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Racconti di Manuela Verbasi

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  • 16 febbraio 2007
    Giulio

    Come comincia: Ommioddio quanto ti amavo Giulio, quando mi cantavi stonato come una campana "Buonanotte fiorellino" in Val Canzoi, al campeggio col prete e mi prestavi i tuoi enormi maglioni di lana perché non prendessi freddo.
    Passavamo ore a baciarci, giornate intere, una volta tornati dalle vacanze, anziché fare matemetica,  nell'ufficio di tuo padre... sento ancora i brividi delle leccate sul collo e le tue mani e la tua barba a sfiorarmi le labbra...
    Gli sguardi innamorati e l'amore in piedi nel sottoscala della canonica.
    Oh Giulio! quello è stato l'amore della passione, le superiori e le giornate a far finta d'andare a scuola per stare assieme. Le manifestazioni non so nemmeno per quali ideali...  Una giornata alla stazione, un freddo assurdo, le mie mani fra le tue e il tuo alito a scaldare dita intirizzite...  dentro il fuoco rosso della passione... non esisteva il mondo intorno, avremmo potuto far l'amore anche lì alla stazione.
    Poi ti ho invitato al mio matrimonio per farti dispetto e dimostrarti che sopravvivevo senza te però non son riuscita a guardarti tutto il giorno...  hai anche suonato e cantato le nostre canzoni assieme ai nostri amici.
    Mi avevi lasciata Giulio perché non era "giusto" in una compagnia stare sempre soli in disparte... eri cretino Giulio? Io ti amavo tantissimo! Ho sofferto per mesi. Tu hai detto a tanti che ti eri pentito d'avermi lasciata... bastava lo dicessi a me... avevi diciott'anni, io quindici...
    Tu vivi a trecento metri da casa mia... sposato hai avuto una bambino l'anno... forse per questo tua moglie è quasi calva.
    Mi somiglia pure, occhi verdi... slanciata verso il basso...  però è più bassa e un pò calva... ti sta bene, Giulio.

  • 09 settembre 2006
    New York, New York

    Come comincia:

    Dalla finestra si stagliava un panorama desolante e la frustrazione aumentava quando costretta a fare l’avvilente confronto fra quanto vedevo e quanto avevo visto nel mio recente viaggio in America.
    Meglio fare un caffè e fumare una sigaretta...
     
    Sul ponte a metà strada tra Manhattan e Brooklyn il vento pungeva il mio viso, pallido e tirato, preoccupata per l’esame che avrei dovuto sostenere di lì a poco...si ero preparata, ero pronta, ma perché quest’ansia?
    Veloce fra la gente nella confusione un po’ kitsch di Timesquare noto la vetrina di un negozio di souvenir, in bella mostra spicca un vasetto di “Love Tonic”, crema al cacao da spalmare sul corpo, ottima per il gelato o qualsiasi altro uso ti venga in mente, dice l’etichetta... chiaro no? Per sei euro non posso chiedere di meglio! Sorriso ebete stampato fisso: non so se per avere in borsetta ben due confezioni di Love Tonic  e la certezza che mai l’avrei usato, ma non avevo potuto resistere alla curiosità di prendelo, o per l’agitazione di dover sostenere l’esame.
    L’appuntamento è al St Ann’s Warehouse splendido teatro e sala concerti.
    Uno sguardo all’orologio, odio fare tardi, mi mette in una situazione di disagio.
    C’è un signore ad attendermi, si avvicina per salutarmi: è molto elegante capello brizzolato sui cinquanta penso, ben portati, una persona decisa, dalla stretta di mano lo capisco: non sopporto che mi si dia la mano moscia, penso che appartenga a persone mosce in tutti i sensi.
    Amo le persone decise.
    Lui ha un profumo che conosco, ricordo esattamente è il Kouros di YsL..adoro questo profumo speziato!
    Prima,  ceniamo, dice con un sorriso (data l’ora e il mio pallore, avrà pensato che stessi svenendo dalla fame! Non era per niente fame, ma mi sembrava scortese rifiutare un invito al Rice, vicinissimo e straordinario).
    Tutto è particolarmente chic, devo ammettere che il mio cappotto Armani fa la sua bella figura in questo contesto: è praticamente perfetto sopra il vestito in lana leggera, mi sento anch’io perfettamente adatta all’ambiente ed alla compagnia.
    Cena elegante.
    iniziamo a discutere il progetto per cui sono qui, lui mi pone domande mirate e precise cui rispondo piuttosto tranquillamente, parliamo di pubblicità, è il mio pane, del lancio di un prodotto a livello mondiale.
    Fra tempi stretti, preventivi e idee fintamente spontanee arriviamo al dessert, lui  mi dice con un bel sorriso: Manuela,  le affido la campagna pubblicitaria che dovrà organizzare qui a New York nei nostri studi, penso sia la persona adatta.
    Da svenire!
    Mi sentivo svuotata felice e preoccupatissima di non essere all’altezza, preoccupata quanto eccitata di rimanere in America per tutto il tempo che sarebbe servito.
    Stranamente silenziosa, per non far trasparire l’agitazione che mi fa essere logorroica, stavo torturando il tovagliolo.
    Lui propone di scendere al bar sotterraneo Low: musica live, ambiente molto raffinato e riservato...ci tratterremo ancora un po’. Ma si, perchè no.
    Piacevole serata, piacevole compagnia, ci sarà modo d’approfondire la conoscenza o forse no.
    Un pò mi ha corteggiata ma senza esagerare, mi ha chiesto il numero del cellulare, che aveva già, probabilmente per essere autorizzato a chiamarmi. Perché no? Sono sposata. Perché si?
    Mi consegna un mazzetto di chiavi, mi accompagna al portone enorme di un grattacielo, saluta e va via.
    Mi dico da sola che pensavo  mi stesse corteggiando mentre era solo gentile, e io già m’ero fatta il film, un bel film a dir la verità.
    La realtà è diversa, sorrido fra me della mia sceneggiatura fantasiosa.
    Chiedo al portiere di accompagnarmi, eccomi arrivata: una porta da aprire, ho le chiavi in mano, sono distrutta e non so cosa troverò oltre quella porta.
    Un respiro profondo:ormai devo entrare!
    Entro in un loft fantastico, con enormi finestre che danno su Broadway. Luci colori, vita e io sono qui!
    Le mie valige enormi al centro, potrei non aprirle, girare i tacchi e tornare a casa, farmi portare da un taxi all’aeroporto io e le mie belle valige firmate...forse sarebbe meglio!
    ...forse sarei pazza! Resto!
    Una doccia, mi sento rinata, ridiscendo prendo un taxi e chiedo di fare un giro per la città, per curiosare, vedere tutto ciò che posso per il tempo che starò qui.
    Siamo a metà ottobre, voglio vedere Manhattan stasera, subito, lo sogno da una vita, chiedo di portarmici.
    Quante luci! Quanta gente!
    Un quartiere multietnico perfetto per gli Artisti, ogni giorno c’è un Vernissage e la Night Life non si ferma mai; manifesti pubblicizzano il Festival Art Under The Bridge, uno degli eventi più importanti di New York.
    Chiedo al taxista di fermarsi.
    Scendo, sentendomi attratta dal "Bar quattro" famosissimo,  che ha un menù solo per i Martini! Il barman mi suggerisce la versione Espresso: Vodka alla vaniglia, Kahlua e caffè.
    Nelle narici e nella mente quel profumo: Kureos di YsL, strano.
    Un tocco leggero sulla mano mentre avvicino il bicchiere alle labbra: è qui anche lui! Mi va per traverso il Martini! Che pessima figura! Macchiato il mio vestito e pure la sua camicia!
    Iniziamo a ridere e a guardarci meglio negli occhi: lui scuri, io verdi, lui sa parlare, io so tacere...
    Una sigaretta, penso che avevo ragione io e non era un film, la sua voce le sue mani a sfiorar la mia scollatura, e un tentativo di bacio che va a buon fine.
    L’inizio di una storia come tante o forse unica, per me sicuramente importante. Torniamo assieme al mio appartamento, a fatica riesco a non farmi spogliare del tutto in ascensore.
    Dopo la guerra fra le lenzuola, dico dispiaciuta: non ho visto nulla di Manhattan!
    Lui mi prende i polsi e mi blocca le braccia in alto mentre mi bacia il collo...non riesco a muovermi, blocca le mie con le sue ginocchia, mi bacia le labbra, mi respira...penso che ci sa fare.
    Poi ha un buon profumo: è sicuramente il Kouros di YsL.
     ...Manhattan può attendere.

