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Autore

Paola D'Angelo

in archivio dal 27 mar 2013

Napoli - Italia

27 marzo 2013 alle ore 15:58

Ricordo del terremoto del 1980

Il racconto

A lovestruck romeo sings the streets a serenade
Laying everybody low with a lovesong that he made
Finds a streetlight steps out of the shade
Says something like you and…….

La fine del mondo!!!
E’ l’unica cosa a cui riesco a pensare. Anzi, neppure riesco a pensare più. I miei sensi sono catturati, invasi dalle percezioni più strane e violente che abbia mai avuto. Lo stereo sembra che viva di vita propria, sobbalza, e il 33 giri non emette più le amate note che già si stavano spalmando sulla mia tristezza di sedicenne respinta in amore… la voce di Mark Knofler si trasforma in un lugubre gemito, come se la puntina, graffiando il vinile, scarnificasse un corpo vero....Mi distraggo, sono le orecchie  a essere occupate da un lungo, gelido sibilo, è penetrato nel cervello, ma non mi dà il tempo di decodificarne il significato, che  qualcos'altro sta producendo uno spaventoso, inaudito rumore.....come se una gigantesca mano abbia afferrato le pareti della mia stanza da letto e le stia accartocciando….mi attraversa l’impotenza del foglio di carta cestinato.
Devo trovare il coraggio di guardare, di fissare un punto. Ma, intanto, c’è una parola da qualche parte nella mia mente, l’ho letta, l’ho sentita tante volte, però non credo di  conoscerne il vero significato….ora forse  lo sto intuendo e non riesco a pronunciarla.
Va bene, ho trovato il coraggio di guardare, devo sapere come va a finire, se il palazzo che intravedo dai vetri della finestra ce la fa a piegarsi un altro po’….no! ora sta tornando indietro…  ha ripreso a venire in avanti. Si decida che vuole fare!! …e anche il pavimento della stanza!! Va su e giù come una molla, ogni volta che scende si risucchia un pezzetto del mio cuore. Ti prego non ti spezzare….
Sono rannicchiata ancora sul letto, da quando si è interrotta la canzone. Quanto tempo è passato? Proprio quel disco doveva rovinarsi, quello del mio infelice, presuntuoso amore. Al diavolo lui e tutto il resto, io qua non ci resto. Ecco, la parola non aleggia più, è esplosa nella mia testa insieme al boato che viene dalla strada, insieme alle grida che - possibile che li sento solo ora! - sovrastano lo scricchiolio delle pareti, mentre quell’impietosa mano non si decide a smetterla e i vetri scoppiano, impazziti, in ogni direzione.
Va bene lo penso, sono scalza, non importa, va bene mi arrendo e scappo, lo dico: TERREMOTOOOO!!!!
Sono nel corridoio, vado verso l’ingresso, le porte dell’armadio sulla sinistra mi si sbattono sulla faccia, fracasso di oggetti che cadono, qualcosa mi colpisce un piede…devo uscire da qui, ora ho davvero paura, mamma e papà… che state facendo?
Perché non sono con me, invece che da zia Rosa? Non vanno mai a trovarla!! …la porta…però se la chiudo?...e poi? Le chiavi, eccole. Sembra che non tremi più…..
Esco…Cos’è!? Bambini, tanti, dall’appartamento di fronte, scappano, sembrano indemoniati, due mi si buttano a dosso, strillano e giù tutti insieme per le scale. Come li facciamo cinque piani così?
I vetri e io a piedi scalzi…sembro un fachiro, non mi ferisco. Gradini, gradini, non finiscono mai!
Non strillate così, bambini! Un altro piano….un altro, ecco l’androne d’ingresso, il portone spalancato….persone da ogni parte, spingono,  imprecano, piangono, pregano, supplicano.
Sono fuori, ma è l’inferno anche qui, calcinacci ovunque, aria pesante, densa di polvere, auto schiacciate sotto pezzi di cornicioni,ovunque gente che si muove freneticamente e tutti a gridare quella parola. C’è un ragazzo che perde sangue dalla fronte… Volti devastati dallo spavento, voci che chiedono: “Dov’è stato? Qualcuno sa dov’è stato?”- “Deve essere qui vicino, è troppo forte” – “Io non ne ho mai sentito uno così!”.
Che ore sono? penso. E’ buio, è freddo, io sono con il mio jeans e la mia felpa, scalza a battere i denti, sono sola, vedo persone note, nessuno si accorge di me…papà, mamma, dove siete? State bene?
Il dirimpettaio di casa sta strillando alla moglie che vuole tornare su a prendere la lavatrice…è impazzito!! Lei lo prende a schiaffi, lui si calma. Mi avvicino, ho bisogno di parlare anch’io, di gridare, di piangere anch’io. Sono invisibile in questo terremoto??
“Irpiniaaa”, strilla un tipo agitando una radiolina, “è in Irpinia”. Poi incolla l’orecchio all’apparecchio  e quelli vicino a lui fanno silenzio. Riesco a sentire dei rumori gracchianti, voci confuse, concitate, si scambiano informazioni, ordini. “L’epicentro pare sia Lioni”.
Cos’è Lioni? Poi ancora “E’ distrutta….anche Laviano, non c’è più una casa in piedi…7°…7°…no 8°, non si capisce niente….morti….tanti morti…tanti paesi ….distrutti”.
Non ce la faccio più, non so di cosa parlano, ho freddo, ho paura….poi una mano mi tocca la spalla.
“Vieni, stai insieme a noi”….e  scoppio a piangere.

Salerno, 23 novembre 1980

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