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Autore

Mirko Tondi

in archivio dal 11 mar 2010

03 dicembre 1977, Firenze - Italia

segni particolari:
Una pupilla più grande dell'altra dovrebbe bastare, ma anche un naso "importante", diciamo così...

mi descrivo così:
Scrittore precario e a mezzo servizio, perso nei fondali della rete

08 novembre 2011 alle ore 16:47

C'è di peggio

Intro: racconto leggero, giocato quasi esclusivamente sui dialoghi. Ironizza sulla morte, sulle rockstar e sul romanticismo

Il racconto

«È proprio vero che poco prima di morire ci passa davanti tutta la nostra vita: la spinta vendicativa data a Luigino, bambino odioso e prepotente; le tette della Corsini, puntate fugacemente per tutti gli anni delle scuole superiori (sei, a dire la verità, perché in terza mi feci bocciare apposta per stare nella sua stessa classe anche l'anno successivo); il bacio rubato alla turista tedesca ma il sesso mai consumato, la finale di Champions League vinta ai rigori, e poi lei... il primo giorno in cui l'ho vista...»
«Io non mi ricordo niente, ero ubriaco. L'ultima immagine che mi è rimasta sono i lampeggianti colorati dell'ambulanza. Ma almeno me la sono spassata.»
«Sì, certo, se morire soffocati dal proprio vomito significa spassarsela...»
«Così puoi star sicuro che si ricorderanno di me. Ce la vedi una rockstar a morire di infarto, a ottant'anni suonati, tra il reparto latticini e quello insaccati del supermercato?»
«Forse hai ragione, a ognuno la morte che si addice di più. In qualche maniera siamo noi a sceglierla, col nostro stile di vita.»
«Da parte mia volevo solo lasciare un segno, e penso di esserci riuscito. Al diavolo tutto il resto.»
«Già, tu hai scritto canzoni, fatto concerti sold out, recitato in dei film. Ti hanno persino inserito in un videogioco. E poi tutte quelle groupie finite nel tuo letto, quante saranno state?»
«Eh, difficile dirlo... trecento... quattrocento forse, che ne so.»
«E io, invece, che ho fatto di importante? Cosa?Novemilasettecentocinquantasei pratiche archiviate, sai a chi gliene frega... E poi un'unica donna, lei...»
«Eri un romantico, che ci vuoi fare...»
«Capirai...»
«Che fai, adesso, rimpiangi tutto quello che hai fatto?»
«Hai ragione, non serve a niente... Però sai una cosa? Hai presente quando ti ho raccontato come sono morto?»
«Certo, mi hai detto che un camion ti è venuto addosso.»
«Sì, ma non è propriamente esatto... Vedi... sono io, in realtà, che gli sono andato addosso.»
«E che differenza fa?»
«Stavo andando da lei a velocità sostenuta, ero un po' in ritardo. Poi mi ha telefonato, probabilmente per sapere dov'ero di preciso... Io ho guardato il display, mi sono distratto e...»
«E boom, preso in pieno il camion.»
«Non trovi che sia un po' colpa sua?»
«Beh, in genere si dice che certe cose devono succedere e basta... però, se ti fa sentire meglio, posso anche dirti di sì, è stata un po' colpa sua... Comunque scusami, adesso devo scappare.»
«Perché non rimani un altro po'? Magari ci facciamo una birra.»
«No, grazie, non riesco più a berne dopo la mia morte, mi capirai... In ogni caso, ho un appuntamento con una, sai com'è... gran sesso tutta la notte e poi la rispedisco al mittente.»
«Beato te... io farò un salto di là, dai vivi, e andrò a spiare lei.  S'è comprata anche una vestaglia nuova, molto sexy. Mi piace guardarla...»
«Fedele anche da morto, tu non ti smentisci mai... Dai, devo andare. Ci becchiamo alla prossima.»
«Ok, ciao, ciao. Vai pure a fare del gran sesso...»
Nell'aria volteggia un biglietto e pian piano finisce a terra, mostrando una scritta. Il biglietto viene raccolto.
«E questo cos'è? “Amore mio piccolo, sono timido lo sai, per cui ti scrivo. Ci vediamo stasera alla solita panchina del parco, guarderemo i bianchi cigni tutta la sera. Ti amo, cucciolo.” Hai capito, la rockstar: gran sesso tutta la notte, la rispedisco al mittente... Certo, come no... Vabbè, meglio che vada anch'io, a quest'ora lei torna dal jogging e si fa la doccia. Colpa sua o no, chi se ne frega se sono morto. C'è di peggio, in fondo.»

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