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Poesie di Maurizio Cortese

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  • 06 novembre 2009
    Purezza

    Il tuo vento
    leviga questo cuore
    reso diafano.

  • 06 novembre 2009
    La nota del silenzio

    Se credi che il silenzio
    sia un’assenza di suoni,
    sia presenza del nulla,
    sia dominio del buio,
    sprofóndati negli abissi del cuore,
    indaga la terra desolata della mente:
    lì vibra umile una nota,
    ripetuta ed insistente, 
    che riecheggia da sempre,
    che ti suggerisce amore,
    che ti annoda al mistero.

  • 06 novembre 2009
    Profumo mai sentito

    Oggi io so forse perché
    del calicanto i nudi rami,
    inutili per anni ritenuti,
    si sono ricoperti inaspettati
    di giallo che schiudendosi profuma.


    Di capodanno al varco li attendevi
    e siccome scemava aspettativa
    ormai eri deciso a porvi fine.


    Se ora vigore hanno ripreso,
    il segno non può esser travisato:
    il corso delle cose non si arresta,
    ciò che si attendeva infine arriva,
    la vita che continua ora propone
    sentieri di speranza mai percorsi.

  • 06 novembre 2009
    Una nuova cura

    Né a lui è dato toccare
    né guardare né udire né parlare:
    uno spazio di silenzio e lontananza
    sembra aprirsi vittorioso.


    Ma presenti ad un compito nuovo
    al suo posto ci immergiamo vigilanti
    nella realtà che così non ci separa.

  • 06 novembre 2009
    Mezzogiorno d'estate

    Sotto un cielo impotente
    lente scemano le onde
    a lambire una sabbia assetata
    nello svanire d’orme infantili.

  • 06 novembre 2009
    Razza d'uomini

    Cuore glaciale
    non batte per amore:
    arma letale.

  • 06 novembre 2009
    Sorpresi

    Che cuore ci dona
    l’anno che volge al declino!
    E’ un tramonto dalle
    pacate tinte e serene
    che annuncia un’alba
    di riconciliata vita.


    Dolcezza è nell’animo
    serbare com’è iniziato
    e come va a finire,
    segnato eternamente ormai
    dal nostro incontro.


    E’ caro non aggiungere
    parole se già risalta
    l’evidenza che tutto
    deve andare al posto
    suo assegnato.


    E dalla gioia infine
    siamo qui sorpresi.

  • 06 novembre 2009
    Natura matrigna

    La mantide si
    divorava il maschio:
    cave feminam.

  • 06 novembre 2009
    Natura morta

    Il vento strappa
    le foglie autunnali,
    morte farfalle.

  • 06 novembre 2009
    Sera di giugno

    Cala le palpebre il giorno
    ma tu capricciosa rimandi
    l’istante di darti al tuo sonno.
    Dopo l’Ave Maria recitata
    per fare più pura la notte
    "Ancora!" la voce reclama
    "Ancora!" imploranti i tuoi occhi.
    Sorpreso e invero commosso
    da tale innocente richiesta,
    rinnovo la prece più amata
    da chi si avvicina alla morte.
    Il canto di quell’usignolo
    l’innalzi al cielo più lieve.

  • 06 novembre 2009
    Mezzogiorno peschiciano

    Maestose s’alzano colonne giallo cinerine,
    ma ahimé non reggono frontoni di templi:
    portano lassù lacrime ammutolite
    e linfa crepitante di pini
    che diritti non s’abituano a morire.

  • 06 novembre 2009
    Quel filo speciale

    Ricevo ogni giorno il destino di amarti
    quantunque conosca l’uomo che sono,
    perché l’attimo del male già è sovrastato
    da un Tempo che riscatta il dolore.


    Non posso fermarmi a pensare o a sognare
    l’immagine ideale che bramo di me:
    continuo l’ago della vita cuce la mia esistenza,
    intrecciata fermamente ai fili del mondo.


    Tra questi da anni v’è uno
    che dagli altri ben si distingue;
    prima era lontano, ora è il più vicino,
    accanto non passa ma a me stretto si lega;
    né avanti correndo né indietro restando,
    segue il mio passo lento o spedito:
    sei tu, dolce presenza e amore da sempre sperato.

