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Autore

Maria Antonietta Ricotti

in archivio dal 30 apr 2008

07 ottobre 1943, Rimini

segni particolari:
Ho scritto: "Il Regno Lontano"(Origini e significato delle fiabe); "Al tempo dei Comuni" (vita nelle città medievali); "Passeggiata d'autunno" (fantasie in prosa); "Mi torna al cuore" (racconti). Tutti editi da Panozzo Editore Rimini.

mi descrivo così:
Leggo da tanti anni, scrivo da tanti anni...e forse il mio mondo è un po' diverso da quello attuale, ma cerco di capirlo. Mi piace ricordare, riflettere, analizzare i sentimenti.

27 maggio 2008

Vanitas vanitatum - un volto dal Seicento inquieto

Intro: Un'analisi poetica e profonda è alla base di questo breve racconto. L'analisi di un dipinto, ma soprattutto della donna che vi è raffigurata. Tante le domande su di lei, alle quali nessuno mai potrà dare risposta. Lo scorrere del tempo inesorabile segna la tela, ma non il suo sguardo. Il tempo sembra essersi fermato con lei.

Il racconto

E’ pallida, ma il morbido incarnato ha qualcosa di tenero, di caldo, che la fa sentire viva e vicina. Se ne sta adagiata mollemente, appoggiata su di un braccio nudo e mostrando parte del seno e delle spalle, mentre un drappo vellutato disegna pieghe profonde e sinuose coprendole il resto del corpo. Un velo  di pizzo trasparente,venato di fili d’oro, disegna un ricamo leggero sulla stoffa comunicando la sensazione di una grazia leggiadra e preziosa. Dietro di lei il buio.
La pelle rosata è fresca e liscia, ma il corpo ha una pienezza fatta di rotondità vellutate, che sembra di poter toccare. Le ombre lievi che segnano il movimento dei muscoli accentuano la consistenza soda delle carni. I capelli sono raccolti con morbide volute e alcune ciocche sfuggono ai fermagli di perle, scendendo sulle spalle con riccioli biondi, setosi e quasi impalpabili,e sfumano lievemente serpeggiando sottili e trasparenti sullo sfondo scuro. Il suo sguardo assorto perfora la tela, attraversa il tempo, i secoli….quanti secoli?
Tiene in mano un fiore dalla corolla aperta, prossima a sfogliarsi, con petali delicati, appena segnati da riflessi di luce. Se ne sente quasi il profumo un po’ dolciastro, intenso, ma avviato al sentore del disfacimento. Il libro giace accanto a lei, aperto e sfogliato più volte. Lo ha appena deposto e ancora sente risuonare i versi:
“Rosa, riso d’Amor, del ciel fattura ,rosa del sangue mio fatta vermiglia…”
E’ una musica. Il verso scivola nella corsa liquida delle parole, scandita da rimbalzi sonori. Un fluire continuo, senza pause o interruzioni, che rotola sull’onda del metro. Amore, natura, vita, morte, dolore: un prisma dalle mille facce che brilla negli aggettivi, nei verbi, nelle assonanze, nelle immagini ricercate, nelle parole che s’inseguono, nelle definizioni ornate e complesse, per sfuggire e dissolversi in un silenzio che suggerisce un abisso dell’anima.
Sì questa è la vita: fatta di tutto e di niente. Esperienze e sentimenti che s’inseguono, si accavallano, poi sbiadiscono nello scorrere del tempo e inesorabilmente si dissolvono. Passioni che travolgono, che ti esaltano e ti consumano, per poi annullarsi nel vuoto della dimenticanza e nell’amara malinconia del rimpianto o del rimorso. Colpe e ricordi segreti, cedimenti, rivolte dello spirito. E poi pentimenti, espiazioni cercate con angoscia e col desiderio del perdono…
- Chi sei, donna del passato, incorniciata nella tela insieme alla tua anima, esposta allo sguardo di chi ti osserva attraverso il tempo e trova riflesse nella tua fissità le proprie ansie, le proprie eterne domande. C’è un colloquio intimo con chi ti contempla, immortalata nei tuoi gesti, nei tuoi colori, nei contrasti o nelle sfumature degli oggetti che ti circondano. -
Un fascio di luce attira lo sguardo sul volto, sulle mani, sulla rosa. Le pieghe profonde del velluto esprimono un movimento inquietante. C’è qualcosa di intenso, di vibrante nell’atmosfera che avvolge la figura, anche se apparentemente immobile nella perennità di un ritratto. Qualcosa che trascende i limiti del tempo.
