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Autore

Maurilio Riva

in archivio dal 15 gen 2007

26 febbraio 1947, Taranto - Italia

segni particolari:
Nonostante il buon numero di anni, conservo una folta chioma di capelli castani ben spruzzata di grigio.

mi descrivo così:
Sposato, spartisco il tempo annuo fra la casa di ringhiera, stipata di libri, che si affaccia sul Naviglio Pavese e il bungalow in un campeggio nel ponente ligure: qui mi dedico alla scrittura e allo studio. Sono un nonno con profitto ormai da 20 anni.

14 maggio 2007

Il sogno inverso di Tito Biamonti

di Maurilio Riva

editore: Essezeta/Arterigere

pagine: 280

prezzo: 15,00 €

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“Il sogno inverso di Tito Biamonti” non è solo un bellissimo ed insolito libro sulla resistenza partigiana. Le vicende dei tre protagonisti, intrecciate da un mirabile gioco di rimandi e coincidenze, scorrono parallele in un preciso arco crolonogico divenendo paradigma di realtà, e ritraendo l’esistenza umana con tutte le sue luci e le sue ombre.
Il lettore è invitato ad una mensa imbandita di ricordi, quelli dell’Autore/Io narrante, legati ad un’infanzia post-bellica ed attraversati dalla presenza di un uomo particolare, Italo Zanotti detto “Tito”. Protagonista della resistenza antifascista, personaggio controverso le cui vicende sono ricostruite grazie ad un accurato studio documentale ben lontano dall’eroismo retorico e della ricostruzione agiografica, Tito rimarrà partigiano in tutta la sua vita, anche quando la fine della guerra gli imporrà la conversione ad uno stile di vita irregimentato. Vedendolo arrivare assieme al padre in moto un giorno della sua infanzia, Riva lo descrive così: “Aveva un giubbotto nero come quello  in uso ai piloti dell’aeroplano (...) Il giaccone di cuoio - forse il medesimo che aveva vestito nella guerra partigiana - analogo a quello indossato da Marlon Brando in uno dei suoi primi selvaggi film sui centauri motociclisti”.
Resta da svelare la misteriosa identità del terzo protagonista, Giovanni Federico Biamonti, partigiano-scrittore. Se da un lato l’autore ne descrive accuratamente certi aspetti della vita - l’ambiente familiare, la partecipazione alla resistenza, le scelte di vita fatte all’indomani del conflitto, la malattia invalidante, l’amore incondizionato per la scrittura - dall’altro ne sottace il vero nome, quasi a voler proteggere il carattere schivo e riservato dell’uomo, che non gli ha  certo impedito di scrivere una delle più belle pagine di Storia della Resistenza Partigiana.
Il vero scrittore, di cui Biamonti rappresenta l’alter ego, alla delusione della propria madre per non aver terminato gli studi universitari, pare che così abbia replicato un giorno: “La mia laurea me la porteranno a casa, sarà il mio primo libro pubblicato”.

recensione di Maria Teresa Di Sarcina

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