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Poesie di Monia Baldacci Balsamello

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  • 21 luglio 2008
    Proiettili buoni

    Aveva le cartucce.
    Mancava la mira.
    Così l'aria è rimasta quella di prima,
    intatta.
    Nessuno ha sparato.
    Nessuno colpito.
    La verità è che gli tremano sempre le mani
    quando deve amare o mirare.
    La verità è che se la notte è calda come il giorno,
    allora rischia di sbagliare.
    Così la sospensione è d'obbligo.
    E il sopravvissuto, ignaro d'esserlo, era anche più bello di prima.
    Scampato al pericolo, stava intatto
    nel buio falciato dai lampioni,
    stava buono nel ritmo di sempre.
    Il cecchino, rimasto cristallo nell'implosione,
    disoccupato per sua colpa,
    era immobile, castrato a metà.
    Pieno d'inutile polvere nera,
    di parole senza grilletto.
    C'era gente.
    C'è sempre gente prima di un'esecuzione.
    Gente che potrebbe dire: "L'ho visto, ha sparato nel mucchio"
    ma il mucchio è solo un pretesto
    per chi non vuole vedere l'unica faccia che conta.

    E quando il cecchino è passato davanti alla vetrina
    e il riflesso caduto lì sopra
    somigliava troppo alla mia faccia,
    ha capito che per sparare
    servono sere più fresche,
    serve un vento migliore e notturno
    che salvi le mani e la voglia di fare.

  • 07 marzo 2007
    Altra via

    Parleremo noi
    e quel verbo sarà una lesione,
    come fine prudente al dolore
    di quel nostro restare.
    Dove voce riposa e s’attende
    che per tempi infiniti
    si restringa il legame

    capiremo il vero
    e l’incerto che ancora divora.
    Ne terremo i brandelli,
    illusorio possesso che nasce
    dal bramarsi viventi,
    odorosi di sangue fluente,
    nella luce di scambio che inganna
    due natanti dispersi.

     

    Lo diremo poi,
    quando forse sarà troppo tardi,
    così pieni di cielo che pioggia
    sarà l’unica via di commiato.

  • 07 marzo 2007
    Anche quando

    Non cercare la parola
    che contenga
    questo istante.
    Lascia solo che sorrida
    e scorra.


    Tanto, partendo,
    ciò che mi resta
    è l'idea di te,
    non il nome che porti.


    E partendo,
    ho il gusto di tornare
    per scoprire
    come vivremo
    l'attimo che segue
    e poi precede,
    l'ennesimo saluto.

    Tu non fare altro.
    Esisti soltanto
    perché esistendo
    brilli di sorrisi
    e gli occhi
    hanno un mistero
    che non sveli.

    E non devi.

  • Mancanza tremula di te
    a tratti spingerà
    le mani al volto
    e chiederà
    che pelle contro il cielo
    scorra
    e mi consoli,
    che piano la tua guerra
    smorzi
    e si frantumi.


    Si farà spazio e sorda
    vorrà che morte accada
    dei pensieri.