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Poesie di Maurizio Cortese

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  • 27 ottobre 2009
    Amore ininterrotto

    Se colui che finisce urge un oltre,
    non riesco a dar ragione
    a chi crede che la fine
    sia termine a qualcosa.


    Fosse questo il vero,
    ad ogni notte non seguirebbe alba,
    dopo ogni carezza non ci sarebbe bacio,
    ad ogni morte non s’aprirebbe futuro.


    Le ore di un anno ci hanno scavato
    attraverso ricordi divenuti più puri,
    in apparenza l’amore sembra sospeso:
    è solo il tempo che ci hai donato
    per aprire varchi prima impensabili,
    farci abbracciare sofferenza e speranza,
    attirarci là dove abita la Verità.

  • 27 ottobre 2009
    Alla ricerca di una traccia

    Ancora non so cosa mi spinge
    a porre l’orecchio trepidante
    negli angoli riposti della casa.


    E’ forse la mancanza inaccettata
    del suono dolce di una tua risata
    del tono fermo di una tua parola.


    Solo il silenzio si offre inusitato
    la calma vincitrice tutto ammanta,
    ma il regno invisitato dello studio
    a me rammenta gesti quotidiani.


    Oggi la sera si apre ospitale
    a volti nella grazia già cambiati;
    sgranando lenta la corona familiare
    infine sento nelle voci oranti
    un’eco che non si addice loro:
    così la tua presenza è manifesta,
    certezza di un legame che continua.

  • 27 ottobre 2009
    Ambìto riposo

    Dopo l’asimmetria del giorno
    non so a quali ricoveri
    la mia anima aneli notturna.


    Oltre parole ancestrali
    sulla pagina ospitate
    balugina gravido un varco.


    Uno spicchio di luna
    esplora la carne mia esausta
    aspettando risposte mai chieste.


    Il volto tuo sperato
    si sovrappone alla visione,
    afflosciando in un bacio
    impalpabili tele ideali.

  • 27 ottobre 2009
    Dall'istante infinito

    Piccolo fiore innocente,
    settembre invero s'incantò
    a vederti nascere
    e ottobre certo inorgoglì
    nel darti il nome.
    No! Non lascerò andare
    quel grato ricordo
    di quando ti vidi
    ormai tratta vibrante
    dal sen di tua madre;
    insieme ti pensai
    dono di Dio
    e brano mio,
    ma non osai
    chiamarti mio possesso.
    Mirabili si schiusero
    due gemme di zaffiro
    e un fatidico sorriso
    illuminò il tuo viso.
    Così ti allietava
    al mondo emergere
    che le cose attorno
    accennarono il saluto.
    Dall'istante infinito
    mi è caro pensarti
    consolatrice dell'anima
    e amata vece
    di ciò che non appaio:
    ti fai mio sorriso
    quando son triste,
    diventi mio gesto
    se la mano non può,
    ti fai mia parola
    se la voce s'ammuta,
    ti compi mio amore
    se il cuore s'indura.

  • 27 ottobre 2009
    Associazione di polvere

    L’aria greve di febbraio,
    in gola incapsulata,
    s’insinua nei miei bronchi
    e venefica si offre
    ad un sangue quasi esausto.


    Sottile è definita
    quella polvere fatale;
    è lieve invece
    la cenere quaresimale
    posata sul mio capo;
    indistrutta s’alzerà,
    giunta la mia ora,
    a lambire le corde
    dell’Omega.