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Poesie di Matteo Cammisa

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  • 19 marzo 2011 alle ore 20:01
    NIGHT CLUB

    Un dialogo guastato
    Mani alzate e risa sconce
    Una ròsa rósa al vizio
    Come umida di sesso
    Senza carne consumata
    Frigida di denso latte
    Chiede e dona puri schemi
    Calcoli puntati al niente
    Nominato dio denaro
    Rovinato smercio di
    Possibili emozioni
    Schiavo sotto desiderio
    Credo vergini le troie
    Strofinandomi il demonio
    Pago e rido disperato...

  • 18 marzo 2011 alle ore 23:23
    SATANA

    Un otto a buio appare
    Il peso affonda notte
    Uomo sfere un guardo
    Tu solo… Sotto cela
    Tremila denti pronti
    Tu solo… Senza moto
    Te guarda, senza tregua

    Torna al corvo nero
    Lato a te nascosto
    Pronto brama il patto
    Lui te vuole e compra
    Lui merdoso oblio
    Te distrugge in guardia
    D’armi fede e forza…

    No! Tu non puoi sottrarti

    Piangi, resta e pensa
    Ferma chiudi e blocca…

    Ti prego salva Dio
    Dalla bestia un cuore…

  • 18 marzo 2011 alle ore 23:16
    RITROVARTI IMMAGINE

    Aprì il libro ed un ricordo
    mossi fili e tutti biondi,
    tanti insieme sul mio viso.
    Quel calore di Sofia
    sopra mare, sole e sale
    profumando di Sofia.
    Dea docile mia bimba
    rilassata sul mio grembo
    sospirando senza spine
    più ti godo a me ti stringo.
    Rosa petali d’acciaio
    con le labbra un canto al fiore
    che non sfiora per l’eterno
    sia fugace a tal bellezza
    perché animo e non sguardo
    il mio spirto più non usa.

  • 18 marzo 2011 alle ore 23:13
    VERME

    Porta il nome tuo
    il verme
    nel mio ventre cigola
    e saltuario mormora
    muove, ride e mi ricorda
    il dono d’amore (ingrato…).
    Riporta quel colore,
    quel profumo ormai appassito
    di passioni e sere assolate
    dalle calde mani e labbra, seni
    sorpresi nei sorrisi, soli ed assoluti…
    Ora tutto è trama e riprensione
    sguardi dolci e preghierine
    per lasciarmi dentro a pianti
    rari morsi e ritorsioni…
    Ti concedo un urlo, bianco vomito,
    nere strade scalza, incatenata
    dalla spina dorsale, l’anello
    scalina da una vertebra all’altra
    concatena un tintinnio castrato
    ed ogni grido sommesso è gioia
    braccia alzate e gioia: soffri!
    Forza il tempo del dolore a fondo
    duralo meno il più possibile
    vivilo profondo, esso ci sarà
    che per breve e intenso
    oppure lungo e lieve,
    godi il dolore della noia!
    Non temere il solitario:
    avrai il sorriso di un idiota
    mio
    sotto agli occhi di un demonio!

  • 22 giugno 2010
    L'uomo bestia

    Non vi è voce che io non oda
    Quando il ghigno mi è compagno
    Non vi è porta ch' io non sfondi
    Quando l'occhio più non vede
    Non vi è corpo ch' io non tocchi
    Quando porto meco il male
    Non vi è stanza che nasconda
    Ciò che in vita sono stato
    Non vi è pianto che io resista
    Quando a te va il mio riflesso

  • 11 gennaio 2010
    Il cortile

    Il vento e le parole
    tra foglie di un giardino
    bianco e profumato,
    gelso e rosmarino,
    parlano intonando
    flauti uniti in coro
    piano e sottomesso,
    suono colmo, celestino
    antico evocatore,
    davanti a occhi chiusi
    i miei, sognanti riposa,
    la bocca aperta
    su poltrona fresca
    di saggina e piuma,
    un contadino d’ebbre
    speranze e ardore,
    nel sospiro ventoso
    di un cortile interno,
    dove il mondo non esiste,
    dove luce e fresco
    non sono nomi ma persone
    sul mio petto accoccolate.

  • 23 ottobre 2009
    Messina, ai tuoi dispersi

    Erba e stesa va nel prato
    tra profumi e case spente
    la domanda inutilmente:
    "Chi fu tanto mai amato?"

    Questa speme sempre chiede
    chi tramonti andò creando
    rosso che nel cielo fondo
    fece in cuore tante prede.

    Chi nell’ombra pose fresco
    sotto pini foglie e trame
    che colonne furon come
    su tessuti di damasco.

    Ma l’autore fu d’amore
    di valanghe e maremoti
    ci soppresse come idioti
    risvegliandoci rancore.

