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Recensioni di Luigi De Luca

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  • Attilio Del Giudice torna in libreria. Questa è una bella notizia che apre la nostra recensione.
    Due anni dopo Bloody Muzzare’, che ha chiuso la trilogia dei tutori dell’ordine De Grada e Capece, arriva il nuovo lavoro ancora edito da Leconte.
    Una bella edizione, curata, con 149 pagine ricche di vicende raccontate in capitoli brevi e densi.
    La struttura narrativa pare smembrarsi dall’insieme, vuole dilaniarsi, per raccontarci quanto più possibile la vita del protagonista, in tutti i suoi aspetti. Ed è un piacere trovare Del Giudice ancora impegnato a giocare con l’italiano, questa volta in maniera ancora più profonda: lascia che a “scrivere” la vicenda sia il protagonista, Nino, un bambino di quinta elementare che si racconta come se componesse il suo diario segreto.
    Gli occhi di questo bambino, e il suo cuore, ci porteranno nella provincia campana, un territorio che spesso sanguina e che il nostro Attilio conosce bene. Nino intinge la penna in un italiano incerto, ricco di elementi presi in prestito dal dialetto, co-protagonista assoluto delle vicende narrate.
    Così, tra violenza ordinaria, squallore, prepotenza e codici d’onore della malavita organizzata, un bambino si muove a metà strada tra i suoi coetanei e il mondo degli adulti. Tra l’innocenza genuina e un po’ smaliziata di chi è costretto a crescere in fretta, e le perversioni dei grandi, sempre alla ricerca egoistica di soldi, piacere e potere.
    Nino sembra non capire la sfida che l’attende: dovrà scegliere, un domani, se ereditare l’esperienza e la fama del padre padrone o prendere la sua strada fatta di sogni e dolcezza. Quella tracciata dalle due dolci figure femminili di cui è perdutamente innamorato: la mamma e la maestra.
    Noi tifiamo per Nino, perché è buono, perché rappresenta una speranza per tutti, perché solo nell’ultimo capitolo Del Giudice ci fa capire cosa significa “la vita incagliata”, lasciandoci a bocca aperta.
    E allora sì, non ci resta che sperare…

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    recensione di Luigi De Luca

  • Se avete passato una giornataccia o semplicemente siete alla ricerca di qualche "battuta" o "freddura" per conquistare la simpatia di qualcuno, questo è il libro che stavate cercando! Impreziosito dalle vignette "feline" di Cristian Inzerillo, “Micio Zen” - pensieri Orientali e Verticali - conclude la trilogia che Stefanon ha aperto nel '93 con "Niente di nuovo sotto l'ombelico" e proseguito nel '94 con "La posta in gioco". Qui l'autore affronta con pungente ironia e disarmante cinismo le tematiche (spesso amare) dell'amore, del sesso, della politica, della tv, strappando al lettore un sorriso o una riflessione divertita laddove ci sarebbe da perdere la pazienza! Perché alla fine, anche i mici, come noi, hanno le loro sfighe... e senza un po’ di sano zen, sarebbe difficile sopportarle...  :-)

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    recensione di Luigi De Luca

  • L'editore Borelli propone una nuova raccolta di racconti nati dalle mani di quindici scrittrici contemporanee che si sono cimentate col genere erotico.
    Tra le autrici più note spiccano i nomi di Dacia Maraini, Barbara Alberti, Alina Rizzi e la nostra Maria Vittoria Morokovski, che con il racconto "Ricordo di una passione" si conferma personaggio da continuare a seguire. Difatti, dopo il buon esordio letterario di "La cosa più bella della nostra vita" (Edizioni Vida, 2005) ha dato prova di versatilità e indipendenza cimentadosi in questa nuova opera.
    Auguriamo a lei e a tutte le autrici dell'antologia di ottenere i successi che meritano.

