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Autore

Nando Farro

in archivio dal 12 mag 2006

03 agosto 1979, Salerno

mi descrivo così:
Odio descrivermi.

14 marzo 2007

La corsa al tono

Intro: Iniziare una giornata alle 9.30 del mattino non è una cosa insolita. Farlo bevendo un gin tonic, sì. Tra amici, venute, figli di Satana teste di cavallo, chi bussa alla porta?

Il racconto

Riuscirà l’acqua tonica a darmi un tono? Me lo chiedo mentre spremo il limone goccia per goccia, arcuando i polpastrelli, stringendo i denti, sibilando improperi assorbiti direttamente dalle pareti di casa. Più che spremere il limone lo torturo. Ma poi, mi chiedo sempre, questa corsa al t(r)ono non è già bella e finita? Persino le nuvole sono toniche, e io in questa scala di tonicità dove mi inserisco? Nel frattempo all’acqua tonica e al succo di limone ho aggiunto del gin, anche se sono le 9.30 di mattina. Ma io aggiungo il gin proprio per quello, perché le 9.30 di mattina sono un limbo insopportabile, perché o si lavora o si dorme ancora, questa è la regola. Io invece sto qua a spremere limoni, e questo mi sembra tremendamente irrazionale, anche se tutto sommato potrebbe far parte della mia corsa verso l’autismo. I limoni raccolti dal mio giardino incantato, come certe serate passate in un chiacchiericcio fitto con Jimmy e Johnny e Linda, sorseggiando vino e stando composti su delle stupende sedie di vimini, con l’aria attorno immobile e il tramestio vitale degli insetti. Con noi c’è anche il figlio di Satana, ma nessuno se lo caga nemmeno di striscio, poverino. Mi fa compassione e così gli offro un profumato biscotto alla cannella che lui ingurgita e poi vomita sul piattino del tè che in realtà non c’è. Alle 9.30 di mattina metto su un disco di un gruppo californiano, tanto per tirarmi su e accennare quattro passi di danza, ma evidentemente ho sbagliato disco, e così mi vesto anche io di scuro e mi metto in testa una testa di cavallo senza grilli per la testa che mi fa balzare immediatamente in testa alla corsa. Mischiato per bene il gin, l’acqua tonica e il limone non mi resta che bere a piccoli sorsi questo prezioso e torbido tesoro. Metto quattro cannucce nel bicchiere e bevo e il gin timidamente mi chiede: permesso, posso entrare? Stranamente, dopo che è entrato, suona il campanello. Driiiiin! Non può essere il gin, maledizione, lui è dentro. Ecco, sta suonando il campanello di casa mia e sono già le 10.15 anche se non aspetto visite.

 

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