    Mie creature lacrimate
    come posso non odiare
    poste l’anime più care
    dentro bare profumate?

  • 16 settembre 2009
    Pensami

    Pensami, ti prego.
    Pensami di notte
    quando si fa vivo
    dentro al cuore spugna
    l’olio di dolore
    memore del noi
    ferro come d’una
    frusta nera sangue.
    Decadente quadro.
    Scorre come fame
    d’astinenza in crisi
    ricordare me
    il fottuto noi
    presto andato perso
    conto di un destino
    vinto e reso morto.
    Pensami, ti prego
    facile bastardo!

  • 25 agosto 2009
    Amore fondo

    La pelle languidamente
    addormentandosi spegne
    le membra accoccolate.
    L’io si va inquinando
    di smeraldo fresco e cielo
    trasportato dal fruscio
    della piscina immensa,
    d’ogni dolore assente.
    E così nell’assenza pura
    trova spazio la memoria:
    si conficca nella schiena
    risputandoti nel mondo;
    nelle lacrime del verbo;
    nel ricordo di quel corpo
    che donasti senza tregua
    nel sudore d’incoscienza,
    in quelle notti di Sabba,
    soffocata nell’ardore
    infiammata nel trasporto
    per un cuore inesistente
    per un uomo burattino
    d’una ragione mascolina
    animale e limitata.
    Tu audacemente bella
    ostinata e sorridente
    profumata e ferita
    ti asciugavi in quelle mani
    che mai seppero lavarti;
    ti vestisti del suo corpo
    che mai seppe riscaldarti
    e sperando continuavi
    porgendoti, invitando
    per nuotare verso il fondo
    per godere un istante
    come quando da bambina…
    Ma si sfondano le acque
    risvegliando le correnti
    e la forza dell’accordo
    per i due corpi sostegno
    oramai così sottile
    inutile si frantuma
    e adesso là di fronte,
    una volta su quel fondo
    che fu pronto a rilanciarti
    per donarti l’assoluto,
    ti deprimi nel vedere
    che là giace solitario,
    in attesa, moribondo.

    A Anna.

  • 13 agosto 2009
    L'attesa

    Nemmen del vin
    l'odor dolciastro
    la botte assume,
    e secco e vecchio
    attende triste;
    così me stesso:
    nel buio delle
    mani a coppa
    seduto all'ombra
    di un destino;
    d’un solo bacio;
    in tempo fermo
    con cuor d'addio
    lasciato solo
    dal mondo tutto
    costretto a
    antica pura
    malinconìa.

  • 13 luglio 2009
    Anima e corpo

    Il tuo destino è marcio
    come l’amor che t'ha scelto
    nelle vene e dappertutto
    nei pori e nel respiro…

    Quell’anima perfetta che
    pel corpo non ha pari
    qua in fondo t’abbandona
    in una coltre di ricordi…

    Le anime ancora unite
    piangono il distacco,
    si disperano e lentamente,
    per mano, fianco a fianco
    nelle acque di dolore
    all’alba calda e vitale
    scendono pazienti
    per un bellissimo suicidio.

    I corpi spossati e logori
    si difendono urlando,
    al cielo imprecano bestemmie
    redenzione e paura,
    indecisione e morte;
    avvelenati attendono la sera
    che speranza li avvolga
    e l’abbandoni tristezza.

    Ciò che videro fu amore vero
    l’amor che al fulcro brucia
    come sguardo divino al corpo
    distrugge insopportabile.

    Se per troppo tempo esposte
    da due una sarà l'anima
    il sentimento poi scomparso
    lascerà corpi senza vita.

  • 16 febbraio 2009
    Perverso Dio

    Tu Perverso!
    l'amor suo
    come serpe,
    rivoltante.
    Vi scongiuro
    non ho forze,
    m'abbandona
    il cuore morto.
    Ho peccato,
    non perdono,
    solo morte,
    questa sola
    e nient'altro
    Vi scongiuro!

  • 05 settembre 2008
    Visione

    Urla nella buia notte
    viola decrepita morte
    volta sperando il viso
    non veder che il suo sorriso
    trema cigola e ferraglia
    spesso vola striscia e raglia.

  • 05 settembre 2008
    Il faro

    Per far sì l'amore al faro
    pioggia e vento attenderemo
    e nelle mani poi congiunte
    sospireremo :-Buonanotte,
    che sereno sia il tuo sogno
    e mai nessuno ti risvegli.

  • 03 settembre 2008
    Anna

    Dio abbia in gloria
    il mio patire,
    il canto soave
    giunga a lei
    che Venere mi fu
    e pensiero mio,
    lontano, le ritorni.

