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Autore

Maurizio Cortese

in archivio dal 27 ott 2009

12 marzo 1956, Verona

mi descrivo così:
Sono un uomo colpito dalla bellezza che lo sguardo coglie e la parola veicola, ma sono anche convinto che tale bellezza è un dono offerto e talvolta immeritato.

27 ottobre 2009

Dall'istante infinito

Piccolo fiore innocente,
settembre invero s'incantò
a vederti nascere
e ottobre certo inorgoglì
nel darti il nome.
No! Non lascerò andare
quel grato ricordo
di quando ti vidi
ormai tratta vibrante
dal sen di tua madre;
insieme ti pensai
dono di Dio
e brano mio,
ma non osai
chiamarti mio possesso.
Mirabili si schiusero
due gemme di zaffiro
e un fatidico sorriso
illuminò il tuo viso.
Così ti allietava
al mondo emergere
che le cose attorno
accennarono il saluto.
Dall'istante infinito
mi è caro pensarti
consolatrice dell'anima
e amata vece
di ciò che non appaio:
ti fai mio sorriso
quando son triste,
diventi mio gesto
se la mano non può,
ti fai mia parola
se la voce s'ammuta,
ti compi mio amore
se il cuore s'indura.

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