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Autore

Marcello Insinna

in archivio dal 19 set 2011

21 giugno 1963, Palermo

mi descrivo così:
Sono un violoncellista dell' orchestra lirico-sinfonica del Teatro Massimo di Palermo.
Mi piace scrivere musica ed esprimermi anche con le parole.

29 novembre 2011 alle ore 22:20

La fattoria

Il racconto

         

Era l'alba di una mattina di luglio. Il gallo aveva già cantato diverse volte nella fattoria Peterson. Si annunciava una giornata calda: il cielo era terso e l' aria ancora frizzantina. Fred Peterson e sua moglie Diane vivevano nella loro proprietà dedicandosi all'allevamento del bestiame e coltivando il granturco.
Avevano da poco rimesso a nuovo il corpo centrale, che era la loro abitazione, con grande forza di volontà  e sacrifici economici. I loro due figli non avevano voluto saperne del lavoro in campagna e seguivano gli studi universitari in un college. Nella fattoria il lavoro era continuo: le grandi stalle da pulire, i box per i Quarter da tenere in ordine, il recinto dei maiali  e il pollaio. Le giornate erano fatte di lunghe ore di lavoro e pochi svaghi, ma l'amore per la terra e l'unione che regnava tra di loro li faceva andare avanti sereni. Fred era un uomo di poche parole, dotato di un fisico robusto e di una fede incrollabile. Diane,originaria del Texas, si era trasferita in Iowa sposando Fred. Erano passati ormai vent'anni. Aveva un carattere dolce e affettuoso ma allo stesso tempo sapeva  dimostrarsi decisa e ferma nelle sue idee. Era stata lei a convincere Fred che era ora di dare a quella casa un aspetto rinnovato e più fresco. Lui all'inizio aveva  storto un po' il naso, legato com'era ad ogni particolare che lo riportava con la memoria ai suoi genitori. Alla fine aveva ceduto e il risultato era ottimo. Era proprio bella la casa rimessa a nuovo, e la zona davanti all'ingresso era stata arricchita con aiuole, un vialetto in pietra e un bel dondolo nella veranda. Avevano fatto colazione e subito dopo Fred si era messo al lavoro: poteva contare sull'aiuto di due giovani che svolgevano i compiti più pesanti. I due lavoranti arrivavano ogni mattina alle sette con un furgone rosso sgangherato e pieno di ammaccature; qualche parte della carrozzeria era di un altro colore e un paraurti mancava. "Ciao Jo, ehi Mich  volete assaggiare le frittelle che ha fatto mia moglie? Sono insuperabili" "Grazie signor Peterson, ma ci siamo fermati da Mc Donald's e siamo satolli"
"Ok, cominciamo allora". Jo si diresse verso le stalle mentre Fred con Mich si preparava a ferrare un paio di cavalli. La temperatura si era alzata notevolmente, le galline razzolavano nel loro spazio emettendo il caratteristico "coo-cooo";  il gallo ne rincorreva qualcuna. Nel recinto i maiali si rotolavano,pigri, nel fango. Diane era rimasta in casa per sbrigare qualche faccenda e occuparsi del pranzo.
Era quasi mezzogiorno quando il postino si fermò davanti alla cassetta della posta che era all'ingresso della proprietà: Diane lo vide mentre risaliva sul suo scooter e andava via. Uscì dalla casa e andò a prendere una busta indirizzata a lei.
Il pranzo era sempre preceduto da una preghiera che Fred recitava con raccoglimento. Avevano da poco iniziato a mangiare, quando la donna disse: "Fred ho intenzione di andare a trovare i ragazzi, non li vedo da troppo tempo". Lui la guardò e con voce calma rispose:" Diane io non posso muovermi in questo momento. Il granturco è quasi maturo per il raccolto, ci sono alcune mucche che stanno per partorire, non possiamo lasciare la fattoria". "Lo so Fred,andrò io; tu riuscìrai a cavartela anche senza di me per qualche giorno". Diane non era una donna di grandi pretese, ma Fred sapeva che se lei si era messa in testa di andare, sarebbe stato inutile cercare di trattenerla. C'era però qualcosa di strano nella sua espressione ma, anche se Fred lo aveva notato, non volle dargli peso. "Sei sicura?" si limitò a domandarle. Lei fece un sorriso. Ok, quando parti? Stasera alle sei con il Greyhound."  "Ti accompagno con l'auto" fece lui. "Grazie Fred, ti lascio il frigo pieno."
Lui la guardò ancora per un attimo negli occhi: c'erano tante parole in quello sguardo…poi con finta indifferenza disse:"Devo tornare al lavoro". Si alzò e uscì richiudendo la porta dietro di sè. Il sole era a picco, non si muoveva una foglia: l'aria ferma rendeva il calore quasi insopportabile.