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    recensione di Luigi De Luca

  • Siamo contenti di presentare questo libro per tre motivi: perché l'autore appartiene da oltre tre anni alla nostra Scuderia, perché è uno dei protagonisti de I Destrieri, la nostra prima antologia di racconti e, terzo e più importante motivo, perché il libro è davvero bello.
    Sì, è un libro che si legge in poco tempo perché appassiona e diverte, senza cadute di ritmo o superflue divagazioni. Così, dopo i successi di "Morte di un carabiniere" e "Città amara", lo scrittore casertano torna ad affascinare gli appassionati del noir italiano con questo nuovo romanzo.
    E l'uso del dialetto, in alcuni passi del libro, premia ancora le scelte linguistiche di Del giudice: distribuito in modo sapiente e ben dosato, ricorda lo straordinario Starnone di "Via Gemito" e ci fa anche sorridere: certi concetti non si riuscirebbero mai a esprimere con efficacia in un italiano corretto, ennesima dimostrazione di come i dialetti siano importanti nella nostra identità letteraria e nazionale.
    Come si intende, più che una recensione, questo è un vero e proprio invito all'acquisto: Bloody Muzzare' è un titolo da avere in biblioteca (anche perché è un'edizione davvero bella!).

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    recensione di Luigi De Luca

  • Dopo la raccolta di poesie "Di amore, di morte", Enrico Pietrangeli ci regala un romanzo ben scritto e articolato. Invita il lettore a viaggiare indietro nel tempo di un quarto di secolo, nei caldi anni a cavallo tra i '70 e gli '80.
    A fargli compagnia durante il viaggio saranno le avventure di Lorenzo, il protagonista del libro.
    Il lettore scoprirà, o ri-scoprirà, le passioni, le idee e i miti che hanno sedotto una generazione. E lo farà proprio attraverso le vicende del protagonista: amori, droghe, separazioni, riunioni e intense esperienze di vita si mescolano in un intreccio che lascia stupiti per la minuzia di particolari con cui è descritto.
    A legare ogni momento del romanzo troveremo le canzoni che hanno interpretato un nuovo modo di intendere, concepire e ascoltare la musica. Un modo che ancora oggi viene considerato irripetibile.

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    recensione di Luigi De Luca

  • “Perle di saggezza” quelle di Gian Genta.
    Sembrano quasi delle riflessioni annotate sul proprio diario. Appunti per non dimenticare un’esperienza di vita, anche se deludente. Capita un po’ a tutti di farlo, prima o poi, ma Genta usa un lucido cinismo, tagliente e preciso.
    La sua penna si trasforma spesso in un bisturi che squarcia il velo del buonismo patetico, quello capace di mettere a tacere in fretta la coscienza, e poi “incide”, senza anestesie, il comportamento umano con schiettezza quasi psicanalitica.
    Tolto il velo c’è la cruda realtà di noi esseri umani, straordinari, ma anche gretti e limitati.
    Per intenderci, usiamo un’espressione dell’autore: “Quando devi credere a qualcuno, pensa a te stesso. Intensamente”.
    Gian Genta: aforismi belli come fiori, urticanti come ortica.

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    recensione di Luigi De Luca

  • Il libro è una raccolta di testi con cui l’autore celebra i 35 anni dalla sua prima pubblicazione: il libricino “Momenti” del 1970. Con questa silloge Napolitano tocca il traguardo delle 28 pubblicazioni, senza contare le collaborazioni a progetti collettivi.
    L’opera sta riscuotendo molto successo e per invitare alla lettura del libro useremo le parole pronunciate dal Prof. Carlino dell’Università di Roma nel corso di una presentazione del volume: “Bisogna però sapersi lasciare andare alla parola, e questo comporta tuttavia un rallentamento nella corsa frenetica (ed ecco la pazienza, ecco il tempo lento della poesia); significa un rallentamento, un’uscita dal tempo che noi usualmente abitiamo, e significa anche sapersi riconoscere nella propria dimensione senza ritenere (e ormai la poesia non può ritenerlo) che la parola, la parola pronunciata in poesia, abbia una possibilità di certificare per sempre. Già Montale ce lo diceva.
    In questo senso credo che la poesia di Giuseppe Napolitano sia un misto tra questo abbandonarsi alla parola, lasciarsi parlare dalla parola, ma anche questa coscienza del limite che peraltro si manifesta anche in quei tocchi di ironia che spesso noi riscontriamo nel suo testo, per esempio negli “Intermezzi” in prosa. Quest’ironia ci rende consapevoli che qualunque nostra conquista è una conquista provvisoria, ma è anche una conquista che la parola ci assicura, è una conquista che noi dobbiamo ogni volta agganciare.
    Ecco, la poesia diventa in questo modo una sfida contro il tempo, una sfida che ci consente di restituire un senso, di ritrovare tutti gli elementi al posto giusto, tutte le nostre figure di riferimento al posto giusto, ma nella consapevolezza per l’appunto che questa sfida è incessante, che volta per volta noi dobbiamo rilanciare la sfida della parola, volta per volta metterci in ascolto di quella parola che ricostituisce unitario il puzzle frammentario e smembrato della nostra esistenza.”

