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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 07 giu 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

25 agosto alle ore 9:19

La morte della scrittura

Il racconto

Purtroppo è data già morente dagli scienziati, anche se in 
un lontano futuro. Il guaio è, che il centro cerebrale della 
grafia a mano è indipendente da quello da computer, 
secondo gli ultimi studi. È prevedibile, negli anni, la 
scomparsa del primo, per la mancanza di un uso costante e lo 
sviluppo del nuovo centro, il cui impiego si va sempre di più 
incrementando. I centri e le vie neuronali del nostro cervello 
rassomigliano ad autostrade. Se non percorse, vi nasce 
l'erba, non rendendole fruibili. A ben pensarci, chi più, chi 
meno, tra noi, ha già iniziato il suo cammino a ritroso, 
tralasciando la penna, per i tasti di un computer. Perde ogni 
giorno qualcosa della sua personale abilità, acquisita nel 
tempo, e tramandata da millenni, di trasporre pensieri 
attraverso segni, creati dalla propria mano. Segni, simboli 
comuni, univocamente accettati, che hanno la prerogativa di 
appartenerci, come impronte digitali. Quei segni siamo noi, 
la nostra storia, con dolori e piaceri, che hanno solcato il 
nostro corpo. Infatti sanno essere linee e curve di dolcezza 
raffaellesca, quanto sgorbi e ghirigori di un paesaggio alla 
Picasso. Tra le bombe, che venivano giù, fu la mano ferma di 
nonno Angelo sulla mia, a farmi tracciare le prime "aste". Le 
aste divennero lettere, poi parole, conservando le paure, le 
ansie, le angosce di un bimbo nato in una guerra, che 
stentava a capire, ma che doveva subire. Superficiali e 
incolti maestri e professori, poi, non seppero trarre da quei 
segni, a volte imperfetti e contorti, altro che rimbrotti del tipo 
"Ma che scrittura, Raineri!" o " Che zampe di gallina, sono 
queste?" Infine, la classica incomprensibile calligrafia di tutti 
i medici assolveva, in un retorico giudizio, ogni mia impronta 
di sofferenza di vita trascorsa. Un' immane tristezza mi coglie a pensare alle nostre prossime, comuni grafie, dettate da macchine, create da noi, ma che sanno derubarci di pezzi della nostra intimità. 
Sarà, allora, per fortuna nostra, solo la qualità dei pensieri 
tracciati, a differenziarci, un giorno, non molto lontano. E 
non è poco!

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