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Autore

Nando Farro

in archivio dal 12 mag 2006

03 agosto 1979, Salerno

mi descrivo così:
Odio descrivermi.

20 giugno 2006

Come al solito

Intro: Per tre lunghe ore Nick cerca invano l’ispirazione, e poi la solita irruzione di Anselmo nella sua stanza. Riflessioni scambiate tra chiacchiere che sanno di vino in fugaci e divertenti incontri puntuali nella notte…

Il racconto

Dopo più di quindici anni passati sull’orlo del fosso è ora di saltarci dentro. Nick Pavone.

h. 21.00

Un inizio è un inizio. Ci vuole un rituale, un insieme sistematico di piccoli gesti meccanici per farti cogliere l’ebrezza del pastiche che sta per farsi spazio sulla carta. Accendi il computer. Apri Word. Scegli la grandezza del carattere. Regola la lampada in modo che non crei riflessi sul monitor. Sgranchisci i polpastrelli. Metti una bottiglia di vino buono sul tavolo dove scrivi. Aglianico. E un bicchiere.

Dite la verità, Nick Pavone vi ha colto di sorpresa. Nick Pavone vi coglierà tutti di sorpresa, portando a compimento quello che ha in serbo da una vita.

 

h. 24.00

Tre ore Cristo! Tre ore e non avevo nemmeno una storia decente, solo milioni di caratteri apparsi sul monitor e subito reinghiottiti dal tasto ‘delete’. Anche con le muse ero sfortunato: la mia era una drag-queen che a quest’ora doveva ancora chiudere bottega. E giù bicchieri di Aglianico, ero alla terza bottiglia. Di questo passo sarei morto di cirrosi epatica al quarto capoverso del terzo capitolo, semmai ci fossi arrivato. A un tratto sentii un rumore strano proveniente dall’ingresso. Era Anselmo che come sempre veniva a farmi visita a mezzanotte in punto, con una precisione che nessun meccanismo al quarzo sarebbe mai stato in grado di raggiungere. Ogni notte lasciavo la porta d’ingresso socchiusa, per evitare che la sfasciasse. Avrei potuto lasciarla aperta, certo, ma si sarebbe innervosito se gli avessi rovinato l’opera. E quando si innervosiva Anselmo iniziava a piangere, a biasciare, ed era in grado di andare avanti fino al mattino. E io ero Nick Pavone, dovevo scrivere e non avevo molto tempo da dedicargli. Fece irruzione in camera mia con la solita pistola tra le mani, i muscoli tesi per l’eccitazione del momento, un passamontagna da cui si intravedevano gli occhi giallastri.

- Stronzo, mani in alto!

- Ok, ok

Alzai le mani, ma non di molto. Non era necessario, lo sapevamo entrambi.

- E ora tira fuori i soldi!

- Senti Anselmo, ci dovrebbero essere due euro in quel cassetto, prendili e bevi qualcosa alla mia salute ok?

Continuando a tenermi la pistola puntata addosso si spostò fino al cassetto del comodino e lo aprì. Appoggiata sulle mutande inamidate c’era una moneta da due euro, la stessa delle altre sere. La prese.

- Nient’altro?

- Nient’altro Anselmo… le cose non vanno molto bene… ma sto scrivendo un libro

- Un libro? E di cosa parla?

- Non lo so ancora.

- Non riuscirai mai a finirlo. Non sai mai un cazzo di niente tu.

- Sì invece…stavolta sì

- Stronzate

- Ti dico di sì

- Stronzate… nient’altro?

- No ti ho detto… ma se vuoi un bicchiere di Aglianico

- Ok

- Bhe posa il cannone dai

- Ok

Posò la pistola sul comodino e tutta la muscolatura si distese, e chiazze di sudore iniziarono a comparire a sprazzi sulla maglietta nera che gli stringeva l’addome. Una lumaca, flaccida e bavosa. E lenta. Mi versai un bicchiere e gli passai la bottiglia, brindammo e iniziammo a bere. Non gli avevo mai offerto del vino, ma stasera era un inizio e tutti dovevano festeggiare. Bevevamo in silenzio senza dire nulla. Vuotammo altre tre bottiglie e a quel punto la cassa era finita e Anselmo mi lasciò di stucco. Si tolse il passamontagna. Ovviamente sapevo benissimo che faccia aveva, lo vedevo tutte le mattine intento a riparare auto nel garage di fronte, ma l’Anselmo notturno mai e poi mai si sarebbe sognato di togliersi il passamontagna.

- Ehi Nick… non pensi che io sia un ladro educato?

- Bhe, se non esordissi sempre con ‘stronzo’ potrei anche pensarlo…

- Non mi riferivo a quello, brutta testa di cazzo

- E a cosa?

- La gente che viene in casa tua…non i ladri intendo…la gente normale. La tua ragazza, i tuoi amici, i tuoi colleghi, l’idraulico, il postino, il muratore, i tuoi genitori, i tuoi parenti…rubano tutti, e senza rispetto. Perché rubano qualcosa che non può essere rimpiazzato, un pezzetto di te, un tuo ricordo, una tua frase, un tuo gesto. Tutti ti vogliono possedere Nick, te ne sei accorto? Sei come un orologio placcato in oro, e ogni persona che viene gratta via un po’ di patina e presto sari un orologio come tanti, senza valore. Buono solo per contare le ore e i minuti. Io rubo solo cose che in realtà non sono tue. Le monete! Le monete transitano nelle tue tasche ma non sono tue. Prima o poi finiranno nelle tasche di qualcun altro. Non puoi stabilire nessun legame con una moneta, è un pezzo di ferro senza valore. Io sono educato.

- Se la metti così Anselmo…

- Ok, vaffanculo. Non hai capito un cazzo come al solito, scrittore dei miei stivali. Ti saluto.

Si alzò ed uscì. Prima che uscisse sentii un rumore impercettibile. Aveva lasciato la moneta da due euro sul mobile all’ingresso. Come al solito.

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