì che potè studiare.
    Grande fu il contributo
    a far l'Italia unita!
    Famoso e conosciuto,
    quel "VIVA VERDI" aiuta
     più d'ogni altro fare.

    * per il 200° anniversario della nascita.

     
  • 18 settembre 2013 alle ore 16:21
    VIGNETI D'ITALIA

    Quei ridenti declivi
    di viti, di ulivi
    dai frutti gustosi,
    nel mondo famosi,
    son dell'Italia
    la vera gloria.
    Su quei degradanti
    pendii verdeggianti,
    al sol dell'Estate
    son maturate
    le uve più rare
    da vinificare.
    E pure 'n pianura,
    con giusta calura,
    un dono regale
    potrai vendemmiare
    e 'l vino gustare.
    Profumo di mosto
    già senti in Agosto
    portato dal vento,
    e fa dell'evento
    un tempo di festa
    che 'n mente resta.
    Se pur faticoso,
    com'era gioioso
    colmare quel tino
    del frutto "divino"
    che dispensa ebbrezza
    e scaccia tristezza.

     
  • 09 settembre 2013 alle ore 10:39
    Quell'undici Settembre

    Com'è strano quel vuoto
    che le torri han lasciato!
    Al tuo occhio appare
    solo la grande statua,
    arrivando dal mare.
    Chi poteva pensare
    che l'aereo in volo
    quella mattina,
    non s'era perso nel cielo,
    ma era lì per rovina?
    A seguirlo, un secondo
    l'altra torre abbatteva
    e attonito il Mondo,
    e incredulo lasciava.
    Perché tornava alla vita
    il sopito terrore,
    e fu tragedia infinita,
    non soltanto scalpore.
    Facciam che la data
    non sia solo memoria
    immortalata
    sui libri di Storia.
     

     
  • 07 settembre 2013 alle ore 15:41
    LA FESTA PATRONALE

    Il vescovo San Grato,
    che fu Pastor d'Aosta,
    fu scelto qual Patrono
    della Parrocchia nostra.
    Si parla di Bobbiate,
    sobborgo di Varese,
    un tempo terra ricca
    di orti e di cerase.
    La scelta di San Grato
    a protettor del borgo
    è ancora sconosciuta,
    chè visse un tempo tardo.
    Per celebrarlo ancora
    a mo' del tempo andato,
    si compie qualche gesto
    da tradizion salvato.
    L'incanto dei canestri,
    già colmi di fragranza:
    di fichi e d'uva, allora
    prodotti in abbondanza,
    oggi ancor si svolge,
    me le cassette o i cesti,
    purtroppo sono colmi
    di beni dei mercati.
    La corsa con i ciuchi
    tuttora si tramanda
    e, qualche volta ancora,
    viene a suonar la banda.
    I fuochi d'artificio
    sono la conclusione
    di questa nostra festa,
    di questa tradizione.

     

     
  • 05 settembre 2013 alle ore 10:29
    CHI LA FA L'ASPETTI

    Picchiava forte il sole
    quel pomeriggio di Luglio
    quando, grondante sudore,
    s'arresta all'ombra quel figlio
    che spingeva la vecchia carriola
    dove, assiso, c'era suo padre
    che stava portando all'Ospizio.
    Preso un sorso dalla borraccia,
    terso il sudore dalla faccia,
    s'appresta a ripartire
    quando si sente dire:
    "Sotto quest'ombra, stanco,
    anch'io mi son fermato, un tempo".
    "Come stai facendo tu ora,
    spingendo la stessa carriola,
    tuo nonno portavo all'Ospizio;
    sono io che ti ho fatto scuola!
    Pare sia diventato un vizio".
    D'improvviso si vide lui stesso
    disteso su quel "trasporto".
    Rifece a ritroso il percorso
    con passo alquanto veloce,
    perchè nella testa ronzava
    del padre la flebile voce.
    Lo tenne con se fino a morte,
    avendo cura di sua sorte.

     
  • 02 settembre 2013 alle ore 17:09
    L'ACCENTO

    Come una freccia dall'alto scoccata,
    da destra o da manca sfiora l'oggetto,
    così la vocale ch'è presa di mira,
    debole o forte respira.
    Quando è acuto leggera la sfiora,
    se cade giù grave, suona più scura.
    Quanto diverse le bòtte
    che si dan sulla schiena
    dal dir della botte,
    sia vuota, sia piena.
    Se mi offende la luce,
    chiudo le impòste;
    altro effetto produce
    non pagare le imposte.
     Frutto è la pèsca che gusti matura,
    altra è la pesca anche se d'altura..
    Quanta importanza assume tal segno!
    Usalo, dunque, sempre con impegno.

