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in archivio dal 17 nov 2008

Luigi Diego Eléna

21 maggio 1948, Cervo (IM)
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  • 19 novembre 2008
    Dopogiorno

    Sono le onde a gracchiare i sassi nodi contrappesi tra le mani.
    È un tutto soffocato al dopogiorno che si dibatte e mugugna
    il pianto delle dighe scialli a cui fugge il vento che gemella il mare.


    Declinano nel loro precipizio le frecce raggi assottigliate luci
    da far pariglia ai ceri in chiesa all’arsura anima nei nostri rosari.


    Vapore la gola in preghiera sopra una veletta e un basco levato
    e la fatica in prosa d’una lode a memoria gira l’angolo si spiega.


    È corta quanto il buio di indubbio palcoscenico una sera a teatro.
    Da una parte e dall’altra.

     
  • Non ballerà il cuscino ogni giorno dal fioraio bacio
    nell’angolo d’argento al cerchio cielo che pone la festa.


    Da appuntare l’eterea e sottile spina la raccolta tardiva
    palmo palmo al mare in fiamme chè poi d’orizzonte vira.


    Un campo di grano dai raccolti capelli fiori semplici
    degli uomini tristi a fissare lo schermo blu in riflessi
    i doppi fiori e una rosa rossa con un cuore bianco stanno.


    Reciproco intenso.

     
  • 17 novembre 2008
    Arenile di sabbia e fine

    Oscurità la casa e il suono al tetto balza gira t'attende
    ché l’uomo è l’assente a prendere la sua spina a rosa
    quella a rovo che mai fu colta neanche in un fiore in dono.
    Dall’aspro viene l’interrogativo goccia nascosta che scivola
    e contiene al suo bianco fazzoletto arenile di sabbia e fine.
    In ascolto la conchiglia nella sua tromba che da sfogo o invita.
    Qui il vento stillando non trema steso a terra senz’ali è d’attesa.
    Presente e chissà.

     
  • 17 novembre 2008
    Fuori pista

    Vanno fuori pista ad un carrello d’emergenza le ali in sogno
    fogli ad una pausa senza spaventarla nel campo abbraccio.
    I più semplici sono dispiaciuti tirati via arresi sconosciuti
    insieme o soli senza chiedere permesso a firmare le finzioni.
    Assolato il cuore tra i rami alle stelle nelle tane nuvole.
    Pulito annega l’arcobaleno che dell’aquilone è figlio ingenuo.
    Poco spazio per un mare aperto dallo sguardo che non ci penso.
    Credo.