  • 09 settembre 2006
    Venezia 25 Novembre 2005

    Come comincia: Lo sguardo pigro di chi vuole rimanere in balia del sonno poggiato su un luogo familiare mentre il cuore e i sensi cominciano ad aprirsi per raccontare l’amore e la passione per quello che sono, ridotti ai minimiLa stanza ha un vecchio logoro balcone con le colonne di marmo bucherellate, divorate impietosamente dal tempo e dall’aria che sa di salsedine. C’è una tenda d’organza che tenta d’uscire e godere della brezza pungente di questa mattinata novembrina. Il caffè, poco zuccherato, lo assaporo poggiata sul davanzale, non mi và di svegliarmi, di vestirmi, di uscire fra le formiche che riempiono la mia città di colori e di rumori.

     

    Gusto lentamente il caffè e mi nutro di quel paesaggio antico, surreale; la tenda d’organza non smette di carezzare le mie gambe scoperte.

    Avvolta nella vestaglia lunga di velluto rosso porpora, ultimi minuti di silente pensiero, accendo una sigaretta,  ti penso, vedo le tue labbra che accennano ad un sorriso, ti  sento fortemente  come fossi qui, so a memoria come toccano le tue mani, so che gusto ha la tua bocca.
    Non smetto mai, mai  di pensarti e di sentirti: ora vorrei fossi qui... sorridi stringendomi, in un abbraccio.
    Carezza il mio desiderio, fallo tu, con le mie mani,  mi desideri io ti vorrei dentro me per tenerti qui, non farti andare via. Chiudo gli occhi, sento il tuo profumo di dopobarba, mi sento osservata…quella percezione che sento quando gli occhi di qualcuno mi stanno scrutando.
    Le tue mani su di me, le tue labbra umide sul mio collo, mi cade la tazzina dalle mani, mi chino a raccoglierne i pezzi.
    Tu sei qui, amore mio dolcissimo, avvolgente, continui a carezzarmi e baciarmi, con labbra socchiuse mi parli sulla bocca, le sensazioni si moltiplicano, mi sento in balia di te; mi piaci così tanto, mi piace amarti,  sento il mio corpo cercarti, insistentemente cercarti…mi manca il respiro…respiro col tuo respiro, sospiro nei tuoi sospiri.
    Mi abbandono al desiderio, alla voglia di te. Nel nostro letto sognato, lenzuola stropicciate e petali di rosa. Dirompente il diluvio, gemendo, respirando a tratti... la quiete.
    Potrei morire adesso tanto sono felice. Ora, come allora.