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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

30 maggio 2013 alle ore 19:26

Cioccolata Novi

Intro: Tecnologie degli anni  '40

Il racconto

“Un quadratino di cioccolata, dottore?” Mena è davanti a me, stamane, guagliona di vico S. Vincenzo, esuberante, nella sua fresca gioventù. Il mio sguardo si allontana dalla sua aperta e candida scollatura, per indugiare sulla marca della cioccolata: NOVI.
Una gita, forse da Genova, nel primo dopoguerra. Il ricordo è una piccola sequenza, di pochi minuti.
Di Novi Ligure non ricordo nulla, forse mi resta la curiosità infantile di quella dissonanza: il fatto di essere in Piemonte, con un toponimo ligure. L’ambiente, potrebbe essere un negozio, a piano terra, ma ha le dimensioni di una stanza. Non so da dove sono entrato. Apprendo, dalla mia emozione, che mi trovo nel regno fatato della cioccolata. Mi ci hanno portato i miei genitori: papà c’è, senz’altro, perché tra poco entrerà in scena. Le pareti della camera sono un alveare geometrico di infinite cellette. Sembrano cassette della posta. Il vetro trasparente, svela per ognuna una confezione diversa di cioccolata, una bengodi golosa, ricca di colori sfavillanti di carta stagnola. Alla destra della celletta, una fessura per la monetina di pochi centesimi. Riapparso, questo ricordo, negli anni, mi ha sempre affascinato per la preveggenza di questo primo negozio automatico, un dispenser, anzi tempo. Siamo negli anni ‘45, ’46. L’Italia è stremata, eppure c’è chi vede il futuro. Ma torniamo al bimbo, qual ero. E’ la delusione che sottolinea il momento: la mancata apertura dello sportellino, dopo aver introdotto il centesimo. La confezione di cioccolata resta, ammiccante, dietro il vetro. Qui, entra in scena papà, che suona un campanello, vicino alla scritta “reclami”. La favola entra in scena. Si apre una piccola porticina di legno, tra tanto vetro e acciaio, una cornicetta, che avvolge, appena, il viso di una signora di una certa età, una fata attempata? Resto affascinato da quello spettacolo. Parla con papà, ha una voce umana. Dove vivrà mai questo volto, che appare sorridente, nella cornice di un piccolo quadro. In quale regno della cioccolata si aggira, ogni giorno? Papà spiega l’inconveniente e dopo poco, il viso scompare, ed, al suo posto, una mano, vera, si protende, fuori, per qualche centimetro, con la cioccolata di NOVI, da me desiderata.

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