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Poesie di Paola D'Angelo

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  • 29 marzo 2013 alle ore 16:37
    Ascolto

    Ascolto

    Sai più di me
    di quanto sa il grembo di mia madre
    senza che io nulla faccia
    per spiegare me stessa.
    Ascolti le mie mani,
    i respiri tra le parole,
    i sorrisi trattenuti
    dalle palpebre socchiuse.
    Ed io fiorisco
    come collina al calare del vento
    bagnata dall'azzurro
    del primo cielo.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:36
    Una piccola parte scura

    Si stacchino da me tutte le foglie
    nuda la mia corteccia resti
    a impregnarsi
    della livida aria della sera,
    non una goccia di linfa trasudi
    pietà dalle arse gemme,
    non resti su di me un solo
    ornamento,
    che io sia un tronco
    inerte,
    emani da me la mia sconfitta
    senza vergogna,
    soffi la sua favola
    il vento
    sui boschi che lontano
    palpitano nell'ombra.
    Sia io una piccola parte
    scura
    saldamente
    abbracciata all'infinito.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:35
    Vorrei essere una culla

    Quando il giorno si raccoglie
    nel ventre della notte
    e densi i pensieri
    stillano dai sogni,
    quando silenzio e oscurità
    spogliano gli inganni,
    e il cielo intero
    trabocca
    turbato,
    travolto
    dall'onda di fremiti
    e sensi,
    allora vorrei essere una culla
    intorno a te,
    allora vorrei farmi
    solo sussurro
    che soffia sul tuo cuore
    e caldo spegne
    nelle note
    di una nenia
    ogni tuo affanno.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:33
    La lucciola

    Non ho pazienza
    lo sai,
    sono come l'incauta lucciola
    che una stagione
    sola
    vive,
    annega di splendore,
    dissolve la sua luce,
    brucia il fuoco di una vita
    intera
    e muore.
    Quante volte mi hai visto morire?
    La tua pazienza,
    amore,
    è la fiamma lenta
    che scintilla
    di cauta forza,
    è la scintilla
    che mi riporta
    in vita,
    perché tu sai che non puoi tenermi
    spenta,
    e ogni volta bruci
    un po' della tua vita
    nella mia.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:32
    Le città perdute

    Quante sono le città perdute,
    le oniriche città
    amate,
    che recluse
    ostinatamente vivono
    intrappolate
    nelle estreme regioni
    del cuore degli uomini?

    La mia città ha le porte
    spalancate
    a lasciarsi accarezzare
    dal sole,
    e noi ragazzi giù nelle discese
    a correre tutte le risate,
    a bruciare i respiri nella gola
    quando le bici volano
    tra gli alberi e il mare.

    Non c’è fretta nella mia città,
    la gente va da qualche parte,
    da qualche parte ama,
    lavora, ride o muore,
    senza fretta.

    Ruvida la corteccia
    di un albero
    accolse le mie membra
    sciolte da un lentissimo
    bacio.
    Guardare l’orologio
    e correre felici,
    domani stesso posto,
    oggi viviamo il bacio.

    Torno senza tristezza
    nella mia città,
    nella mia remota,
    onirica città,
    torno spesso senza fretta,
    con gratitudine:
    la nostalgia passa puntuale.

  • 27 marzo 2013 alle ore 15:26
    Anima

    L’intenso respiro acerbo di un’alba
    aperta sul mondo velato di ambra
    mi immerge nella vita discioltasi
    tra il cielo avido e la terra assorta.

    Vago sulle tue tracce anima mia.
    Mi appartieni o sei un'altra cosa
    da me che ti ricerco, tuttavia?

    Sei nel fluire stanco dell'ombrosa
    materia che ignara si consuma,
    scompare per tornare vigorosa?

    Ma mai nel cuore accorto profuma
    tanto intensa d'autentica angoscia
    la coscienza nuda che nulla dura.