“Porpora de’ giardin, pompa de’ prati, gemma di primavera ,occhio d’aprile…”
Com’è bello per lei placare le sue ansie, le sue inquietudini nell’armonia delle parole, nel sovrapporsi delle immagini eleganti e leggiadre, nel succedersi delle definizioni, nel moltiplicarsi delle metafore.
E’ come assopirsi in una visione di bellezza che fa dimenticare ogni angoscia, stende un velo su tutte le incertezze. La mente danza,i sensi colgono tutti gli stimoli offerti dai versi, la luce, il colore, il profumo, il sapore, la consistenza, la morbidezza…tutte le sensazioni si esaltano, diventano percezioni acute e poi emozioni.
Solo la musica dei madrigali, con la sua fantasiosa polifonia, riesce a comunicarle altrettanta serenità, perché le distoglie la mente da ogni altro pensiero impegnandola a inseguire l’intreccio delle linee melodiche, la varietà delle articolazioni vocali, gli acuti virtuosismi del violino, il gioco inesauribile delle “sonate”. La musica frantuma i suoi fragili timori dell’ombra sciogliendo lo spirito inquieto e le fa vincere, a tratti, la malinconia che serpeggia nell’animo.
- Chi sei, donna del passato ,che cerchi ad ogni costo la felicità, cerchi di sfuggire ai fili invisibili che paralizzano il tuo animo, alle grate di ferro che imprigionano la tua vita e insegui l’armonia e il sogno, in un mondo che si dibatte tra miti e scienza ,tra realtà tangibili e realtà apparenti, tra fantasia e razionalità.-
L’artista la ritrae in tutta la sua bellezza, ma le fa il dono di un atteggiamento contemplativo e sereno che non corrisponde al suo sentire più nascosto, così come le dona la perennità di una giovinezza che lei sente sfuggire…Vanitas vanitatum.
Sulla mano posata tra le pieghe di velluto solo lei riconosce le prime rughe. Una rete sottile si dirama su quella pelle che era così morbida, così fresca…le nocche sono più evidenti, il tessuto più arido, ha perso la sua lucentezza di seta. Tutti gli anelli, tutti i bracciali più preziosi non serviranno a celare il passare del tempo, anzi lo accentuano e forse lei non li porterà più: non attirerà l’attenzione su quella prima testimonianza di decadenza.
Eppure è la naturale vicenda umana, come quella della “violetta… ché tanto dura l’alta ventura di questa tua beltade”.
Lei mantiene il viso disteso, lo sguardo assorto come le viene richiesto, così forse il pittore non distinguerà il tormento del cuore. Le speranze, le delusioni, i dubbi che avvelenano l’anima, le domande su ogni apparente certezza, la fugacità delle cose, il mutare dei sentimenti, il rimpianto del passato e l’angoscia del futuro, il fascino dei sensi e il predominio della ragione, la vita, la morte… la morte. Il suo tormento è questo dibattersi tra contrastanti tendenze, questo sentirsi in balìa del tempo che trascina tutto nel nulla.
Il fiore che tiene in mano sta perdendo gli ultimi petali. Nel buio dietro di lei ci sono forse altri oggetti, ci sono fondali e prospettive, ma non si vedono. Nel buio tutto è indistinto, come buia è la coscienza di chi vaga sofferente tra peccato e redenzione, tra mutamenti e tradizione, tra dubbio e verità. Come buio è il mondo in cui non c’è più niente di sicuro, di conosciuto, o dove si comincia forse a conoscere tutto, ma la conoscenza ispira l’angoscia dell’ignoto e sembra quasi una terribile avventura. E’ l’epoca della Nuova Scienza…
-Addio, donna del passato che parli nel silenzio e porti un messaggio attuale più che mai,in questi tempi oscuri, in questa nebbia che si addensa sul presente, sul futuro, mentre la conoscenza ci arricchisce solo di incertezze… Il tuo pensiero è qui,in chi ti guarda ed è preso dalle tue stesse emozioni.-
Niente trapela dal suo viso ,sempre rosato e dolce,velato solo da una leggera malinconia. Niente deve trapelare quando tutto ciò che conta, per il mondo esterno, è nelle apparenze, nelle regole, nelle forme. Tutto deve essere come ci si aspetta che sia.
Passerà il tempo, ma la mano del pittore avrà fissato per sempre sulla tela la sua bellezza, la sua malinconia, l’indefinibile sentore di caducità delle cose. Miracoli dell’arte.

 

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