     

     
  • 29 agosto 2013 alle ore 9:33
    LA TROTTOLA

    Da un pezzo di legno qualunque,
    che pareva usarsi per fuoco,
    fu, d'incanto, col tornio "creato"
    un qualcosa di vita vibrante.
    Lo scalpello che con maestria
    una mano sapiente guidava,
    la sua dura scorza smussava
    e una forma perfetta apparia.
    Era un piccolo, semplice oggetto
    che uno spago faceva girare.
    Con orgoglio lo potevo mostrare
    perchè era davvero perfetto.
    Una trottola molto speciale
    era quella che or possedevo;
    farla stare nel cerchio potevo,
    e nel modo più naturale.
    Si! Perchè usando la frusta
    al posto del pezzo di spago,
    poter si poteva, per svago,
    farla girar nella pista.
    Questo era uno dei giochi
    preferito da tanti bambini.
    Oggi, invece, non san, poverini!
    apprezzarlo perchè ne han troppi.

     
  • 28 agosto 2013 alle ore 17:39
    I MERLI

    Quando nell'orto dissodo 'l terreno
    e la zolla rivolto per renderlo piano,
    arrivano a frotte dall'umido attratti,
    sfidando a volte l'assalto dei gatti.
    I vermi affioranti li spingon golosi,
    senza timor che la vanga li sfrisi.
    La prole impaziente reclama dal nido,
    spalana la bocca in attesa del cibo.
    E' tutto un andare dall'orto a' lor covi,
    per il verme portare ai piccoli nuovi.

     
  • 23 agosto 2013 alle ore 18:12
    VINO

    Mitologia e storia
    han reso famoso
    il licor della vite,
    davvero prezioso.
    Della sua ebbrezza,
    dispensatore
    fu Bacco-Dionisio,
    di Grecia "signore".
    Ne bevve sì tanto
    il vecchio Noè,
    da ubriacarsi
    ignorando 'l perchè.
    Lo trasse dall'acqua
    a Cana, Gesù,
    e fu gran sorpresa
    chè piacque di più.
    Fu nel Cenacolo
    al vertice posto,
    quando divenne
    il sangue di Cristo.
    E' triste, purtroppo,
    dover costatare
    che molti incoscienti
    non lo san apprezzare.
    Costringon la Legge
    ad intervenire
    perchè sono tanti
    ad esagerare
    e tante tragedie,
    così provocare.
     

     
  • 14 agosto 2013 alle ore 17:59
    NOTTI D'ESTATE

    Mentre l'occhio su, guardando in alto,
    dalla campagna alzo a scrutare,
    corre il pensiero a quando tutto un altro
    era il cielo che potevi ammirare.
    Eran le notti delle calde estati,
    tutte magnifiche per le tante stelle
    che tremolanti splendere vedevi,
    chè l'aria tersa non poteva oscurare.
    Nessun rumore a rompere il silenzio!
    Solo il lontano abbaiar di un cane,
    della civetta il verso, dal camino
    dov'era giunta a sfamar sua prole.
    Al tuo andare un grillo si zittiva.
    Scarse le luci, anche nelle case;
    niente autostrade e fari nella notte;
    solo del profumo del grano mietuto,
    i tuoi polmoni potevi riempire.
    Oggi la notte è più tetra del giorno!
    Corron le auto spandendo veleno:
    appestano l'aria, velano il cielo,
    vietan che l'occhio si sazi del bello.

     
  • 13 agosto 2013 alle ore 15:34
    Ciao!

    In due sillabe soltanto,
    l'essenza di un saluto
    di confidenza vera,
    di amistà sincera.
    Lo si rivolge, infatti,
    a chi è ne' nostri affetti,
    chè ha perso quell'antico
    primier significato.
    E' nato come s-ciavo
    là in quel di Venezia,
    quando al "sior paron"
    si facea la "reverenzia";
    ci si scopriva il capo
    dicendo: s-ciavo vostro.
    Da voler dire servo
    al diventare amico,
    quanto progresso fatto
    dal semplice saluto.
    Pur fuori dall'Italia
    è invalsa sua usanza
    per dimostrar, nel caso,
    affetto e confidenza.

     
  • 10 agosto 2013 alle ore 16:59
    LA NOTTE DI SAN LORENZO

    Perchè in questa notte
    piange anche il cielo?
    Sono gocce di stelle
    che cadono, quelle
    che come frecce
    dall'arco scoccate,
    rapide socano
    il cielo d'Estate?
    Spariscono d'incanto,
    ma, come del pianto
    che bagna la gota
    rimane la traccia,
    così nel tuo occhio,
    appena lo chiudi,
    l'effetto rivivi
    di lacrima sparsa.