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Poesie di Marla Blu

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  • 07 gennaio 2008
    Nusco

    Come se ancora non fosse rintoccata l'ora del ritorno
    Considero altro il tempo
    e  lo spazio occupato da piccoli piedi

     

    e da sottili respiri

    Torcendoti le pupille
    sciogliendoti le dita e lasciando libera la lingua
    mi accompagni alla porta.


    ne ricordo spesso il tonfo scuro
    e l'odore greve

    spiaccicato poi nel suo sorriso di vetro.


    Stampato sulla tela
    apparentemente bianca, dietro la porta.

  • 07 gennaio 2008
    Geco

    Vorrei un giorno portarti con me
    a guardare lo sfilacciarsi delle nuvole
    e lo strozzarsi del mondo

     

    a osservare, inoltre, il rosso tendente al nero
    e talvolta al verde
    delle palpebre di un geco addormentato
    [per sbaglio ]
    dalla pancia dello stesso,
    trovandoci li per puro caso o fingendo il contrario.

     

    Bevendo caffè freddo
    Infilati [poi] nel collo di un'onda
    che non avrebbe senso
    se non si dissolvesse in urlo
    all'alba
    o nello sgretolarsi di ossa e di buste
    a notte fonda.
    Quando tutti fingono pazientemente di dormire
    e il signor Palomar
    - altrettanto pazientemente-
    stringe forte la mano a Melville,
    non aprendo mai gli occhi
    sul contorcersi del resto.

  • 07 gennaio 2008
    Zero [o poco più]

    Non c'era più quel che ricordavo ci fosse
    in quella cantina dove avevo dimenticato le scarpe.

     

    Ritornandovi mi  apparve una madre
    che avrebbe potuto essere la mia.

     

    Prima di venire a incontrarti,
    mi sedetti sulle sue gambe
    e mi lasciai pettinare i capelli.

     

    Non ricordi se c'eri anche tu?
    E nemmeno se ti sarebbe piaciuto esserci.
    Avrei potuto prenotarti un posto
    accanto al mio
    o lontano da me.

     

    Bloccandosi l'ascensore
    cambiando percezione della realtà

     

    Non avrei avuto bisogno d'insistere
    tutto si sarebbe sciolto da sé.

  • 07 gennaio 2008
    Abelardo

    Hai rinunciato al piacere di esserci
    una volta e un'altra ancora,
    dicendo che non c'è tempo.

    L'ascensore
    come del resto le tue mani
    ha un ritmo che sfrigola
    e si ferma di botto.

    Respira nel buio,
    nel vuoto.

    Il tutto si risolve l'indomani mattina
    quando, sotto il sole cocente, arrivano i fiori.

     

    Bussando alla porta, uno qualunque

     

    Un bouquet di rose ora gialle, ora rosse
    e tutto  poi si risolve in un nodo

     

    che di fisso ha solo il cielo e la pupilla dell'occhio destro.