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Racconti di Michela Farinazzo

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  • 14 novembre 2007
    Il Rumore dei Ricordi

    Come comincia: Sono stanca della pioggia…
    Vorrei ogni tanto rivedere il sole.
    Sono stanca delle lunghe giornate lente, monotone e noiose passate tra mille sogni infranti.
    Sono stanca delle interminabili notti che si fanno sempre più fredde e buie con l’avvicinarsi di un altro angoscioso giorno.
    Non ho più paura di ciò che potrebbe succedermi.
    Non temo il domani più di quanto possa temere l’oggi.
    Non temo il futuro più di ciò che mi ha dato il passato.
    E’ difficile e faticoso scegliere di lasciarsi alle spalle il proprio destino anche quando si è fermamente pronti a farlo.
    Non è la ragione ma le emozioni ed i forti sentimenti, quando si fanno sentire, i più difficili da tenere a bada.
    Con loro si deve fare i conti tutti i giorni, in ogni istante della vita, perché rendono difficili le nostre scelte.
    Sono i battiti del cuore a rendere confuso ciò che alla ragione appare chiaro.
    Non si deve temere il futuro se si è fatto tesoro del passato.
    La vita è un eterno presente. Occorre assaporarla attimo per attimo conservando pochi ricordi del passato e senza bramare l’attesa di ciò che potrebbe avvenire.
    E’ vero: non si soffre ma neppure si gioisce.
    Riuscire a pensare il passato senza dolore ci aiuta ad affrontare l’incertezza del futuro.
    Vorrei parlare con qualcuno ma sono talmente lunghe le ore in cui il silenzio è mio compagno che credo di non essere più capace a formulare un pensiero o una frase che abbia un senso.
    Nessuno di noi è realmente vivo se non possiede i suoi ricordi.
    Io è di questi che mi nutro per trovare quella forza e fede necessarie per sperare ancora.
    Non saprei dire quanti sono i giorni che vivo così, incatenata a quattro mura, con questo silenzio incantato che mi crea un luogo di falsa e surreale pace.
    Non so più cosa significhi questa parola che continua a rotolare nella mia mente.
    Bisogna stare attenti ai sogni perché potrebbero avverarsi ed allora dobbiamo essere pronti a viverli prima di accorgersi che non sono come li volevamo.
    Ho sognato così a lungo di tornare ad essere me stessa e non la mia ombra che mi sono lasciata scivolare la vita dalle mani e sotterrare dalla stanchezza.
    Vorrei tornare indietro…
    Vorrei che mi fosse data la possibilità di riavvolgere il nastro per poter rivivere i momenti felici della mia vita e avere la possibilità di recuperare gli errori fatti.
    Però sono consapevole che anche questo è un sogno.
    Mi rendo conto di volere l’impossibile quando chiedo di poter avere delle risposte sicure alle mie troppe domande.
    Forse nuovi quesiti cancelleranno quelli vecchi ed anche in questo caso difficilmente verranno esauditi. Non riesco a ricordare attimi di grande e spensierata felicità anche di un solo giorno di questi opprimenti anni vissuti stancamente fra quattro mura che di ora in ora sembra ti cadano addosso e si facciano sempre più strette intorno alla gola fino quasi a soffocarti.
    A volte penso sia sbagliato volersi attaccare al ricordo della mia vita passata da persona normale, coi suoi alti e bassi, come tutti, in fondo...
    So di averne vissuta una, è ovvio, ed ora, il ripensarla mi fa soffrire ma preferisco così anziché vivere nell’incertezza, in questa fitta nebbia che ottenebra le mie emozioni.
    Senza la speranza, la vita è solo una conchiglia che il mare ha lasciato, indifesa, sulla spiaggia.
    So che devo reagire: mi accorgo che voglio continuare a sperare… ad avere fede… a tentare di comprendere questo inaccettabile destino raccogliendo tutte le forze.
    Anche se sono stanca…
    Al punto tale che non so riconoscere se non ho le forze o se non sono più capace di trovarle.

  • 12 luglio 2007
    L'uragano dell'amore

    Come comincia: Il nostro desiderio di fare di due creature una sola, di evadere dalla nostra prigione, di fuggire noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi.
    Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato a fare chi sa quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in potenti ruscelli che scorrono sempre freschi rigogliosi e decisi senza mai perdere certezza del loro essere e forza come i nostri vent’anni d’amore che ha col tempo trasformato i fiordi d’acqua in uno splendido e copioso bacino colmo d’amore che aspetta le nostre mani per aprire la diga serrata dal tempo, dalla lontananza, dall’imposta separazione e dall’ostentazione del non voler ammettere che tra il nostro ultimo bacio di allora e il primo di oggi è passato solo un attimo.

     


    Giusto il tempo di sussurrarci a fior di labbra… TI AMO

  • 13 novembre 2006
    Un cuore che batte

    Come comincia:

    Il sole d’inverno trafigge la nebbia sui monti…


    Non c’è vita che scampi alle delusioni.


