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Poesie di Marco Di Milla

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  • 08 maggio 2007
    15 ottobre 2001

    Mi danno fastidio le motociclette nervose
    le inutili opinioni sulle cose
    Le parabole sui tetti
    gli angoli retti di Filippo Tommaso Marinetti
    Lo stupido cane che ripete a voce
    i latrati sordi del suo padrone
    Mi dai fastidio tu e i tuoi occhi verdi
    e il tuo disprezzo per ciò che non è niente
    E non sopporto il mio cervello a schegge
    aborto di questo maledetto gregge

  • 08 maggio 2007
    Amico

    Amico subito
    Si tornava insieme
    lividi e sorrisi
    dalla prima zuffa
    Il moccio ciondolava
    sangue secco, negli occhi sabbia
    e tanta rabbia
    Entravamo nell’adolescenza
    la nostra prima gabbia
    Ma tu già mi insegnavi
    che bisogna amare i fiori
    I fiori quelli nati sulla strada
    a quella strada dove sei tornato
    per farti amare, stupido fiore
    Amico ciao
    Proprio oggi, che ritrovavo i miei calzoni corti
    le scarpe aperte, le prime sigarette
    Eri la medicina a questa vita
    La notte mi chiamavi sulla barca
    per misurare la nostra libertà
    Ma adesso quanti pesci
    lasceremo passare,
    allargheremo le maglie a questo mare
    che ha perso tutto il sale
    Amico sempre
    mi dicevi guarda avanti, che ti passa
    Io avanti guardo
    e farò buon viso
    ma non ricorderò nessuno più
    col tuo sorriso

  • 08 maggio 2007
    Di te

    Di te volevo mille e una carezza
    E nel sopore di una piazza
    Era di te che sognavo
    Per ridare le stelle alla notte
    Un nome a una fontana
    Era di te che chiedevo
    Per trovare il corpo a una magia
    Sbiadita da tanta malinconia
    Di te che domandavo
    Per trascinare il sole
    ad una passeggiata
    era di te che cercavo, ancora
    quando sentivo amore
    niente più che una parola

  • 13 marzo 2006
    La ragazza e il mare

    Io scrivo ciò che vedo.

    E vedo sole e luna

    notte e giorno che si innamorano.

    E vedo una ragazza che guarda il mare

    Il vento soffiare al largo i suoi pensieri

    disperdere le sue malinconie.

    Vedo la notte che veste i suoi capelli

    il giorno che nasce e si accende

    nei suoi occhi irraggianti,

    il suo sorriso ad ogni mio risveglio.

    Vedo la sabbia che si forma

    morbida si arrotonda

    tra le sue lunghe mani, calor di alba.

    Su di me il cielo è una carezza

    e nell’aria arriva il profumo fatuo

    dell’estate, il canto d’amore di un delfino

    mi trascina al largo,

    tra l’infinito e lei.

    E le mie certezze s'infrangono

    come spuma sulla riva,

    dove c’è una ragazza

    che guarda il mare.

  • 13 marzo 2006
    Fuori niente

    I giorni arrivano strani

    e nulla mi è dovuto

    fuori succede

    che niente mi sopravvive

    la luna si arrende

    all’alba che caldeggia

    e mi cancella nella nebbia

    nell’approssimazione

    del mio destino

    che tenta invano,

    dove l’anima è muta

    e il desiderio vuoto

    Chi può stupirmi

    chi, se non tu

    Ma quanto sei lontana

    Sei frutto inarrivabile

    precipitato

    nell’abisso umano

    di un vile pudore

    e non ci avvicina neanche

    il nostro bicchiere

    che si svuota

    nella futile ebbrezza,

    nel narcisismo

    di una superba solitudine

    Vorrei sentirti al tatto

    in tutta la tua sostanza

    per avvertirmi ancora

    una presenza

    disciolta nella vita