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Autore

Marcello Insinna

in archivio dal 19 set 2011

21 giugno 1963, Palermo

mi descrivo così:
Sono un violoncellista dell' orchestra lirico-sinfonica del Teatro Massimo di Palermo.
Mi piace scrivere musica ed esprimermi anche con le parole.

28 novembre 2011 alle ore 20:57

Il portico

Il racconto

                                                                                                                 

Il portico, era esposto ad ovest.
La balconata, costruita con assi squadrate disposte verticalmente, era completata da un corrimano arrotondato, con la vernice un po' screpolata.
Tutto in legno, piuttosto rustico, come la casa.
Dipinta di bianco molti anni prima, lasciava trasparire qualche segno di incuria.
Sembrava poggiata delicatamente su quell' altura, da dove si poteva apprezzare la maestosità della natura  intorno.
L' ampia vallata  ricca di prati e fiori in primavera , intervallati da macchie alberate,
faceva  spaziare lo sguardo.
Oltre la valle, montagne dalle vette aguzze innevate per molti mesi all' anno , davano un effetto selvaggio al panorama.
Non era raro avvistare rapaci intenti nella caccia, che si producevano in picchiate velocissime e spettacolari.
Un posto strategico, per godersi il tramonto.
é quello che faceva Jack quasi ogni sera, quando di ritorno dal suo lavoro poteva finalmente rilassarsi.
Grandi baffi e un' espressione bonaria, non molto alto di statura; zoppicava leggermente per un incidente occorso in gioventù, durante una partita di football.
Jack, era il veterinario del piccolo centro che distava circa tre miglia  dalla sua casa.
Un paesino come tanti, della provincia americana : una strada principale  molto larga, ricca di negozi, diversi locali e più o meno, tutto quello che può servire .
Il suo Studio era situato in una strada secondaria, ma molto vicina ala "main street".
Ovviamente lo conoscevano tutti e, con tutti quelli che incontrava ogni giorno, scambiava quattro chiacchiere.
Questo lo  aiutava a non sentirsi solo;  era vedovo, ormai da più di cinque anni e nonostante si sentisse ancora in gamba, non aveva mai considerato seriamente l' idea di risposarsi.
Troppo legato ai ricordi, e troppo impegnato nel suo lavoro.
Quanti animali  aveva salvato con le sue cure:  non si arrendeva mai.
Se c' era una seppur minima possibilità di riuscire nel suo intento, lui non mollava!
A volte, rimaneva nell' ambulatorio veterinario fino a notte, se il caso lo imponeva.
La moglie  lo aveva assistito nel suo lavoro, fino a poco prima di morire.
Poi aveva dovuto arrendersi al tumore, che se l' era portata  via, in poco tempo.
Nel periodo che seguì, Jack si era arroccato nella sua casa, incapace di farsene una ragione : aveva vissuto oltre trent' anni con quella donna e adesso, niente sembrava avere più un senso.
Ogni oggetto, ogni spazio, era fonte di ricordi che si trasformavano in gocce di dolore;  e allo stesso tempo cementavano ancora di più, la  sua sensazione di appartenenza a quella casa.
Ogni giorno  il tramonto lo trovava sul portico, seduto sulla sua poltroncina, con un sigaro in mano.
Quello, era il momento dei pensieri più dolci, in cui  a volte,  si sentiva trasportato verso la valle, come se una forza  potesse sollevarlo dal suo stato di tristezza, riconciliandolo per un momento con la vita.
Rimaneva a pensare per ore, in compagnia di qualche birra, osservando il cielo che diventava scuro.
D' estate al calare della sera, capitava che le lucciole facessero la  loro apparizione.
Come tanti piccoli lumini volanti, danzavano al ritmo della natura.
Gli piaceva pensare  che portassero notizie, messaggi di saluto.
Qualche volta  Jack, si assopiva sul portico e, al suo risveglio, le stelle erano già accese!

Si dice che il tempo ricuce le ferite.
Forse fu così ,che Jack riprese la sua occupazione ; ancora con più impegno e dedizione.
Poi,tornava a casa e poteva gustarsi il suo momento.
Erano passati circa sei anni dalla scomparsa della moglie e ogni giorno, lui trovava un pensiero da dedicarle.
Anche quel pomeriggio, al tramonto, arrivò a casa.
Salì i tre gradini  che lo separavano dal pavimento di assi scricchiolanti del portico, entrò in cucina e prese una birra dal frigo.
Uscì di nuovo, sedendosi di fronte alle montagne.
C' era un' aria strana, che sapeva di fatica…
Un vento leggero trasportava il suono delle cicale e asciugava alcune gocce di sudore sulla sua fronte.
Due  cavalli bradi,  nella valle  brucavano  tranquilli.
L' ultimo sole scendeva, lento.
Non so, per quale frase ebbe il tempo  ma…lo trovarono lì,  con un sorriso spento, il sigaro ancora in mano,  seduto sul suo portico,  nella luce del mattino…

                                                                                                                   

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