    Dopo tante parole ci sono anche grandi silenzi…


    Insegnami a non vergognarmi mai dell’amore anche se troppo ferisce…


    Insegnami a sopportare gli errori ed i fallimenti senza straziarmi dal dolore ma con dignità, forza, carattere, magari senza piangere…


    Fino adesso troppe lacrime ho versato per questa vita che per ogni attimo di felicità, mi regala ore di tristezza…


    L’amore non sempre chiama amore anzi, spesso lo fugge ma un cuore che batte a volte può fare più luce del sole


    Voglio una nuova vita un po’ meno sbagliata e la voglio sentire scorrere tra le dita. Anche se ora sono fragile ciò non significa che debba arrendermi…


    Sento il bisogno di costruire di nuovo castelli in aria e sognare illudendomi che la realtà non è poi così malvagia e che la speranza è un filo sottile ma resistente al quale potrai sempre aggrapparti senza correre il rischio di cadere nel vuoto.


    Voglio aprire gli occhi, spalancare le porte del cuore, allentare la morsa di questo dolore che ho provando a volare più in alto che posso, librarmi nell’azzurro dei miei sogni sperando che non finiscano mai…per non essere da sola.


    Ci sarà tanto tempo per capire cosa si nasconde dietro quella porta chiusa e forse, un giorno, troverò la forza di usare la chiave che tengo stretta tra le dita, per aprirla, ma dovrò essere pronta e sicura di saper affrontare cosa c’è dall’altra parte.


    Ogni gioco ha le sue regole ed io devo saperle accettare se voglio farne parte.


    Raccontami di te e quanta vita c’è in ogni tua parola, in ogni tuo sorriso, in ogni tuo movimento…


    Dimmi che posto occupo nella scala dei tuoi valori.


    No, non temo la risposta…


    Voglio lasciarmi andare a pensare di avere voglia di ricominciare…


    Ognuno per se ha un destino, giorno dopo giorno… vivendolo.

  • 29 maggio 2006
    Karol, il Grande

    Come comincia:

    Il nostro Papa è morto.

    Il papà di tutti. Proprio di tutti.

    La storia lo ha già appellato IL GRANDE.

    Ormai siamo già al termine del giorno dopo.

    Il primo in 26 anni. All’improvviso il vuoto.

    Non nego che questa forte quercia ci aveva abituati ad averlo quasi in casa.

    Tra noi, con noi. Come un immortale. Era illuminato da un carisma unico.

    Talmente unico da riflettere la luce di Dio anche quando nel mondo regnava il buio più assoluto.

    Sul suo viso l’immagine riflessa del Cristo che ci piace.

    Quello che ci guida, che veglia su di noi proteggendoci. Quello che alza la voce per farsi sentire. Quello che si arrabbia se non lo stai ad ascoltare.

    Ci aveva abituato troppo bene. C’era Lui. Era una certezza.

    Ora?. Questa assurda e intensa sensazione di trovarsi nel deserto senza acqua.

    In mezzo al mare e non saper nuotare.

    Ci manca questo uomo semplice nella sua immensa potestà, il Grande Atleta di Dio.

    Il campione da cui attingere coraggio e forza, colui che tanto ha creduto nel futuro che leggeva negli occhi dei giovani.

    Non c’è più quell’anello che teneva legate tra loro tutte le religioni, le persone che lo hanno stimato come uomo e amato come Padre. Piange questo mondo. E finalmente scopre che lo sa fare ancora. Il provare dei sentimenti puri e sinceri che si pensava persi nell’inferno della vita sempre più in discesa, rapida e ripida cosparsa di fuoco e cenere.

    Lui era l’acqua di cui noi avevamo bisogno per fermare il fuoco del male e dissetarci quando la sete di Dio ardeva nella nostra gola. Arsura.

    Sofferenza. Profonda, incontenibile che trascina allo sbando.

    Poi ci pensi, ti accorgi che dovresti vivere la sua morte con gioia perché è questo che ci ha insegnato il Papa.

    Che ci vuole dignità sempre: nel vivere, nel soffrire e nel morire.

    Perché, per il vero cristiano, la morte è l’inizio di una nuova vita… l’incontro più desiderato e bello a cui aspiriamo ma quasi mai preparati. Piangiamo per la morte e non ricordiamo che è solo un altro modo di assaporare la vita.

    Senza famiglia. E’ mancato senza quella mano che lo poteva rincuorare e coccolare. Senza figli ma padre di tutti i giovani del mondo. "Per madre la Madonna, per fratello Gesù e per padre Dio".

    Era sereno il nostro Papa mentre stava lasciando il suo, il nostro mondo. Stava per salire le scale di "casa sua", intravvedeva il sentiero cosparso di rose e fiori che lambivano il giardino del Paradiso.

    A Karol, al secolo il Grande, il Santo, il Padre che ci ha abituato a lui come il pane sulla tavola. Presenza quotidiana.

    A te una lacrima di dolore per il vuoto in cui ci hai lasciati.

    A te una preghiera perché continui a tenerci per mano e proteggerci come solo un Padre vero farebbe coi suoi figli.

