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Autore

Maurizio Cannavò

in archivio dal 29 nov 2011

19 giugno 1947, Roma - Italia

mi descrivo così:
Sono sposato, ho una figlia di 35 anni, sposata a Genova, con due bambini che sono i miei nipotini, un maschietto di 5 anni ed una femminuccia di 3 anni. Mi piace scrivere perché provo un grande piacere e mi aiuta molto a riflettere. Scrivere mi ha sempre dato gioia.

29 novembre 2011 alle ore 15:51

Il mare degli sbagli

Il racconto

Un giorno ero su un aereo che sorvolava l’Inghilterra.Viaggiavo per affari.
Vicino a me un signore di carnagione chiara, ma di razza incerta.
Quel che è certo che incominciammo a chiacchierare.
Parlavamo in inglese, ma io capii che non era inglese. Alla fine incuriosito gli chiesi di dove era.
Mi guardò sorridendo e mi disse un nome che non conoscevo. “Nel Mare degli Sbagli, un’isola” aggiunse.
Non conoscevo questo mare, tantomeno il posto che mi aveva nominato; però, tra la curiosità e la paura di chiedere troppo, prevalse quest’ultima.
Riprese lui la conversazione.
“La vedo perplesso, signore. Vengo da un’isoletta bagnata dal mare degli Sbagli, un posto meraviglioso. Lei non conosce questo mare. Ebbene, gliene parlerò. Vede, da noi c’è un’usanza antica come il mondo: quella di buttare tutti gli sbagli nel mare, in una cerimonia alla quale debbono partecipare tutti, vecchi, bambini, uomini e donne.”
“Mi scusi, non ho compreso bene- lo interruppi- lei è un abitante di...?”
“Nossignore, io sono uno Sbaglio, non sono altro che uno Sbaglio e per puro caso noi ci incontriamo; lei non dovrebbe incontrare gli Sbagli!”
Più che sorpreso, interdetto, pensai che fosse matto.
“E’ una creatura umana, parla in inglese con me, eppure non c’è  e forse chissà.......” cominciai ad alta voce, facendo finta di parlare tra me e me, ma come se stessi al gioco.
“Appunto - fece lui - mi dia uno schiaffo e se ne accorgerà!”
“Nossignore, non darei mai uno schiaffo ad uno sbaglio: sarebbe un errore!” esclamai.
“Suvvia, provi, mi dia uno schiaffo”
“Ma lei, mi scusi, ci tiene poi tanto a farsi dare uno schiaffo da me?”
“Me lo dia, e la faccia finita, così si renderà conto della forza della sua curiosità”
Effettivamente, e per mia fortuna, la curiosità è sempre stata una grossa molla per me; e così, senza rendermene conto, la mia mano si era alzata e colpii, con media forza.
Era proprio uno sbaglio : infatti colpii in pieno la signora cinese che viaggiava vicino e che si rivoltò inviperita verso di me.
Scoppiò un parapiglia sull’aereo. Tanto che il pilota perse quota e ci avvicinammo precipitosamente al mare. Lo sorvolavamo ormai di pochi metri. E il terrore serpeggiava tra i passeggeri. Si udivano grida di sconforto.
A quel punto una quindicina di passeggeri si alzarono, tra cui il mio vicino.
L’aereo si fermò, sissignori proprio si fermò in mezzo all’aria, a pochi metri del mare.
Guardammo sotto e vedemmo qualcosa, come un canotto gigantesco, sotto di noi. L’aereo sembrava come attratto da una forza magnetica e aveva smesso di volare, anche se si sentiva bene il rombo dei suoi motori.
Uno dei quindici aprì il portello e tutti insieme dissero:
“Signori, questa è l’isola degli Sbagli e noi siamo arrivati: Chi vuole seguirci può scendere con noi”
Parlavano tutti benissimo. Strano, trattandosi di sbagli.
Noi, insospettiti, non li seguimmo.Non bisogna mai seguire degli sbagli che destino sospetti sulla loro natura.
Scesero tranquillamente e ci salutarono.
L’aereo riprese quota, senza sbagli.
E da allora voliamo con una precisione cronometrica, senza sosta.
Sono ormai parecchi mesi.............che non atterriamo più.

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