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Autore

Matteo Cammisa

in archivio dal 01 ago 2006

31 ottobre 1985, Lucca - Italia

10 novembre 2014 alle ore 12:16

Metropolitanamerica

Orde di razze come mazzi
Nello stretto entrare lento
Mix di fiori parlano seduti
Chiari scuri gialli e bianchi
In piedi appoggiati in silenzio ondeggiare
Nelle loro cuffie in gabbia
O sopra libri… un compagno
Che sbriciola inudibili parole
Porte serrate e fischi sotterranei
Illuminati al neon freddo
Tra mille mattonelle ammuffite
Lanciate nell’intermittente scia laterale
Mi scusi – soffiato sospiro lontano
Dove piedi mossi a perdita su lamiera
Incontrano la moderna invenzione
lo strusciare rozzo sibilo dei vetri
Che lavora in attesa a riempire pensieri
Spalle seni gambe e forfora accavallati
Nello spazio reso melma di colori e odori
Ascella e spessi aliti di carne
Prego – nello scollo e una collana
Sguardi d’ogni quadro e ordine
Riflessi nello sperma del ricordo
Che ingravida se stesso – non si preoccupi -
Fermi in corsa per tornare
Fuggire in fretta per restare
Nel ripetere del giorno.
Forse è la prossima – parlano
D’ognuno è il suo presente leggono
Libri riviste espressioni e movimenti
Campionario completo d’emozioni ferme
E il sibilo è speranza – mi scusi.
Felicità o tristezza non importa
Solo tenere il tubo umido di ferro
Chiudere le gambe e non fissare mai.
Devo scendere – e lasciare il fischio
E nel mal di mare muovere macchinario
Attendere lontano il medesimo
E noioso inconfondibile arrivo

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