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Autore

Massimiliano Sannino

in archivio dal 08 apr 2014

15 maggio 1981, Torre Del Greco NA) - Italia

mi descrivo così:
La testardagine fa parte del mio carattere, ma anche la comprensione e la disponibilità...

01 maggio 2014 alle ore 3:52

Il folletto Amalad e il principe Ernest

Intro: Ho voluto sperimentare per la prima volta il racconto per bambini. Una favola con il classico lieto fine in cui, ancora una volta, il tema predominante è l'amore. Questo bellissimo sentimento presente in ognuno di noi fin dalla nascita. Purtroppo non sempre riusciamo a farlo venir fuori nel modo in cui vorremmo come nel caso del principe Ernest.

Il racconto

C’era una volta, in un bosco di alberi alti e folti, un giovane folletto di nome Amalad. La sua casa era un enorme pino secolare in cui viveva con la sua mamma, il suo papà e i suoi tre fratellini. Amalad era molto amato dalla sua famiglia e da tutti gli animali del bosco con cui in breve tempo aveva stretto amicizia grazie al suo carattere gioioso. Tutti i giorni gli animali gli chiedevano di giocare con loro e Amalad sembrava divertirsi molto, specie con il leone che considerava da sempre il suo migliore amico.
Il giovane Amalad, come tutta la sua famiglia, era dotato di poteri magici; era una magia positiva la sua che serviva ad aiutare gli animali suoi amici tutte le volte che questisi trovavano in difficoltà. In quel bosco vi era un’atmosfera felice e la presenza di Amalad rendeva quel luogo ancora più magico di quanto già lo fosse.
Un brutto giorno, quel luogo magico, che Amalad e la sua famiglia tanto amavano, si trasformò in qualcosa di molto diverso che nessuno mai avrebbe immaginato. Nel giro di qualche giorno quegli alberi maestosi furono misteriosamente abbattuti e, al loro posto, venne costruito un enorme castello con due altissime torri. Il suo proprietario era il principe Ernest: un uomo cattivo e senza scrupoli che non esitò a catturare il giovane Amalad e tutta la sua famiglia e a farli imprigionare nella torre più alta del suo castello. Il giovane folletto si ritrovò, suo malgrado, in una realtà a lui sconosciuta. Non poteva più mangiare quella buona frutta che raccoglieva quotidianamente dagli alberi del bosco, ma doveva accontentarsi di una minestra dal sapore acre che, una sola volta al giorno, veniva servita a lui e al resto del suo nucleo familiare.
Il principe Ernest, proprietario di quell’immensa dimora, era ossessionato da Emily, una dolce e bella fanciulla che viveva in una modesta abitazione situata a pochi chilometri dal suo castello. Emily era una ragazza di umili origini, i suoi genitori erano contadini e avevano dedicato la maggior parte della loro vita al lavoro nei campi e, come tutte le ragazze della sua età, sognava di incontrare il grande amore.
Quella di Ernest nei confronti di Emily era una corte spietata ma lui non conosceva la dolcezza ed era quindi costretto a subire continui rifiuti da parte della ragazza.
Spesso si rivolgeva ad Amalad chiedendogli di utilizzare uno stratagemma magico affinché Emily potesse finalmente innamorarsi di lui. “Tu adesso sei mio prigioniero” ripeteva continuamente Ernest al folletto “sarai libero soltanto se sarai disposto a fare in modo che Emily si innamori di me” Amalad, che era un folletto dal cuore d’oro, rispondeva dicendo: “Emily non potrà mai innamorarsi di te se non ti deciderai a corteggiarla dolcemente". "La mia magia funziona solo con chi lo merita davvero, con chi è disposto ad usare la forza del cuore e non con una persona arrogante come te”. Le parole del folletto facevano incattivire ancora di più Ernest; il perfido principe non riusciva a credere che Emily non potesse innamorarsi di lui. Ogni giorno si recava presso la casa di Emily, la aspettava sperando di incrociarla. I loro incontri si trasformavano ben presto in veri e propri scontri date le maniere violente di Ernest. “Tu sarai mia” le diceva “dovrai fartene una ragione prima