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Poesie di Narcisa Trapani

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  • 17 febbraio 2009
    Nel lento rosso sbiadito

    Un po' è colpa di -chi-
    se si tergiversa tra astute chimere
    e convinzioni di rimando sfoltite
    sulla strada, tra asfalto e urla.

     

    Non ci sono sconti
    e l'indifferenza scavalca i miti,
    una corsa al dettaglio soggettivo
    e l'umiltà paventa giustizia.

     

    Mille particolari sfuggono
    al mutare dei percorsi d'idee,
    non s'incastrano preziose memorie
    nel lento rosso sbiadito.

  • 24 maggio 2007
    In catene le donne

    In catene le donne sulle vie deserte
    quelle che hanno negli occhi le lune
    quelle che ripetono cantilene
    per i giorni dell’amore
    per nascondere l’odio
    per allontanare il dolore.

     

    In catene le donne fra gli errori
    quelle che hanno lasciato il sogno
    perché il sogno non passa
    nelle strade che si perdono
    in poche carezze fragili
    nei giochi ripetuti.

     

    In catene le donne che non hanno
    quelle che vedono i bambini
    con il ventre gonfio di aria
    e cercano un seme di vita
    fra mille docili fatiche
    fra perché sussurrati.

     

    In catene le donne che si specchiano
    e non riescono più a trovarsi
    nei giri dell’esistenza
    se fra le rughe o il turgore
    non sono mai pronte
    non sono mai all’altezza.

     

    In catene le donne perchè amano
    anche se l’amore fa dimenticare
    e insegue il corpo e la mente
    e si insinua in fondo
    fra i meandri dell’anima
    fra le ciglia socchiuse.

  • 14 aprile 2007
    Atre ore

    Altre ore, altri giorni:
    sorprendermi sul filo
    di invadenti esplosioni
    fra la mia rabbia ingoiata,
    fra rintocchi di orologi fermi,
    fra bolidi veloci per le strade.

     

    Io e il mio lento andare avanti
    che stride con ultrasonici rumori
    che ha timore di continuare qui
    fra famelici e deformati luoghi,
    fra stridenti ferri arroventati,
    fra i rigori del solito niente.


    Implosioni rimangono
    a bruciare all'interno
    come alte fiamme.

  • 02 aprile 2007
    Le ultime note

    Cosa dire se ho lasciato andare
    le ultime note sul pianoforte,
    il tuo volto,
    non ricordo il tuo volto
    solo il movimento dei tasti
    e le mani che scorrevano
    un adagio frenetico;
    il suono all'infinito
    del tuo incedere.

  • 29 marzo 2007
    Metamorfosi

    Senza stramazzare fra parole e canti,
    senza più inseguire le lune lontane,
    ti soffermi ad immaginare la metamorfosi.
    Non più involucro di fogli arrotolati,
    non più ectoplasma senza forma,
    vedi crescere, senti la tua metamorfosi.
    Sulla strada il tuo andare è un altro,
    non ti riconosce nemmeno il tuo cane,
    hai completato vincente la metamorfosi.

  • 19 marzo 2007
    Invento nuovamente

    Ho passato ore e ore
    a barcamenarmi fra i limiti,
    a rastrellare alibi da equilibrista,
    a inchiodare il mio sentire.
    La notte e il giorno
    a dondolare fra vecchi incubi,
    a correggere i miei ritorni
    a sistemare sogni impalliditi.
    Ora invento nuovamente
    e creo le mie nuove parole
    per esserci, per provare ancora
    anche a sbagliare.

  • 16 marzo 2007
    A Peppino Impastato

    Out... Out... Out...
    Fuori dal torpore ottuso,
    dai gesti inconsulti reiterati,
    dalla incontinenza del male,
    dai mostri sacri indecifrabili,
    fuori dalle ingiustizie "normali",
    fuori dalle vie sporcate di fango.
    Caro, dolce amico non conosciuto.
    Dentro di me le tue parole,
    il tuo volto avvilito dagli inutili,
    la tua memoria così accesa.
    Non cade nel nulla il tuo out,
    continua e non si rassegna
    perché ci sei, qui, sei  fra noi
    tu rinasci sempre, sempre
    e loro non ti avranno mai
    perché la tua voce è in noi,
    i tuoi passi accanto a noi.
    Mille, milioni di fiori germogliano,
    si moltiplicano anche quando
    sembra che il buio ritorni
    a sopire i risvegli e le menti.

