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Autore

Mirco De Pretto

in archivio dal 05 lug 2011

15 febbraio 1956, Thiene (VI) - Italia

29 giugno 2012 alle ore 11:10

Il quantirametto

Il racconto

Stavo congelando cazzo.
Il freddo era intensissimo e senza che me ne rendessi conto pienamente...
Mi conquistava poco a poco il corpo ed intontiva la testa...
Con una velocità di cui appunto non avevo parametri.
Il suo avanzare in me era comunque inesorabile ed inarrestabile.
Indi dovevo fare qualcosa però non è che avevo molte possibilità di riparo... nudo e preso com'ero.
Nel frattempo i fiocchi continuavano a cadere ed io vagavo.. da qualche ora... solo e sperduto...
In quella steppa di radi bassi cespugli e virgulti pungenti... privo di meta.
Mi devo inventare qualcosa pensai...
Se non che la neve non era sufficiente per costruirmi un riparo ed anche raccogliendo fasci d'erba secca mai avrei potuto accendere un fuoco...
Senza accendino.
E che tipo di trovata potrebbe mai venirmi?... mi chiesi.
Serve una cosa atta al concentrare energia decisi.
Quindi mi metto seduto a meditare... conclusi.
Al che mi resi conto immediatamente di non possedere in quei momenti la predisposizione necessaria... per applicare tale pratica.
Allora pregherò... continuai.
Pertanto scoprii presto di non aver voluto imparare nessuna preghiera...
E di non essere nemmeno in grado di inventarne una al momento.
... Che il cervello andava lesto verso la disperazione e l'irrazionale.
Così andai avanti del tempo nel propormi ipotesi man mano più sbandate finché...
Finché non mi sembrò di vedere una luce lampeggiante laggiù in fondo...
Dove la nebbia diventava spessa pari alla panna montata.
E mi ci diressi dunque e perfino correndo...
Solo che invece inciampai e caddi rovinosamente e chiaramente aggiungendo pena a pena.
Tuttavia mi tirai su e sorpresa...
Ritrovai fra le mani un bastoncino biforcuto. 
Una specie di pezzo di ramo lungo un metro circa...
Che mi stupì cavolo.
Mi stupì tantissimo.
E mi attirò...
Mi attirò curioso... per via del modo in cui era stata incisa la sua corteccia.
Dei segni stranissimi e di varie dimensioni infatti la solcavano incredibilmente scavati e disposti.
Mi misi ad osservarli rapito.
Sembravano voler illustrare un testo...
Quasi a mo' delle scritte d'amore sui tronchi al parco.
Ma non si distinguevano lettere o numeri.
No no.
Erano tipo caratteri di un codice piuttosto.
Un messaggio che nelle intenzioni doveva rimanere incomprensibile a tutti...
Meno a chi conosceva le coordinate buone per decifrarlo.
Tra l'altro... considerai pure che stava proprio strano un rametto in quel posto... abbandonato da dio e dagli alberi.
E ciò aumentò se possibile l'interesse.
Ergo il dilemma dell'interpretare i segni mi divenne "oltre" complesso.
Ed oramai loro mi avevano pressoché rapito e stregato.
E continuavo a studiarli ed osservarli...
A "rigirarlo" dentro le mani sempre maggiormente coinvolto.
A fare ipotesi.
A congetturare.
Ad immaginare quale animale avrebbe potuto rosicchiarlo in quel modo perfetto.
O che agente atmosferico fosse stato in grado di compiere un simile prodigio.
O su dove poteva essere ora l'uomo che l'aveva inciso.
E con che attrezzo l'aveva manipolato.
Aspetta rilanciai...
Potrebbe contenere una mappa o magari indica "la" direzione o probabilmente è un calendario, una pianta del cosmo, un oroscopo...
Un messaggio divino a me rivolto...
Il mio testamento spirituale...
Uno scritto ufo.
E via di questo passo insomma...
Durante non so quanto tempo.
Ah!
Durante quanto tempo te lo so dire io amico...
Che ti ho trovato e soccorso.
Minimo...
Minimo settantadue ore... tutte chiare in questo periodo qui nel circolo polare... sei rimasto là fuori in quelle condizioni e...
Ed in aggiunta so un'altra cosa fondamentale...
Quell'attacco di interesse irrazionale verso il bastoncino ti ha certamente salvato la vita...
Distraendoti dal fatto di percepire unicamente il freddo.
Manco se catturando intera la tua attenzione lui fosse riuscito a riscaldarti per dentro...
Meglio di qualsiasi fuoco da fuori o qualsivoglia soluzione logica del tuo problema.
... Ti ha salvato la vita.
E questa direi è una morale bastante buona per una storia altrimenti insulsa.
Altrimenti insulsa.

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