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    recensione di Luigi De Luca

  • Istrionico Vanni Schiavoni. Quale aggettivo migliore per un così giovane talento?
    Risale a soli diciannove anni, era il 1996, il suo debutto editoriale. Con L’Autore Libri di Firenze pubblicò “Nocte – Nascita di un solstizio d’inverno”, e passando attraverso un’altra raccolta di poesie, e il suo primo romanzo,“Come gli elefanti in Indonesia” (2001), è giunto a questo ultimo lavoro, maturo e ricco di spunti. In questa raccolta la poesia di Schiavoni pare non voler mai terminare: è tremendamente libera, non si arresta mai al punto, neanche dopo l’ultimo capoverso! Prosegue vispa nella nostra immaginazione e prima o poi andrà a incrociare le nostre esperienze per vedere nascere spontaneo ciò che tutti gli autori ricercano: il confronto tra le coscienze.
    L’autore gioca con le quattro stagioni e l’eros: freddo e metallico con il freddo invernale, temperato in autunno e primavera, e poi esplosivo, ricco di passione, fuoco dell’anima e dei sensi, in estate, la stagione degli amori.
    Schiavoni stupisce sé stesso, stupisce noi, ci regala le sue emozioni e ce le fa vivere. Un nuovo autore che fa bene alla poesia italiana.

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    recensione di Luigi De Luca

  • Maria Vittoria ce l’ha fatta! Ha trasformato un sogno in realtà: ha pubblicato un libro. Un libro molto bello, in un’edizione di tutto rispetto, di cui ho avuto l’onore di scrivere la premessa della seconda parte.
    Ma non credete che sia stato facile raggiungere questo obiettivo, commettereste un errore! Maria Vittoria è molto celebre nel web ma per arrivare a trasformare le sue idee in carta stampata ha dovuto sudare. Dovreste sentire la sua storia per rendervene davvero conto. Il suo è un invito a chi ama scrivere, e in questo sito siete in molti, a non mollare mai, a farsi sempre coraggio nei propri mezzi, a insistere per arrivare alla mèta.
    Maria Vittoria ha stretto i denti anche nei momenti difficili perché sapeva di proporre qualità e alla fine la sua tenacia ha vinto e questo volume di 127 pagine ne è la prova.
    In linea di massima la premessa che ho scritto per “Vite”, il secondo racconto presente nel libro oltre a quello che dà il titolo all’opera, si focalizza proprio su questo punto: non smettete mai di credere ai sogni!

    Nota per il lettore: l’intero testo introduttivo al racconto è attualmente presente su moltissimi siti, se volete leggerlo basta cercare su Google due paroline: premessa Morokovski. Solo queste, così capirete davvero quanto è forte la nostra Mavimor!

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    recensione di Luigi De Luca

  • Il massimo esponente della poesia su commissione si è dato un compito arduo: dichiarare l’odio per l’amore oppure sviscerato amore per quell’odio che spesso sprigiona dal più nobile dei sentimenti. Un gioco di parole difficile e voluto fortemente, che si ritrova in tutte le poesie di questa gradevole raccolta. “Dell’odiato amore” è gioia e passione, irona, erotismo sottile e disperazione.
    Alberto Presutti colpisce nel segno e regala ancora una volta emozioni, imprevisti, lirica. Non c’è miglior introduzione alla lettura di quella che lo stesso autore fa nella dedica riservata alla Redazione di Aphorism: "L’Amore altera le nostre percezioni e ci rende migliori e troppo spesso, peggiori, di quel che siamo. Le contraddizioni dell’Amore".

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    recensione di Luigi De Luca