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Autore

Marco Di Milla

in archivio dal 13 mar 2006

15 luglio 1972, Roma

mi descrivo così:
"Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?" J.Conrad

17 marzo 2006

Sesto Senso

Intro: Una notte di mistero e di suoni, di atmosfere e corpi. Una notte destinata a concludersi solo come un tenero sogno di passioni... o il peggiore degli incubi!

Il racconto

La musica aumenta di volume; i bassi fanno vibrare le pareti e il pavimento sotto i piedi.
La mia canzone preferita entra “a palla”.
E poi c’è la luna piena.
La ragazza che ho abbordato è bellissima, come tutte le altre del resto.
Lei è solo la prescelta. Il mio istinto ferino non ha tradito neanche stavolta
E’ una serata perfetta. Ho inghiottito il quinto “Bacardi e cola” e della tequila e dei “gin-lemon” ormai ho perso il conto.
E mi sento irresistibilmente bene, forte e felice quanto basta.
È una notte ideale e c’è la luna piena. Più in là il mare, fulgente, si nutre dei suoi raggi.
La ragazza mi fissa intensamente. Devo piacerle un sacco, perché mi sorride e poi nasconde lo sguardo.
I nostri occhi si attraggono e ci risparmiano ogni parola.
Poi si avvicina, mi sfiora.
Ha una pelle morbida e invitante tanto che la mia bocca si contrae solo al pensiero di possederla.
Profuma di rosa e marijuana.
Sento che non mi sfuggirà. Adesso è parte di me.
In un attimo ci troviamo sulla spiaggia.
Ormai i nostri corpi si toccano; si eccitano al reciproco calore.
È fatta… sento che è pronta per me.
Ha un collo lungo e affusolato, circondato da ampi capelli che si intrecciano e si congiungono sul petto, tra seno e seno.
La sua pelle sgocciola seta e incenso.
Un altro istante e ci troviamo completamente soli al riparo di uno scoglio. Sotto lo sguardo complice della luna.
Mi sento un’altra persona. Sono... un’altra persona.
La stringo fortissimo a me, la desidero convulsamente.
La sua testa è ferma sul mio petto e la mia bocca trema di desiderio.
Penso che la vita mi abbia scelto come un predestinato; figlio di un antico mito.
Chiudo gli occhi e in un momento mi sento svenire. Morire.
È stato un attimo.
Mi ha azzannato all’altezza dello sterno, fino alla giugulare. Sono troppo stanco e sorpreso per staccarmi da lei.
Sento la mia pelle stretta nella morsa di zanne profonde e robuste e il mio sangue defluisce velocemente.
Quando con un ultimo esanime sforzo apro gli occhi, ho davanti a me una testa enorme e deforme, il muso sproporzionato in avanti, per metà affondato nelle mie carni. Incontro occhi gialli e terrificanti, spenti nell’orrore di un prodigio disumano.
Il mio corpo è straziato.
È davvero una serata speciale e mi sento morire sotto la luce di questa luna piena.

Commenti
  • Anna Gaggiani chi era, il lupo mannaro??? hahahahaah

    06 agosto 2011 alle ore 22:57


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