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Autore

Nello Vittorio Maruca

in archivio dal 20 apr 2011

03 dicembre 1937, Falerna - Italia

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
L'umiltà è la mia forza.

24 maggio 2011 alle ore 18:04

Disgrazia

Quest'oggi il nervosismo è culminato,
per questo ogni fatica ho trascurato,
dopo avere girovagato alquanto
entro deluso nella stanza accanto..
Quel cjhe quest'oggi quì è capitato
è avvenimento che va raccontato
alfin che sappia chi ci ruota intorno
della confusion che regna e del frastorno.

Abbia pietà di nuova circostanza
e prenda dell'ambiente nuova coscienza
onde non abbia lui ad adirarsi
e non costringa altri a morsicarsi.
Approda, cheto cheto a dirigenza
uomo discreto dai capelli senza;
non un mugugno mai, non una lagna,
convive la miseria e si rassegna.

Al contrario, però, vive quest'io
che pur con nostalgia,fuori d'astio
mi contorcio,mugugno e pur mi lagno
tanto che cancrena l'ho financo in sogno.
Guardo, lì, seduta a tavolino
donna vestita d'abito di lino
che al posto di cercare d'operare
dilettasi sulla sedia a dondolare

Lumacone somiglia a movimenti:
Lenta nel fare, lenta in spostamenti.
Con il lavoro pare ci si culla.
a fine giorno non conclude nulla.
Delle tante disgrazie è la più magna
che capitata m'è tra nuca e collo,
meglio se assente fosse alla bisogna
ch'è personaggio di corto cervello.

L'è di coronamente buon compagno
che in tela incagliato pare sia di ragno.
Prende, pone, riprende e poi ripone,
s'arrovella si strugge e non compone.
Dai gesti, dal parlare dal comportare
i due al mio cervello fanno pensare:
Bisognerebbe metterli in struttura
ove potere offrire sicura cura.

Stanco di permanenza in sì squallido
loco mestamente m'avvio allo stanzone
donde mi par proviene una canzone;
accanto alla finestra è uomo gelido
che al collo cinghia tiene penzoloni
mentre reggesi con mano i pantaloni.
M'accosto, al saluto mi risponde:
Hai visto al monte che bell'alte onde?

Brillano gli occhi tremano le mani;
presto men vo dicendo: Addio, a domani.
Nel corridoio restano tre, in crocchio,
che prima mai incontrato avea mio occhio.
Uno in altezza supera la norma
e dall'aspetto parmi non sia in forma,
mi dà conferma di mia impressione
al saluto, la sua truce espressione.

Dei rimasnenti due uno s'inchina,
l'altro lancia coriandoli e farina;
in aria li sparpaglia e volan via
mentre gli astanti invocano Maria.
Sbigottito del far di quei signori
accedo alla sala di lettura
ove di doglianza carca e malumori
trovo persona di scarsa cultura.

In serbo tiene solo sconoscenza,
superbia, arroganza ed indignanza
d'intemperanza tien comportamento,
e mostra di suo volto abbrutimento.
Delle manchevolezze mie non dico:
Quello che faccio spesso lo modifico.
Dico soltanto che non son quel ch'ero
mi scordo quel ch'ò detto e se pur c'ero.

Arricchito di sì tant''indigenza
lesto mi torno all'usuale permanenza
convinto che l'ambiente mio disabile
è, comunque, degli altri più agibile.

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