username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Nando Farro

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Nando Farro

  • 05 febbraio 2007
    Come ogni ora della mia vita

    Come ogni ora della mia vita
    a braccetto con la noia
    (annaffiata di gin)
    spunta a chiazze capricciosa
    Cambio sedia, cambio postura
    cambio bevanda, cambio discorsi
    cambio pettinatura, cambio amicizie
    non cambio per cambiare, cambio me stesso
    Come ogni ora della mia vita
    a braccetto con la noia
    (annaffiata di gin)
    spunta a chiazze capricciosa
    Certo che lo so cosa mi occorre
    ma esco di casa e lo dimentico
    esco di casa e vengo assorbito
    esco di casa ed entro a Las Vegas
    Mi stordiscono le luci, le voci
    le braccia, le gambe, i corpi interi
    i colori, le monete, la carta e i pezzi di ferro
    come ogni ora della mia vita
    la punta del naso tocca i piedi

  • 25 gennaio 2007
    Fallimento

    Le persone fanno un gran parlare di fallimento
    si considerano inutili e perse e smarrite
    (coglioni) non sono mai stati costretti a pisciare nel lavandino
    con il fetore del cesso che ti avvolge
    né a bere vino da un bicchiere sporco
    di decine di marche di rossetto diverse
    che tu non ricordi di avere mai assaggiato
    Proprio non ci arrivano, al nocciolo del termine
    al cuore malato di aritmia, al sudore di ghiaccio
    alle tempie che pulsano, allo scenario desolante
    all'aridità sentimentale, alla banalità intellettualoide
    non ci arriverano mai, e già si considerano fallite
    A tutti questi signori vorrei dire che per fallire
    ci vuole costanza
    e impegno
    e dedizione
    e ortiche (tra le quali strofinarsi il cazzo)
    e una buona dose di fortuna
    che ti abbandoni nel mezzo del ricevimento più bello della tua vita.

  • 25 gennaio 2007
    Decisioni

    Ho barba e capelli lunghi
    E la decisione di cambiare vita
    (che bussa ogni mattina alle 10.30)

     

    Sul pavimento ci sono le orme e i capelli
    Degli ultimi dieci clienti
    E i pavimenti puzzano
    Di lozioni andate a male.

     

    Vecchi seduti su poltroncine di pelle
    Sfogliano i volti del giornale del mattino
    Fino al giorno in cui non vedono i propri figli.

     

    Mi siedo... zzz... rasoio elettrico
    Mani che odorano di mandorle
    Le solite domande noiose.

     

    Come va l’università?... zzz...
    Suoni ancora di tanto in tanto? ... zzz...
    E tuo padre?... zzz...

     

    (Ci vado per questo dal mio barbiere
    Per le sue domande noiose
    Dette con tono tranquillo)

     

    Bene... zzz
    Sì... zzz
    Bene... zzz

     

    Divento più leggero
    Prima la testa, poi il viso
    Una metamorfosi inutile.

     

    Mi specchio soddisfatto
    Per farlo felice
    Pago, ringrazio, saluto ed esco fuori.

     

    C’è il sole e mi sembra tutto diverso da prima
    Mi sento nuovo e sicuro
    Nel mio dopobarba aromatico.

     

    Tra un’ora, o forse anche di meno
    Sarà esattamente la stessa merda
    Ma ora mi sento nuovo.

  • 03 luglio 2006
    Tre case

    Tre case e diecimila mattoni
    quindicimila piccole crepe tra i diecimila mattoni
    l'intonaco che cade, la manutenzione ordinaria
    tutto ciò che semina panico poi sparge vendetta
    si mastica e si sputa da un balcone all'altro
    Tre case e diecimila mattoni
    un agnello cotto e divorato dai muratori
    una colonia di odio e spifferi dalle finestre
    il lavoro come vedete non dà sempre buoni frutti
    Tre case e diecimila mattoni
    cemento cemento cemento anche nelle bocche
    i muri portanti dispersi nella polvere dei calcinacci
    io, la mia finestra, l'inferriata e l'aria viziata.

  • 12 maggio 2006
    Ho poche speranze

    Ho poche speranze, e questo mi conforta.

    E non urlarmi nelle orecchie come una vecchia sgualdrina in calore senza più clienti.

    E non soffiarmi addosso che il tuo alito farebbe schifo a un maiale.

    Posso disegnarti dei baffi sul viso? Non ridere, non c’è nulla di buffo.

    Potresti morire con due baffi finti sul viso. Ma tu sei incosciente.

    E pensi a vivere. Hai ragione, fai pure, continua.

    Guarda di soppiatto i cartelli stradali, le insegne dei bar

    Le culle sui marciapiedi, i cani nell’immondizia

    Gli alberi grigi, gli occhi scintillanti

    Le vetrine imbrattate da gioielli di cattivo gusto

    Le scarpe coi tacchi, le scarpe basse

    Le scarpe da ginnastica, le scarpe da lavoro

    Come si incastrano i sampietrini sul lastrico

    Guarda bene, potresti riconoscere gesù cristo lì in mezzo.

    Non ho sbagliato. gesù cristo ormai si scrive tutto in minuscolo.

    Certo che ti amo, anche se riesco a scoparti benissimo

    Anche se non ne ho nessuna voglia. Ma non vuol dire niente.

    Ti amo. Come amo il mio cellulare.

    Solo che la tua figa è meno funzionale, ma non importa.

     

    Sei uscita presto stamattina. Ti ho sentita alzarti dal letto caldo.

    Io non avevo nessuna fretta e mi sono alzato tardi. E ho riso di te.

    Te lo giuro. Ho riso di te tutta la mattina, mentre preparavo il pranzo.

    Ma non ho fame e so già che tu resterai alla mensa del dopolavoro.

    E allora ho cucinato e poi ho buttato tutto. Senza senso hai detto.

    Già, hai proprio ragione. Faccio cose senza senso.

    Potresti provare a installarmi un meccanismo. Sotto i polsi magari.

    Un meccanismo razionale che mi sincronizzi col resto del mondo.

    Indipendente dal fuso orario. Devo adattarmi a qualsiasi parte del mondo.

    Non mi costerebbe nulla fare da cavia in fondo. Potrebbe essere una trovata geniale.

    Una delle tue tante trovate geniali di cui ha riempito questa casa.

    Tictactictac. Ci sono timer dappertutto. Non muovo più un dito.

    Interruttori che si accendono e si spengono da soli.

    Abbiamo una casa perfetta, lo hai detto tu. Grazie a te, dico io.

    Solo grazie a te. Grazie a Dio. Solo grazie a te.

    Ho poche speranze ma sono tutte di qualità.