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Poesie di Nemo Rascati

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  • 11 maggio 2011 alle ore 23:01
    La memoria delle formiche - parte prima

    1.
    Siamo tutti destinati ad un lento logoramento:
    la mano zingara e le monete di bronzo,
    la scorciatoia verso il mare e i sonagli sulla polvere
    il morso della vipera e gli antidoti di inchiostro
    siamo tutti quanti il nuovo ed il vecchio sotto il sole:
    sciolti sui pedali, in vista del Gran Premio
    immersi nella trama,
    e verrà la metamorfosi del riciclaggio
    temi di politica contro gli insetti;
    e le cose che ho tralasciato, mi seguiranno
    le equazioni assurde o gli errori di calcolo:
    è così per tutti.
    L’arte di tenere a bada sé stessi,
    la cura contro l’incuria, sui binari
    mentre l’inchiesta sulle mie tanto attese rinunce
    subisce l’urto dei riti,
    di passaggio scorgo la signora dei miei desideri
    che furono.
    Ecco a voi la volata salvezza:
    perdo le pastiglie dei freni
    vinco pastiglie per treni ad alta velocità,
    lascio oboli all’ingresso - consigliatemi la quota minima
    voglio giocare,
    anche tu ed io possiamo fare la differenza,
    ma dobbiamo agire con convinzione.
    Si può lasciare tutto all’oste,
    si può mangiare quanto si vuole senza pagare il conto.
    Prova a rovesciare il bicchiere
    Esci dal bunker, i tuoi carcerieri dormono come tutti
    Gli uomini del futuro si passano la palla
    Ora il nemico può parlarti,
    se ci fai attenzione.
    È una serie di eventi che ti ha convinto a parlarne
    Non si può soprassedere a tutto ciò che scorre,
    la tua voce a volte è troppo presente
    e il grande assente è l’opinionista del quotidiano,
    non ti puoi fidare degli affetti prepagati, per
    una stagione intera ad aspettare che ti spuntino le ali.
    Si logora il campo di fragole, occorre che si riposi
    Si logora la lente degli occhiali, sotto il vento sabbioso
    Avevano tempo da perdere a guardare il pittore,
    scritturare attrici di china, prova a dire:
    in casa comando io.
    Aveva ragione il merlo:
    devi avere il certificato medico per arrogarti il diritto
    di stare a guardare.

    2. 
    La vettura ha preso in pieno la grande magnolia,
    la piazza ha protestato contro l’indecenza
    esponeva la tappezzeria di casa, i denti dei defunti
    conservati dall’usura delle ingiustizie
    in un luogo del cuore che non conosce compromessi.
    La vettura ha preso in pieno la verdeggiante magnolia,
    il campanile ha vibrato e la sinagoga
    ha risuonato come un solo uomo,
    le banche e i magazzini delle armi presi d’assalto
    nelle periferie industriali le iene vanno ghiotte di polli,
    gli esuli rivendicano un posto operativo
    i martirii procedono in pompa magna,
    ed al banco il pesce fresco:
    non manca mai.
    Qualcuno si chiede ancora che senso abbia,
    ma poi arriva la corriera e se lo porta via.
    Qualcuno risponde a quella dannata segreteria
    Ma poi il giudice fa orecchie da mercante.
    Quella vettura ha piegato la sacra magnolia,
    il vescovo ha soccorso i feriti
    l’avvocato ha rilasciato delle controverse dichiarazioni
    per via della coda del rospo indigesta.
    I vigili improvvisano esercizi di giocoleria,
    i piccioni alternano pirotecniche danze sulle edicole del Duomo
    noi mangiamo un gelato, passeggiando per il museo.
    Ti dicevo che so:
    quando il tempo si fermerà cadremo sui cuscini;
    Re Donald sarà là, con due bicchieri di Cola in mano,
    daremo il benservito ai nostri creditori,
    viaggeremo per pochi minuti insieme a Yuri e Laika
    innervosendo gli scettici,
    facendo impallidire il Bianconiglio.
    Avrà il buon Dio, di chi ci crede, l’autorità per farli star zitti,
    almeno per novanta minuti di spettacolo garantito? 

    3.
    Le brigate hanno l’arma, quattromila megatoni
    Conservano la ricevuta in una teca,
    stretta nella mano del Santo.
    La terra sussulta mentre i cingolati circondano la città,
    le rastrelliere, le pozze di ruggine e carbone
    l’odore di zolfo. Senza la pace non c’è ragione d’esistere,
    e senza la guerra non c’è ragione di pace.
    Affitta una camera in prima serata, guardati un po’ di tv,
    ti tirerà un po’ su. O se preferisci, leggiti un libro.
    La cricca inamida le piume, il sarto puntella l’orlo;
    d’ora in avanti cammina rasentando i muri dell’indifferenza,
    fai un cenno di saluto al Capo, il solito
    e poi chiudi la bocca, frena la lingua che batte sul dente:
    bacia la mano per il pane quotidiano,
    rinnega i soliti sospetti,
    rinvia a giudizio la tua ingenuità corrotta,
    e goditi la vacanza.

    4.
    I due spettatori alla convention,
    sono lì per il buffet.
    - Come sta oggi il Capo?
    - È in forma smagliante: una bomba! Il potere fa miracoli!
    - Tieni a mira le tartine, mira le forchette d’argento.
    - Come fanno a splendere così queste finestre?
    Avanzano le truppe in toga,
    i cartelli del narcotraffico,
    l’onda anomala di clandestini
    le estetiste, le anestesiste, e le ardenti conquiste
    sensuali ed esotiche, sull’orizzonte degli eventi
    cavalcando pantere giganti.
    A debita distanza la brava gente:
    - gli antennisti complottano alle nostre spalle
    controlla sotto i tavoli, schiaccia le cimici e
    brucia le tarme. 
    - Hanno avvelenato persino l’acqua
    tessendo attraverso le loro terapie il verbo,
    chiedi alle maschere del cinema
    chiedi al guardiano del faro.
    Nella zona a rischio abbiamo consumato i nostri corpi.
    Perché non ci siamo raccontati barzellette?
    Potevamo fare di meglio,
    potevamo spremerci di risate,
    e cancellare le nostre occhiaie con il laser:
    come ha fatto il Capo.
    E il divino e lo spirito non gli volteranno certo le spalle.