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Autore

Massimiliano Sannino

in archivio dal 31 gen 2007

15 maggio 1981, Torre Del Greco

mi descrivo così:
Dolce, sensibile, testardo e permaloso

07 aprile 2007

Dottor Francesco Esposito

Intro: Una storia triste e, come lo stesso autore afferma, uguale a tante altre, ma affrontata e raccontata con una purezza che dà al tutto una carica nuova. L’epilogo felice sta lì a simboleggiare che non tutto va come sembra voglia andare.

Il racconto

La storia di Francesco è apparentemente uguale a quella di molti ragazzi della sua età; anche lui, come qualsiasi altro suo coetaneo, andava a scuola e amava coltivare quella che lui definiva la sua più grande passione: il calcio. Ogni settimana infatti si recava presso un campetto vicino casa per una partitella tra amici. Purtroppo però a Francesco mancava qualcosa di molto importante di cui davvero non se ne può fare a meno: la stabilità affettiva che solo una vera famiglia poteva offrirgli.
Francesco Esposito, un adolescente di circa quindici anni, viveva  in un misero appartamento della periferia di Napoli con i suoi fratelli più grandi Vincenzo e Gaetano i quali facevano enormi sacrifici per potergli consentire di studiare. Suo padre, si trovava in carcere per scontare una lunga pena a causa del suo coinvolgimento in un omicidio dopo che già in precedenza aveva scontato altre pene per reati minori. Sua madre invece era stata coinvolta in un giro di prostituzione dal quale non era più riuscita ad uscire e da ormai tre mesi non si avevano sue notizie. Questi episodi spiacevoli avevano portato il giovane Francesco ad essere un ragazzo dal carattere estremamente irascibile e per di più facilmente influenzabile dalle cattive compagnie. Nemmeno il rendimento scolastico di Francesco era dei migliori, spesso infatti i suoi fratelli maggiori, che facevano le veci dei genitori, venivano convocati a scuola dai professori per essere messi al corrente dei problemi di profitto riscontrati dal loro fratello minore.
- “Potrebbe sicuramente fare molto di più ma non vuole applicarsi”. Era questa la frase che si sentivano dire i fratelli di Francesco ogni qual volta che si presentavano al cospetto degli insegnanti del ragazzo. Francesco infatti non voleva assolutamente saperne di impegnarsi nello studio; i brutti voti si presentavano con una frequenza sempre maggiore ma il giovane non si preoccupava per niente e continuava a trascorrere la maggior parte del suo tempo a giocare a calcio con gli amici e a girovagare in motorino. Vincenzo e Gaetano molto spesso rimproveravano Francesco a causa di questo suo atteggiamento da menefreghista ma il giovane non voleva assolutamente ascoltare i consigli di chi, più grande di lui di qualche anno, aveva sicuramente un po’ di esperienza in più circa le difficoltà da affrontare nella vita. Ogni giorno Vincenzo e Gaetano raccontavano al loro fratello minore di aver vissuto molto da vicino il difficile periodo in cui il loro papà venne arrestato per la prima volta e che per mandare avanti la baracca avevano dovuto cominciare a lavorare nell’età in cui i loro interessi dovevano essere ben altri. Gli raccontavano inoltre di quando la loro mamma cominciò ad avviarsi verso la prostituzione e tornava spesso a casa ubriaca. Malgrado queste tristi rivelazioni, Francesco non sembrava per nulla intenzionato a rimboccarsi le maniche anzi, più i fratelli lo incitavano ad abbandonare il suo stile di vita, più il ragazzo era motivato a non seguire i loro consigli.
Ogni sabato, un altro adolescente di nome Gennaro, era solito aspettare Francesco sotto il portone di casa per invitarlo ad andare a giocare l’ennesima partita di calcio e trascurare ancora una volta i suoi doveri di studente. Gennaro aveva una storia alle spalle molto simile a quella di Francesco; anche lui infatti mostrava una certa avversione nei confronti dello studio. I suoi genitori si trovavano entrambi in carcere e il ragazzo era costretto a vivere con i nonni materni. Saltuariamente, proprio per volontà di questi ultimi, si recava a lavorare presso un’impresa di pulizie perché, in questa maniera, speravano di fargli comprendere quanto fosse importante avere un lavoro per poi costruirsi un futuro. I due spesso rincasavano tardi perché dopo la partita si recavano nel centro di Napoli a divertirsi. A dire il vero i loro non potevano essere definiti divertimenti; non di rado infatti, i due ragazzi si rendevano protagonisti di episodi a dir poco spiacevoli come scippi e furti di vario genere. Per questa ragione i fratelli di Francesco venivano frequentemente convocati dalla polizia e ogni volta dovevano subire l’umiliazione da parte degli agenti che raccontavano ai due, nei minimi particolari, tutte le malefatte del loro giovane fratello.