  • 15 marzo 2007
    A margine

    A margine di percorsi
    il mio ritorno alla partenza,
    non ricordavo la strada
    e ho perso tempo;
    e tu arrivi senza fatica,
    di nuovo sbaglio.
    Cosa fare dopo
    se ho fermato la mente
    al capolinea di una strada,
    e non so andare oltre
    questo mare azzurro,
    oltre il mio dolore.

  • 09 marzo 2007
    L'umano capace

    Quando parli e parli
    le tue parole sono come tarli,
    ci troveremo noi
    mentre affannosamente
    roviniamo fra cocci
    e poi resta il niente.
    Le burrasche incalzano
    ma stranamente taci.
    Dov'è l'umano con argomenti capaci.
    Se serve il vitto basta un segno d'inchiostro.
    Non sei più un dritto, curvo somigli ad un mostro!

  • 05 marzo 2007
    Rubami

    Rubami all'apatia dei sentimenti
    senza recriminare spazi,
    non cercare i miei limiti
    per darmi ancora colpe.
    Non chiedermi di ripetere
    le tante parole di ieri,
    non ho più la mia voce
    e ho smesso di pensare.
    Rubami quello che posso
    mentre scruto per capirti,
    mentre ti perdi nuovamente
    senza sentire il mio scorrere.

  • 02 marzo 2007
    Un tuo gesto

    Un tuo gesto potrebbe essere:
    l'inizio di storie senza limiti,
    il viceversa dei sempre mai,
    una voce fra mille mutismi,
    l'ebbrezza intensa di vite libere,
    la verità oltre i muri di gomma,
    la trasparenza di un mare opaco.

     

    Dico a te  umano capace, sì dico a te
    mentre saltano mine e si sputa il fuoco,
    mentre qui sulla mia terra uno scuro manto
    si prende gioco di te che resti stucchevolmente immobile.

  • 02 marzo 2007
    Da passante

    Se percorri avanti e indietro una via
    durante le ore ci vedrai un senso logico
    nella vita che lascia lì impronte profonde.

    E com’eri ieri da passante non lo ricordi
    solo la memoria di un dolore o di un sorriso
    si appoggiano fra la polvere e le pietre consumate.
    Hai lasciato gente che non vedi più passare,
    come un sapore appena percettibile li senti
    e nelle loro parole  si insinua  il senso di un freddo
    che lascia la pelle senza brividi e gela i tuoi passi,
    e chiedi e ancora chiedi e non hai le risposte.
    Giri l’angolo ansimante e poi corri… corri… corri…
    Anima dolce, candida, ferita, parli… parli… parli…

    Cerchi l’eco ma il suono non si ripete.
    Sei tu, eri tu, questo inverno domani finirà
    e della pioggia solo rigagnoli oltre il marciapiede,
    il tuo volto lo riconosci e fra i solchi
    puoi ancora metterci a germogliare semi
    ne assaporerai il dolce e l’amaro dei frutti,
    ne sputerai la rabbia e ne canterai l’amore.
    Non perderti, un nuovo sipario si apre
    e la scenografia è un’altra… un altro copione
    tu istrione o uomo vero… recitare o fare sul serio…
    non importa è tutto da rifare e da ricominciare,
    e se ripercorri la stessa via lascia gli inganni,
    portati dietro i vestiti nuovi che incontri
    ti troverai a credere nei loro colori già al mattino.
    Il giorno dopo  forse ti sembrerà che qualcosa cambi… forse…

  • 02 marzo 2007
    Fra i limoni

    Fra i limoni e gli aromi
    a fiumi i rifiuti insultano
    la mia terra: sconnessa
    fra la strage che muta
    il suo abito di esplosioni,
    che culla burattini e burattinai.


    Non divertono le case
    le cose confuse, l'inutile caos.
    Non fanno ridere i misteri insoluti,
    gli eroi dimenticati e umiliati.
    Non ci sono soli e lune
    che possano riscattare il pianto.
    Solo il bisogno di andare oltre
    la cortina del fumo sollevato.