  • 03 settembre 2008
    Quel giorno

    Se mai sarà quel giorno
    che temo scrivo e sogno
    sarà a me nel prato
    accanto e sorridente
    sarò per Dio pronto
    all'or del fine eterno.

  • Vaga nella mistica euforia dell’amore mordendo la seta, suo dono di quella notte eterna. Un ricordo indelebile delle mani tremanti nelle nebbiose parole di una mente indecisa. Vaga ancora dolorante delle spine inferte: la negazione di un abbraccio, l’attesa di un sospiro gentile che tutto tace e trascina con se morbido. Non risponde lei eppure muove sensuale, lenta, come una piuma senza vento, le labbra. Sogna la mano delicata poggiarsi sul grembo dove le sue aspettano; il viso illuminarsi nella richiesta docile e femminea di un bacio. Erotismo pervasivo e invadente nell’immagine dei corpi nudi sulla terra madre che tutto accoglie. Fusi nella lussuria di un amore irresistibile, selvaggi animali di fronte a disdegno divino... Lo sguardo al suo cantare fanciulla. Immacolata nasconde le parole e dona temibile speranza inumidendo le labbra ancora pure, poi, come un giocatore d’azzardo mercenario d’ogni compito impensabile, si ritrae sfacciata e allora lame nella gola secca della sua preda che si dibatte pregando non sia vero. E’ in fondo e irraggiungibile bellezza. A Dio, alla sorte al mondo intero grida il suo dolore rosso sangue e nel tempio infelice dei suoi pensieri giace immobile, morente. Serena carezza l’oro dei capelli incurante, sprezzante del povero Orfeo. La vede voltarsi nel buio della notte e vinto si abbandona nell’oblio liquido e ovattato dell’ebete infatuazione.

  • 22 ottobre 2007
    Elèna

    Share the love we both
    in a glimps of a kiss
    screaming for me to go
    far from the sin I was.
    Printing a memory of you
    in a poem named Elèna.

  • 25 settembre 2007
    - Senza titolo -

    Come sassi nella gola dei morti.

  • 20 settembre 2007
    Profumo maledetto

    Sola. Nel soffice oblio
    di un profumo promesso
    riposi nella fragranza
    di un sincero addio.
    Dall' iride infuocato
    traspare il crepuscolo
    con il tempo fatto mio.
    Distesa e silenziosa:
    "Hai il viso di un fiore...
    ... e il sapore di un Dio".

  • 28 agosto 2007
    Fine

    Lo spavento più grande
    nel sorriso di un uomo
    che non ama più.

  • 03 agosto 2007
    Fuori tutto piove...

    Fuori tutto piove
    e tu te ne vai.
    Colonne di me
    cadono, tatami
    freddi assassini
    dov' è il tepore?
    Mai saranno te,
    eppur morirò
    ivi come cosa
    umana non più.

  • 12 febbraio 2007
    Pensiero

    ... Gli occhi rosati rubavano la follia dei miei giorni,
    rasserenavano il passo nelle corse d' affari.
    Pensare al brivido di averti sfiorato
    rendeva fruibile un luogo al di là del tutto:
    sul finire del mare.
    Una sfera di sapone che
    tra una frase e l' altra annebbiava gli occhi
    e mi sfogliava il cuore... 

  • 09 settembre 2006
    E più nulla fu

    Apro gli occhi al suono della nota vibrante.


    Mi volto e guardo la stanza:


    vuota.


    il foglio bianco e la porta chiusa.


    nessuno.


    eccetto me, la mia anima e le mie colpe.


    Il suono! Mi spavento.


    La finestra è aperta ma fuori è solo buio e mare.


    Cosa sarà stato...


    Il suono!... ancora.Lui!


    Non voglio guardare, 


    qualcosa mi sfiora.


    Fermo guardo il vuoto,


    ... il piccolo piange, ha le gote rosse...


    nei miei occhi chiusi.


    ... Ah! mia moglie al party...


    Lo sento è sul collo.


    ... che grande audizione quella!...


    Già piango.


    ...<Mamma!Dove sei?>...


    Il suo sussurro si fa più forte.


    ...i monti, le onde, i cieli e i tramonti...


    <Andiamo!è ora...>


    ...scusa non ti ho scrit...


    e più nulla fu.

  • 09 settembre 2006
    Il doveroso addio

    Nella camera in solitudine.


    Sento scivolare la vita dai capelli


    e battere il cuore sopra il ciglio.


    L' orecchio respira il rumore della strada.


    Vedo gocce picchiettare sul letto


    che morbido riscaldava il freddo tuono


    luminoso sul tuo viso,


    potente sul respiro e l' affanno.


    Fu un abbraccio morente poi


    a ricordarci


    il doveroso


    addio.