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Poesie di Massimiliano Condreas

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  • 07 novembre 2006
    N. 2 da L'Ultimo Buio

    Con cura ho bruciato la luna, stanotte,

    per impedirle di specchiare il tuo nome

    nel lago salato degli occhi del mondo.

    Dall’ultimo buio s’è alzato in volo

    il silenzio, mutando il piacere dei sogni

    in dolore, laddove neanche il peccato ha

    forza abbastanza da donare la vita.

    Quanta cenere ha sparso intorno il tuo no,

    adesso che tingo paziente quel che resta

    d’un giorno malato d’amore, ciò ch’è

    avanzato d’un volto sfregiato dal pianto.

    E il tuo sangue impuro è il colore più

    bello, le urla impotenti la cornice migliore,

    lo smodato rimpianto le magiche ombre,

    il finire del tempo la luce più giusta.

    Ricorda le labbra lambite dal mare della

    mia insistenza, quando il rumore impedirà

    il canto ai ricordi, quando la nera Madonna t’avvolgerà

    nello scialle, sbarrando il passo del mio ritorno.

     

    martedì 28 febbraio 2006

  • 02 novembre 2006
    La Voce

    Quella foto


    crocifissa


    gronda il sangue


    dei ricordi.


    Sporca le mura


    del mio sguardo.


    Taglia queste mani


    col rasoio


    del passato.


    Ruggine


    sulle lenzuola.


    E il silenzio


    a piedi nudi


    calpesta


    la tua voce.


    Resta la matita nera


    del contorno


    dei tuoi occhi.


    Nessuna lacrima


    più.


    E l’abisso


    insistente


    regala al canto


    nelle notti


    calici colmi


    di veleno scuro.


     


    18 agosto 2003

  • 02 novembre 2006
    N.1 (da L'Ultimo Buio)

    E' dalla carne delle sere che giunge

    l’ultima eco di questo ruggito, sorella.

    Sono qui, dietro ai vetri, pronto

    a fartene dono, in cambio del nulla.

    Dell’ultimo taglio nel petto, ne porto

    lo spento bagliore, che in rivoli si riversa

    sulle nostre città, forgiando catene di fango

    per i nostri deliri, modellando labirinti nei cuori.

    Fa presto a raggiungermi il pianto, adesso

    che la notte ha munito di benda gli sguardi

    più fieri, nello stesso istante che il silenzio

    ha fatto scempio della voce dei sogni.

    Guarda, l’amore è in fondo al viale, proprio

    dove s’è spenta la luce, dove da tempo s’è perso

    il profumo del vero, dove s’annidano ombre

    di raro splendore, dove banchettano i ragni

    con le nostre parole, dove l’anima langue e

    lascia il passo al dolore. È lì che troveremo,

    la forza di non morire.

     

    lunedì 27 febbraio 2006