  • 06 novembre 2009
    La parola più detta

    Ancora una volta rapito
    Mi abbandono ad un cuore
    Ormai tutto intriso di te.

  • 06 novembre 2009
    Là in fondo

    Non so che ho provato
    quel giorno quando dal
    cuore son zampillate,
    com’acqua sorgiva,
    le dolci parole “io t’amo”.


    Il tempo trascorso
    ha reso giustizia
    di lor verità
    e intero ne è il senso
    nell’ansia, timore
    e speranza
    di essere sempre più tuo.


    Fatica mi è ancora
    infranger lo scudo
    ad una tenace durezza
    dell’uomo che spesso
    respinge da sé
    quel dono recato.


    Capisco che chieder
    io debbo perché
    non perviene lo sforzo
    al fine del mio desiderio.


    Se lo sguardo distolgo
    da te o già sembro
    esserti assente,
    serena confida
    che è solo un istante:
    là in fondo al
    mio cuore c’è un
    luogo per te riservato
    che niente e nessuno
    potrà mai occupare.

  • 02 novembre 2009
    Desiderio di purezza

    Vorrei rubare gli occhi
    spalancati di mia figlia
    per avere uno sguardo
    sorpreso di tutto.


    Vorrei farmi prestare
    la sua innocenza
    per non cadere
    nelle braccia del nulla.


    Vorrei possedere
    l’instancabile sua voglia
    di riprendere il gioco
    per dirti umilmente:
    "Sono pronto a tornare
    ancora una volta
    l’uomo che speri da me".

  • 02 novembre 2009
    La casa vuota

    Forse mai tanto vuota
    mi è parsa la casa,
    da quando quel morbo
    le strade ha diviso per giorni.


    Ora i giochi son fermi
    le pupe giacciono mute;
    dov’è quello spirto di gioia
    che tu da sola infondevi?


    Anche il dì così muto
    in notte mi sembra cangiato;
    nel buio è gravoso ancor più
    auscultare un respiro che manca.


    Sarò solo accanto alla porta
    ad attendere i piccoli passi,
    a tornare a gioir del perdono
    che sempre i tuoi ricci mi strappan.

  • 02 novembre 2009
    Connubio

    Cade la pioggia:
    la terra ed il cielo
    con un suggello.

  • 02 novembre 2009
    La fatica del verso

    Sacro sbozzare
    parole consuete
    per poetare.

  • 02 novembre 2009
    Dentro una goccia

    E’ greve sai un momento
    in ogni mia giornata:
    il caldo pizzicare sulla pelle
    di acqua venuta a ristorare.


    Dimenticare più non posso
    che semplice quel gesto
    al destino ha accompagnato
    il tuo risveglio ignaro.


    Osservo incuriosito come mai
    sul vetro le gocce a scivolare;
    mentre veloce scende la più alta
    ingrossando coglie quelle in basso,
    deviando dal suo corso naturale
    pur di non lasciarle lì a oziare.


    Anche gli istanti di una vita
    rischiano d’essere dispersi
    se Qualcuno infin dall’alto
    non si abbassa verso noi
    a fonderli per sempre in unità.

  • 02 novembre 2009
    Ho visto vincere la vita

    Amico del giorno che sempre ritorna
    fratello dell’oggi che eterno sarà,
    dicevan mai tempo sarebbe bastato
    a sondare quel mondo inaudito
    che nella tua testa ospitavi;
    per altro invece è durato,
    per compiere giorno per giorno
    quell’io generoso e solare
    che mai lascerà i nostri cuori
    afflitti d’impresa mancata:
    non esser riusciti
    a tra noi trattenerti.


    Come dopo lavacro battesimale
    eri pronto all’estremo momento
    ancorato all’abbraccio materno
    accordato a tua sposa angosciata;
    se timore l’evento poteva recarti
    non c’era occasione di averne coscienza.


