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Autore

Michela Orsini

in archivio dal 29 ago 2011

10 luglio 1990, Napoli - Italia

21 settembre 2011 alle ore 12:41

Mani sporche d’inchiostro

di Michela Orsini

editore: Boopen

pagine: 157

prezzo: 10,00 €

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“Nulla è ciò che sembra./Alle spalle nulla/alla faccia un muro/la parete di una cella/ma se chiudo gli occhi…/un pianoforte”.
Ecco le immagini che proliferano, si incontrano e si rincorrono nella poesia, profonda e realistica, dai toni insieme violenti e dolci, di Michela Orsini.
Un nodo inestricabile di sentimenti che a volte con rabbia, altre con amaro sorriso, altre ancora con sdegno e disincanto, gridano la quotidianità più semplice attraverso una riflessione complessa, uno svisceramento profondo dei segreti dell’animo che combatte contro una miriade di sentimenti come l’assenza, la paura, il vuoto, la solitudine, l’amore, e contro una società ingiusta e quasi incomprensibile.
“La raccolta, costellata da inquietanti interrogativi, rivela profonde incertezze e continue lacerazioni, attraverso una martellante sintassi del dubbio”: con queste parole descrive la poesia della Orsini la prof.ssa Rossana Esposito nell'autorevole prefazione alla raccolta. 
Ed ugualmente unico è anche il connubio che esiste in questi versi tra la retorica e la modernità, la tecnica poetica e la libertà di suoni e parole: similitudini, ossimori e metafore sono imbrigliate in un lessico attuale e spesso feroce, che rende il risultato davvero originale e unico; d'altronde uno dei versi simbolo di questa poesia recita “Differenziarsi è un dovere./ Un alibi”.
“E’ una ricerca continua/di mani/di occhi/di nuove sensazioni/di stare comoda/in un altro corpo”, dice ancora la poetessa, riassumendo il senso di “scomodità” che pervade tutte le liriche, quasi una continua opposizione alla superficialità, a qualunque schema predefinito che sia letterario o esistenziale, in un continuo affanno per la ricerca di una lontana e incomprensibile felicità.
Sotto forma di telegrammi o di lunghi sfoghi, queste parole entrano direttamente nel vissuto del lettore e sembrano “scavare” proprio dove fa più male, nelle debolezze e gli interrogativi di ciascuno di noi.

recensione di Sabina Mitrano

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