Al contrario di Francesco, i suoi fratelli erano degli onesti lavoratori e di certo non potevano più umiliarsi in quel modo a causa di quel ragazzino che ormai sembrava definitivamente avviato verso una cattiva strada.
Un giorno, malgrado l’affetto che nutrivano per Francesco, Vincenzo e Gaetano decisero che era il caso di iscrivere il loro terribile fratello in un collegio e dare così una svolta definitiva alla sua vita; le loro intenzioni non erano assolutamente cattive bensì intendevano far capire a Francesco l’importanza dello studio e acuire in lui il senso di responsabilità che fino a quel momento gli era quasi del tutto mancato. L’indomani i due ragazzi comunicarono a Francesco la loro decisione e la reazione di quest’ultimo fu esattamente come essi si aspettavano.
-“Ma siete pazzi!” esclamò Francesco con un marcato accento napoletano “io non voglio essere chiuso in una gabbia”.
- “Lo facciamo soltanto per il tuo bene” rispose uno dei fratelli, “per noi è un enorme sacrificio mantenerti in collegio con il nostro misero stipendio ma è molto importante che tu decida di diventare responsabile una volta per tutte”.
Dopo queste severe parole di suo fratello, Francesco tacque e sembrava quasi essersi rassegnato a questa decisione.
L’indomani, dopo aver preparato i bagagli, Francesco, accompagnato da Vincenzo e Gaetano raggiunse il collegio che si trovava in un piccolo paesino del Molise. Visto dall’esterno questo luogo sembrava un piccolo angolo di paradiso ma all’interno di esso era tutt’altra musica. Era la severità che spadroneggiava e sembrava che il giovane Francesco avesse davvero trovato pane per i suoi denti. Dopo alcune settimane di permanenza all’interno dell’istituto, Francesco sembrava non aver modificato per nulla il suo carattere e il suo modo di comportarsi. Il ragazzo amava fare scherzi di cattivo gusto ai suoi compagni di stanza i quali puntualmente si vendicavano senza pietà; sembrava perfino che volesse affrontare la severità dei suoi educatori ma ogni volta che lo faceva questi ultimi gli infliggevano severissime punizioni.
Il tempo trascorreva e Francesco sembrava sempre più incorreggibile e i suoi educatori in collegio riuscivano a stento a tenergli testa.
Una notte però accadde qualcosa di molto particolare, un episodio che si rivelò fondamentale per la vita del giovane Francesco. Quella notte infatti, il ragazzo sognò la sua nonna paterna che poco tempo prima era venuta a mancare a causa di un male incurabile. L’anziana donna parlò al ragazzo con un tono molto dolce, quel tono che aveva sempre usato anche quando era in vita.
-“Ma perché ti comporti così?” chiese la donna rivolgendosi a Francesco “non pensi ai tuoi fratelli che ogni giorno si sacrificano per te?”
- “Io non sono cattivo nonna” rispose Francesco “ho solo bisogno dell’affetto di una vera famiglia”
- “Hai ragione piccolino” rispose la nonna “comunque sappi che ogni volta che ti senti solo pensa a me e inoltre promettimi che d’ora in poi ti impegnerai seriamente nello studio”.
- “Te lo prometto nonna ci puoi contare” replicò Francesco.
L’indomani il ragazzo si risvegliò con il cuore gonfio di tristezza; il sogno di sua nonna lo aveva fortemente turbato.
Da quella notte Francesco sembrava totalmente cambiato; non era più il ragazzo terribile che faceva disperare persino i suoi severi educatori del collegio. Ogni giorno diventava più triste e sembrava sentirsi sempre più solo e nostalgico nonostante, all’interno dell’istituto, ci fossero tanti altri ragazzi. Spesso lo si vedeva piangere e ci si accorgeva di quanta voglia avesse di tornare a casa.
Ritrovatosi da solo nella camerata del collegio, Francesco decise che era ora di dare un calcio al passato e guardare avanti. Decise di impegnarsi davvero nello studio e, tornato definitivamente a casa, in breve tempo recuperò tutto ciò che aveva perso fino ad arrivare al diploma.
Durante questo periodo il ragazzo si era molto appassionato alle discipline scientifiche e decise quindi di iscriversi alla facoltà di medicina. Erano passati alcuni anni e Francesco era ormai vicino alla laurea. La sua tesi fu un vero trionfo, molto apprezzata da tutti i componenti della commissione giudicatrice. Francesco era così avviato verso una brillante carriera di primario in un importante ospedale e, ormai per tutti, era diventato il Dottor Francesco Esposito ma soprattutto aveva mantenuto la promessa fatta a sua nonna quella notte ed era sicuro che se quest’ultima fosse stata ancora in vita sarebbe stata davvero felice per lui. Francesco assaporò così il gusto della vittoria, la vittoria contro un passato fatto di sofferenza e di continua infelicità.

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