I maiali grufolavano, intenti a finire gli ultimi resti nella mangiatoia. Fred entrò nelle scuderie dove Jo e Mich stavano rifacendo le lettiere. Notò che i cavalli erano nervosi, alcuni scalciavano contro le pareti in legno dei box. "Non so perché fanno così signor Peterson" disse Jo, "Da un po'  sono inquieti" aggiunse Mich.
Anche lui aveva notato qualcosa che lo aveva stupito: le mucche avevano fatto meno latte del solito e non facevano allattare i vitellini. "Che giornata strana" pensò Fred, riflettendo sul fatto che sua moglie non si era mai allontanata da sola dalla fattoria, a parte quella volta che la madre era stata molto male.
Alle tre del pomeriggio la temperatura superava i 40°. Il gallo non la smetteva di cantare, con una voce roca, sembrava si sforzasse. Le galline si muovevano freneticamente nonostante il calore. Diane aveva messo in ordine la cucina, come ogni giorno, e stava preparando le poche cose che pensava di portare con sè. Il suo viso era tirato, l'espressione contratta. Sembrava preoccupata, ma fece in modo che suo marito non se ne accorgesse. Con il passare del tempo gli animali diventavano  sempre più nervosi e anche Fred, ad un certo punto, cominciò ad avvertire un tremore interno e una irrequietezza crescente.Il suo cane,un Border  Collie gli si era avvicinato con la coda tra le gambe e lui lo aveva scacciato con un calcio. Il sole bruciava e i pensieri si sovrapponevano nella sua mente, perdendo lucidità. Il termometro segnava ormai quasi 50° quando le mucche scapparono dalla stalla e i cavalli distrussero i box, ferendosi le zampe. Era un putiferio!  I maiali addossati al recinto, premevano accalcati gli uni sugli altri,urlando, terrorizzati. Nel pollaio le galline tentavano di rompere la rete con il becco e molte se lo erano già spezzato nel tentativo di fuggire. Il gallo ormai rauco, sbatteva le ali e correva da un lato all'altro del pollaio. Dappertutto erano grida, urla di paura, versi inarticolati. Qualcosa stava per accadere, qualcosa di terribile: l'aria era elettrica!  Fred stava in mezzo al caos, in ginocchio:  sembrava in trance, aveva la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue che sembravano dover schizzare fuori dalle orbite. I due giovani erano presi dal panico e non sapevano come fare per trattenere gli animali. Fred si alzò, come se avesse avuto una visione: con lo sguardo fisso entrò in casa e andò dritto verso la vetrina dove teneva il suo fucile a pompa. Non trovò la chiave e spaccò il vetro con una sedia; riempì il caricatore e tornò fuori. Si avvicinò a Jo,che era in prossimità della stalla, ed esplose un colpo quasi a bruciapelo, fulminandolo. Sangue e brandelli di carne schizzarono sulla porta della stalla. Come un automa diresse lo sguardo verso Mich che intanto, inorridito e quasi paralizzato dal terrore, cercava di raggiungere  il furgone. Fred fu più veloce colpendolo alla schiena con due colpi mortali. Il ragazzo si accasciò battendo la faccia sul parafango. Una pozza rossa si allargò sotto di lui. I colpi avevano forato anche una gomma del furgone e il radiatore, rendendolo inservibile.  L'uomo  si diresse verso la casa. Diane aveva trovato le chiavi dell'auto di Fred e stava accendendo il motore: le mani le tremavano, non ci vedeva quasi per le lacrime che continuavano a scendere copiose. Fred sentì il rumore del motore e andò di corsa verso il garage. Diane uscì sgommando e con la forza della disperazione riuscì a sfuggire all'inspiegabile furia.Una mucca impazzita le si parò davanti e lei la scansò per un pelo.  Aveva percorso qualche chilometro, erano passati pochi minuti, gli animali si disperdevano nei campi, il granturco bruciava forse per effetto di autocombustione generata dall'enorme calore, quando il cielo si oscurò,il sole rimase coperto da qualcosa di enorme.Un attimo dopo un fragore assordante fu avvertito fino a chilometri di distanza e si levò una nuvola scura che rese l'aria irrespirabile per molte ore. Quando la situazione cominciò a normalizzarsi, fu chiaro quello che era successo: un enorme meteorite si era abbattuto sulla fattoria e ora al suo posto c'era un cratere di dimensioni impressionanti. Diane era in salvo ma ancora incredula e sotto choc.
Aveva  in tasca una busta indirizzata a lei; dentro c'era un foglio con poche righe, scritte in fretta: "Va' via Diane, allontanati dalla fattoria prima che il sole tramonti. Prima che sia troppo tardi. Non cercare spiegazioni e non parlare con nessuno di questo. Non c'è niente che tu possa fare per cambiare il destino, per modificare quello che avverrà! L' autore."

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