    A Dio un ringraziamento con tutto il cuore per avercelo regalato e lasciato così tanto a lungo da scoprire che la fede, la speranza, la carità e la pace possono esisteste ancora. 2000 anni dopo.

    Ci mancherai ma questo applauso, l’ultimo rivolto a te, è per salutare un abile maratoneta che dopo aver vinto la sua gara più lunga e difficile, con la medaglia d’oro al collo, lascia la pista vuota, avvolta nel silenzio di uno stadio ormai chiuso. Su quel tabellone, scritto in rosso, il nome del primo partito ultimo.

    Ti ricorderemo sempre così. Alla finestra, quel 16 ottobre 1978 quando al mondo col naso all’insù pendeva dalle tue labbra hai detto: "Non nego di avere avuto paura ma come Cristo accetto il volere del Padre Mio " e poi, a voce alta, il Papa polacco che a stento comunicava in lingua italiana, ci mostra in tre parole la strada per "tornare ad essere" buoni cristiani… " Non Abbiate Paura! Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo".

    Addio Karol detto il Grande.

    Ma per tutti Uno di Noi.

    Volevo dirti solo questo: grazie.

  • Come comincia: Occorre saper riconoscere la felicità quando è ai tuoi piedi, avere il coraggio e la determinazione di abbassarti a prenderla tra le braccia e custodirla gelosamente. Questa è l’intelligenza del cuore.

    Nessuno possiede la vera felicità. Il nettare della felicità non verrà mai gustato del tutto per colpa della negligenza, dell’abitudine, della paura, della troppa certezza o della assurda presunzione.


    Il sentimento più bello che il Signore ci ha regalato è la capacità di condividere: ciò ci rende più umani e fa in modo che, chi non ne è capace, sia menomato e non sappia cosa si è perso dalla vita.


    E’ dunque un fatto logico che le emozioni sono nate per essere condivise con gli altri… in questo modo cade l’egoismo e nascono le vere amicizie, i veri amori.


    In fondo, è quando si dona quel poco che si ha, che diamo veramente. Mentre si perde tempo a calcolare, valutare i pro e contro che la vita ci passa sotto le dita rendendoci difficile recuperare il tempo perso.


    La vita è meravigliosa peccato che ce ne accorgiamo solo quando ci abbandona in punta di piedi, allora scopriamo che va gustata con l’appetito di tutti i giorni. Nel suo lungo viaggio non ci si deve dimenticare dei sogni: saranno il motore della nostra esistenza, il gusto e il profumo delle nostre giornate, gli alimentatori delle speranze. I sogni che riusciamo a vivere insieme con chi ci vuol bene o ci ama, diventano i ricordi più belli e, con un briciolo di complicità, potrebbero anche trasformarsi in realtà… allora dovremo essere pronti ad affrontarla.


    Vivi la vita…non ne avrai che una sola.


    Ciascuno ha il suo mondo: diventa fondamentale piantare le proprie radici dove lo riteniamo più giusto.


    Non si può vivere il tutto: l’importante è saper vivere l’essenziale.


    Per vivere la vita occorrono due cose: la forza di volontà ed il coraggio La solitudine è un giardino dove l’anima diventa secca ed i fiori che vi crescono non hanno alcun profumo. Non lasciamo, quindi, che le persone inasprite ci disorientino gli istanti magici che ci accompagnano nel corso della vita. si possono definire con un solo nome: stupore. Sta solo a noi fare in modo che la vita sia un continuo stupore… sarà il gusto più grande del lungo viaggio che ci spetta.


    Se non dovessimo riuscirci e la nostra esistenza dovesse trasformarci il vivere in un calvario pressochè quotidiano, diamo fiducia al tempo: egli rimarginerà ogni nostra ferita anche se non ci risparmia qualche cicatrice.


    L’importante è non mentire a se stessi perché questa sarà la menzogna più grossa.


    Piuttosto lasciamoci andare al dubbio perché è certo che non viene mai da solo ma è sempre accompagnato da una scelta che il dover vivere ci impone. Il dubbio e la scelta faranno vibrare le corde delle emozioni. Ciò che conta è solo l’armonia di queste vibrazioni. L’esistenza, in questo caso, diventa desiderio.


    Talvolta, però, di fronte ai nostri desideri, ai nostri impulsi, a ciò che ci succede, siamo impotenti e questo ci provoca un tormento che spesso è insostenibile. Questo sentimento ci accompagnerà per tutto il trascorso della vita: a volte lo dimenticherai, altre sarà come vivere un’ossessione. Una parte della nostra esistenza dipende dalla capacità di combattere la nostra impotenza. Naturalmente è difficile perché questa genera paura: distrugge le nostre reazioni, sopisce l’intelligenza e apre le porte alla debolezza. Si deve cercare di avere pochi dubbi perché l’incapacità di fare le proprie scelte genera il male di vivere. Ogni decisione presa ci potrà aiutare a conoscere meglio noi stessi.


    E questo è tutto.