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Racconti di Marco Corvelli

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  • 05 luglio 2007
    Sogno

    Come comincia: Ero pensieroso, distrattamente seduto nel vagone vuoto della metro come tante altre volte era successo in  passato; ma stavolta qualcosa di diverso sembrava voler interrompere la routine quotidiana!
    Normalmente una fermata segue l’altra ogni tre o quattro minuti, ora come se il tempo avesse rallentato la sua eterna corsa verso il futuro, quei minuti sembravano non voler trascorrere;
    Mi ritrovai così sospeso in una sorta di limbo, le lancette del mio orologio si fermarono completamente, mentre la metro pareva voler continuare indifferente a macinare lo spazio che mi separava dall’arrivo.
    Come prigioniero di un mondo di cui non riconosce le leggi, il corpo si irrigidisce, mentre il cuore rallentava il ritmo incurante della mia necessità di ossigeno;
    "Pensi di essere libero?"
    Di fronte al mio sguardo ormai incredulo, sedeva qualcuno che fino a quel momento giuro di non aver visto;
    Dall’aspetto traspariva miseramente, il suo presente, vestiti luridi, volto emaciato, una lunga barba ricopriva le guance, ma la luce degli occhi ormai infossati rivelava un passato felice a dispetto della sua condizione.
    "Pensi di essere libero?"
    Mi sorprese la fatica che affrontai nell’accennare un semplice "Sì!" a quella domanda apparentemente insensata;
    Mi sentivo in soggezione, quel barbone incuteva un rispetto particolare, la sua voce diffondeva un grande senso di sicurezza e nei suoi gesti traspariva una serenità che io non avrei conosciuto per parecchi anni.
    "Caro mio, quella di essere liberi è un a scelta difficile che comporta grandi sacrifici;
    La verità è che nessuno di noi si è mai messo in discussione sulla libertà dei propri pensieri, per paura forse di scoprirsi invece, schiavi delle proprie idee, o meglio delle idee che il modo di pensare comune ci ha imposto e che noi abbiamo accolto per timore di essere diversi.
    La libertà non si acquista, solo l’esperienza può insegnartelo, e purtroppo capirai che nessuno può essere interamente libero, ma dovrai lottare per guadagnarti quel poco che gli altri vogliono toglierti.
    Sono schiavo del mio passato, di un figlio che non ho mai avuto, di un bacio che non ho mai dato, di un amore che non ho mai vissuto, di un padre a cui non ho mai detto – ti voglio bene! -, del ricordo di un bel giorno d’estate, di un campanile che suonava a festa quando ero bambino, delle passeggiate insieme ad  amici ormai dimenticati, del profumo della terra bagnata da un breve temporale estivo.
    Sono schiavo del mio presente, di una barba troppo lunga, di vestiti troppo larghi, di un marciapiede troppo duro, di uno sguardo schifato, di un sorriso negato, di un corpo ormai stanco, di un bicchiere di plastica così pesante nella sua leggerezza!
    Sono schiavo del futuro, di un cambiamento che non verrà, di un cammino ancora troppo lungo da percorrere, di un freddo troppo freddo da sopportare, di una speranza ormai troppo debole da alimentare, schiavo delle paura di dimenticare il volto di mia madre."
    Io lo guardavo senza dire una parola, ascoltavo con stupore la sua voce che ora tremante aveva però mantenuto una forza e una passione in cui c’era davvero poco di umano.
    "Non lasciarti condizionare, rifletti e guardati dentro, solo così potrai trovare la risposta alle tue domande."
    In quel momento, la metro iniziò a rallentare, il tempo riprese la sua inesorabile corsa, il mio corpo si sciolse spossato da una fatica che in realtà non avevo vissuto; alla fermata salirono molte persone che distolsero per un attimo la mia attenzione…
    Davanti a me non c’era più nessuno.
    Al suo posto trovai soltanto un biglietto:

    "Nessuno può impedirci di essere liberi, solo noi stessi!"

    Girando il biglietto trovai una foto;
    i volti dei miei genitori abbracciati si  stagliavano in primo piano, illuminati da una luce soffusa; non avevo mai visto quell’immagine.
    Da un angolo emergeva sottile una scritta:

    "Non dimenticare mai i loro volti!"

    In  quel momento la mia bocca si spalancò nel sorriso che prima avevo negato perché schiavo del pregiudizio.
    Avevo conquistato un pizzico di libertà.