o poi”! “Lasciami stare” rispondeva Emily con voce adirata “non potrei innamorarmi mai di uno come te.” Ernest ritornava al suo castello sempre più arrabbiato e tutto il suo risentimento lo riversava su Amalad. Lo accusava di non averlo mai aiutato a conquistare Emily minacciandolo di tenerlo prigioniero a vita se non fosse riuscito nel suo intento. Amalad in cuor suo, avrebbe davvero voluto aiutare Ernest a conquistare il cuore della bella Emily; sapeva che un domani l’amore avrebbe trionfato. Non poteva credere che Ernest fosse tanto cattivo e voleva a tutti i costi trovare il suo lato buono.
Una sera, mentre stava per addormentarsi, dall’alta torre in cui era rinchiuso, Amalad udì un forte pianto proveniente dalla camera di Ernest. Decise allora di andare a vedere di persona cosa stesse succedendo. Scavò quindi un grande tunnel che conduceva  fino alla stanza di Ernest e si accorse che quel pianto che era arrivato alle sue orecchie, era proprio al suo carceriere. Il giovane folletto tentò di entrare nella stanza senza farsi sentire ma Ernest si accorse di lui e gli disse con tono minaccioso: “Cosa ci fai tu qui, come hai fatto a liberarti senza che io sapessi nulla”? “Ho scavato un tunnel e sono arrivato da te”. Rispose Amalad con voce commossa. “Ho sentito che piangevi e credo che tu abbia bisogno d’aiuto”. Le parole di Amalad fecero si che Ernest abbandonasse, anche solo per un attimo, quell’aria da cattivo che lo caratterizzava e aprisse il cuore a quel giovane folletto suo prigioniero da qualche tempo. Ernest cominciò così a raccontare la sua storia ad Amalad, gli spiegò il motivo di quel suo carattere burbero che secondo lui era dovuto al fatto che era stato abbandonato dai genitori in tenera età ed era dovuto crescere da solo senza l’affetto di nessuno. Il racconto del principe Ernest commosse fortemente Amalad il quale disse. “Dalle tue parole, caro Ernest, emerge il lato buono di te che Emily vorrebbe vedere". "Non preoccuparti, ti aiuterò a diventare una persona completamente nuova”. “ Grazie” rispose Ernest “ma adesso torna sulla torre e ricorda che fino a quando non avrai portato a termine il tuo compito tu e la tua famiglia non sarete liberi”. L’indomani Amalad, sempre più deciso nel suo intento, preparò una speciale pozione magica da far bere a Ernest che lo avrebbe trasformato in una persona completamente diversa. Andò da lui e gli disse: “Bevi questa pozione, vedrai sarai la persona che Emily vuole accanto a sé”. Ernest la bevve tutta d’un fiato e iniziò a sentire una strana sensazione di piacere e gli pareva di vedere le cose con occhi diversi; sembrava che la vita stesse cominciando a sorridergli. Si recò nuovamente  presso la casa di Emily e incontratala, le prese teneramente la mano e cominciò a sussurrarle all’orecchio dolci parole d’amore. La ragazza rimase piacevolmente sorpresa dall’atteggiamento di Ernest e accettò finalmente il suo corteggiamento. I due continuarono a vedersi per molto tempo ed erano sempre più felici l’uno tra le braccia dell’altra tanto che Ernest propose alla bella Emily di sposarlo e quest’ultima non poté che esserne felice. Ernest ringraziò Amalad per averlo aiutato, lo liberò ma gli chiese un ultimo favore. Quel luogo che un tempo era il bosco che il giovane folletto amava tanto, doveva appunto ritornare com'era in origine perché voleva sposare Emily in quell’enorme distesa di alberi secolari. Arrivò finalmente il tanto atteso giorno delle nozze e Amalad, grazie alla sua magia, fece ritornare quel luogo buio e triste, il bosco che da sempre era la sua casa. Il matrimonio tra Ernest ed Emily fu memorabile e vi parteciparono tutti gli animali e i folletti del bosco. Amalad scoppiava di felicità, perché la sua magia aveva contribuito a cambiare il cuore di una persona ed Ernest gli fu grato per tutta la vita mentre si apprestava a vivere, con la bella Emily, un futuro fatto di dolcezza, amore e tanta felicità.
 

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