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Poesie di Marco De Mattia

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  • 05 ottobre 2010
    A Gesú

    Pusillanimi uomini erranti
    dagli sguardi
    di cinerea funesta potenza.
    Abbiamo dimenticato l’anacoreta
    che spiega l’inganno della mente
    e l’illusione del corpo?
    Coltiviamo i campi
    delle nostre speranze
    ma ci attacchiamo agli altri
    come le zecche.
    Adesso le parole non
    significano niente,
    tutti le seguono.
    Se vogliono farti star male
    parlano di politica,
    parlano di innovazione
    e tecnologia, e mi
    sembra di sentire
    i vecchi Imperatori
    libido in regressione.
    La prognosi dello scabroso
    è che
    il genio non è quello
    che sa o quello che
    tiene, ma quello che
    rompe gli schemi.
    Come Gesú,
    il poeta non deve mai
    suscitare pietà
    ma solo clamore.

  • 05 settembre 2007
    Issofatto

    L’amore nasce sempre troppo tardi
    quando hai spento la candela del ricordo
    e viene a chiamarci un’altra persona
    che ti sorride da lontano
    e poi, sempre più vicino.
    Languisci di passione
    i ritrovi dei pensieri
    l’analisi delle situazioni:
    confacente sesso d’irrompe
    mantieni calma la soglia.
    Succede, succede
    rinasci nel lago
    limpido
    di due occhi splendenti.

  • 19 dicembre 2006
    Poesia?

    Uno strano ingranaggio
    con rumore di grippaggio.
    La mia cacofonia,
    odora di malinconia,
    bruciata.
    Quella vera è libera, slanciata,
    sembra quasi preparata.


    Adesso haiku
    Vuota rima baciata
    il loto piange.


    Quinario, endecasillabo,
    acrostico…
    Le poesie
    come bugie:
    alcune hanno le gambe corte…
    altre riescono perfettamente.

  • 31 ottobre 2006
    La forza dell’autodidatta

    Ridere a denti stretti
    filosofo della mutua
    che tiene lezione.
    Imparo ogni giorno dal male
    della vita
    e dai gamberi del lavoro.
    Prodigo di consigli
    ma non per gli altri
    sul mio letto di speranze,
    a lungo disteso.
    La forza dell’autodidatta
    sta in una mano
    come in esorbitanti fantasie e pensieri.
    Nel trespolo della cattedra,
    un nano,
    con la potenza del suo membro
    scandalizza tutti.

  • 13 settembre 2006
    Gelosia

    Come una gru


    camminavo coi trampoli


    sul lago ghiacciato


    della gelosia.


    Si ruppe qualcosa


    e cadere


    e acqua m’avvolse,


    bagnate piume


    piegate ali.


    Annegare


    con dubbio e sospetto:


    le gambe, fragili,


    per sostenermi.


    Ti chiedo scusa


    mia dolce musa,


    tra stridii di uccelli e parole blasfeme


    scritte col sangue, a penna vergate.


    Come una gru…arriva.

  • 13 settembre 2006
    M'ama o non m'ama.

    L'amore è come un fiore:
    casca un petalo
    dopo l'altro;
    un albergo ad ore
    minimo componimento
    casca sul pavimento,
    prendi una stanza
    solleva le lenzuola.
    Il nettare è pronto
    il fiore è morto.