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Autore

Niva Ragazzi

in archivio dal 05 apr 2006

20 dicembre 1952, Poggio Rusco (MN)

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2011

05 luglio 2007

Un uomo felice

Intro: Un uomo semplice, che appare felice. Si trastulla fischiettando e "sterminando" idealmente la componente femminile della sua famiglia, eppure è mite, e ispira serenità.

Il racconto

C'è un uomo di fronte dove lavoro io che tutti i giorni alle 5 del pomeriggio ha finito la sua giornata di lavoro.
Va a lavarsi fischiettando al rubinetto di un terrazzo poco lontano: forse fa il muratore, non so, lo vedo solo in canottiera.
Fischietta; a volte lo sento cantare, canta sempre che è morta la mamma, tarin tarà, che è morta la zia, tarin tarà, che è morta la moglie, tarin tarà.
Sono tutte donne, quelle che muoiono.
Deve essere un uomo felice e soddisfatto.
Alle ore 5 e 1 minuto del pomeriggio lo sento arrivare. Smetto qualunque occupazione e mi metto alla finestra a guardare.
Si insapona religiosamente le braccia, frega sotto le ascelle, sul collo, nelle orecchie e finisce laboriosamente sulla faccia.
E poi si tuffa cantando sotto il rubinetto, sollevando prima un braccio, poi l'altro.
Intanto, è già morta la cognata, tarin tarà.
Alle 5 e 10 ha finito di lavarsi e tutto gocciolante va in cerca di un asciugamano: di solito, usa la sua camicia.
C'è un sole gagliardo che gli batte sui muscoli e lo fa scaldare in corpo.
Alza la testa e si mette a fischiettare.
E' decisamente un uomo felice: ha finito il suo lavoro, adesso se ne andrà a casa, per via forse si fermerà a bere un bicchiere con gli amici e litigherà ferocemente per una squadra di calcio.
Arriverà a casa ancora allegro, e sarà già morta la gatta, tarin tarà.
A casa ci sarà la moglie, un po' grassa un po' vecchia, un po' mamma e un po' megera. Sarà facile strillare un poco per un buco nelle calze, che se vai avanti così, tutti in calze ce li spendiamo quei quattro soldi che porti a casa, e per mangiare, che ci mangiamo, i buchi nelle tue calze?
Ma poi si toglierà i pantaloni, fa così caldo, si metterà i calzoncini e manderà uno dei suoi figli che giocano sotto casa a comprargli un giornale.
Sistemato sul terrazzino, al fresco, inforcherà gli occhiali per mettersi in politica: i ragazzini sotto casa fanno la guerra, la moglie fa la minestra e i vicini di casa fanno la solita discussione sullo stipendio, che siamo al 10 del mese e non me l'hanno ancora dato, ma io, cosa credi, io glielo dico, non sono mica fesso, io!!
Si fa sera.
E' estate e si sta bene, siamo ancora giovani, si può sperare. Soldi, cominciano ad essercene da parte, i ragazzini si fanno grandi, si può cominciare a pensare al mutuo per una casa di proprietà, si avvicina il momento del benessere.
Se tiene 'sto porco euro e 'sto governo del cavolo....
Ci penseremo.
Ed è già ora di mettersi a tavola. Dopo si guarderà la tivù, e tutti zitti che canta Albano che io proprio me lo sento un fratello.
A letto i ragazzini e a letto pure lui, il mio amico, con la moglie grassa al fianco.
Ripenserà un attimo alle pagine delle riviste esposte dal giornalaio ed alle splendide vallettine e veline e prezzemoline della tivu, ma solo un poco, tanto per compensazione.
E poi si accontenterà e farà finta di niente, che quello che conta è tante altre cose, e poi con 'sta vecchia qua ormai, ne abbiamo viste di cose insieme.
Un uomo felice, ti ho detto: che domani alle 5 del pomeriggio sarà ancora al suo posto, tarin tarà

 

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