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Autore

Maria Alonzo

in archivio dal 10 dic 2005

01 dicembre 1945, Milano

13 dicembre 2005

Domenica pomeriggio

Giungiamo al porto nel primo pomeriggio,

ci accoglie un’aria fresca di mare,

il vento lo sento tra i capelli

e scorrere sul viso come una carezza.

Noi, tre amiche, ci accingiamo al passeggio domenicale,

discorrendo delle nostre vicende quotidiane,

ridendo, anche un po’ forzatamente,

dei nostri affanni e degli inganni lusinghieri

di questo nostro vivere modesto e un po’ monotono;

mentre su, nel cielo, stormi di rondini,

impegnate in una danza agile e precisa,

disegnano ovali, cerchi e cuori

per la gioia del mio bambino

che, col dito e il naso in su,

segue quell’ondeggiare senza posa.

Giungono altri amici, una coppia

con problemi seri, loro:

non possono aver figli

e sono già pronti per un’adozione.

Sono con noi e non mostrano disperazione,

guardano mio figlio compiaciuti,

si complimentano, sorridono.

E si passeggia, senza aver troppi pensieri,

sull’incessante chiaccherio,

sul nostro continuo mormorare

di cose inutili. E l’attenzione sfugge.

A casa ho dipinto sul mio viso

il ritratto della bella signora

colorandomi gli occhi le guance e le labbra

e adesso porto in giro questo manufatto

sperando che qualcuno lo contempli,

vi presti un interesse.

Scorrono i visi al mio fianco

e di questi guardo gli occhi

che sono lo specchio della mia vanità.

Spero di vedermi riflessa in essi

avvolta da un desiderio vischioso,

e spero che mi agguantino questi occhi sconosciuti:

più la presa è forte, più mi sento viva.

L’immagine di me la vedo

dentro gli occhi di un uomo di passaggio.

E ritorniamo al porto,

ormai non c’è chiarore,

la sera è giunta con la sua frescura.

Nell’anima un’irrequietezza senza scopo,

un senso di vuoto,

un amore mai nato.

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