    Un fremito quieto m’assale repente
    se oso pensare a tutti quei segni
    che solcano gli ultimi giorni
    di questa tua vita terrena:
    la casa agognata ed ora rifatta,
    i pacchi di carta man mano scomparsi,
    la fede serbata e più ritemprata,
    la prima influenza accanto alla moglie,
    i volti dei figli al computer fissati;
    e così concluso il finito
    librato ti sei in quell’infinito
    che scorgere amavi su in alto.


    Tu immagino che le parole,
    dolci e ritmate là sull’altare,
    nel cuore a Valeria hai ispirato,
    icona superna di tragica donna,
    conforme a Madonna del pianto
    ritta nel banco di fronte alla bara
    quasi a volerti cullare.


    Incline a finire non era l’estate
    prima che un segno ti desse
    e così ha regalato al tuo funerale
    l’unico tempo che avresti gradito:
    sorpresa all’uscita di chiesa
    i raggi a inondar di tepore
    i cuori silenti di tutti
    le membra ahimè inerti di te
    che fermo quasi mai stavi.


    Disegno a me sconosciuto
    dal male ti ha preservato,
    al fine che tu diventassi
    un seme fecondo di bene
    e più mi rendo convinto
    che un compimento si svela;
    se altro fare non posso,
    almeno a me si conceda
    donar di saggezza le rughe
    ai cari ed amati tuoi figli,
    nel vivo ricordo che spesso
    parevamo stupiti fratelli.


    A me oggi non piace saperti
    ove il sol ormai più non rallegra,
    esitante avvicino il tuo marmo,
    ma salda mi afferra certezza
    che anche per te veramente,
    alla pari di chi ha creduto,
    la morte non è una vita lasciata
    ma l’attimo atteso in cui Uno
    pronuncia “Vieni con me”.

  • 02 novembre 2009
    Essere non parmenideo

    Chissà da quali lontananze
    un'onda si spegne pigramente
    sull'arenile ammutolito
    da voci sussurrate sugli sdrai
     
    I pini alti a sorvegliare
    lame di vento sottili
    che smembrano l'unico essere
    in brani composti dal tempo.

  • 02 novembre 2009
    Gratuita armonia

    Tagliando inconsapevole
    una scaglia di formaggio,
    negli occhi di tua figlia
    ho scoperto accomunate
    la tristezza e la letizia.


    A volte mi son chiesto
    se una tal contraddizione
    potesse trovar posto
    in quel ch’è capitato;
    se sì è la risposta,
    la Grazia ci ha toccati,
    spartendo a noi il dolore
    purificando il nostro riso,
    perché non si può pensarti
    estraneo a questi affetti.

  • 02 novembre 2009
    Il solco

    Potrà mai vedere
    le nostre lacrime
    uscire a brillantare
    un suolo disabituato?


    Potrà mai udire
    i nostri singulti
    erompere a stipare
    una stanza inabitata?


    Osiamo comunque sperare
    che impalpabile ci sfiori,
    lasciando dietro a sé
    un solco di memoria e di speranza.

  • 28 ottobre 2009
    A Eddy

    Correndo varcavi il cancello
    ignaro del dì che giungeva
    e volando lo zaino incurvato
    pareva serbare al domani
    raminga la tua allegrezza.


    Tra lamiere ferrigne racchiuso
    il cuore con battito estremo
    affrettava il tragitto al Destino
    ed ora mi arrendo a pensare
    sfiorati i tuoi neri capelli
    da dolce carezza infinita.

  • Mentre ignara quel germe di vita
    trepidante crescevi nel grembo,
    una prova ahimé inaudita
    il destino ti ha assegnato:
    straziata da disperazione trovare
    all’interno di una nascita la morte.


    La gente avrà pensato
    che forse non si dà
    maggior contraddizione;
    ma io sono sicuro
    che il tuo dolore offerto
    comunque ha generato
    in te e in chi ti è vicino.


    Incancellabile l’immagine
    di quegli istanti atipici
    trafigge il petto quotidiana,
    ma impercettibile alla mente,
    come labbri di ferita
    che lenta va rimarginando,
    prepara il cuore ad affrontare
    un dolce compito inatteso:
    più amare d’essere insegnante,
    scoprendo in volti pur diversi
    i lineamenti del tuo bimbo.