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Autore

Paolo Carella

in archivio dal 09 nov 2011

18 novembre 1990, Palermo - Italia

13 dicembre 2011 alle ore 22:39

La bottega dell'artigiano Baroso

Il racconto

Josè Saramago disse, durante la premiazione che lo elevava tra le leggende della letteratura mondiale, che l’uomo più saggio che abbia mai conosciuto non sapeva né leggere né scrivere: si riferiva a suo nonno. Per me vale lo stesso. Credo di non aver mai stimato un uomo più di quanto abbia ammirato mio nonno, e anche lui non sapeva né leggere né scrivere.
Per questo motivo all’età di vent’anni, mi recai a Venezia con l’obbiettivo di imparare l’arte della lavorazione del vetro. Desideravo diventare artigiano vetraio come mio nonno.
Per imparare il mestiere andai alla bottega dell’artigiano Giovanni Baroso, l’ultimo rimasto di una lunga generazione familiare  che per più di 200 anni ha sfornato abilissimi artigiani del vetro.
“Hai qualche idea di come si lavori il vetro?” mi chiese, quando mi ci presentai, chiedendogli di assumermi come suo apprendista.
“No” risposi.
“Sai quali oggetti si possono fare col vetro?”
“No, o meglio, ne ho un’idea vaga”.
“Perché allora sei venuto da me?”
Io lo guardai con un sorriso spaventato: “vorrei  somigliare un po’ più a mio nonno. Lui lavorava il vetro.”
Credevo mi avrebbe buttato fuori all’istante, invece sembro comprendere la mia ragione.
Uscì dalla stanza e tornò dopo qualche minuto in compagnia di un uomo basso, sudicio, vestito con una tuta blu e con addosso una mascherina per proteggere gli occhi.
“Lui è Pierpaolo. Ti insegnerà tutto ciò che c’è da imparare prima che chiudiamo i battenti”.
Poi l’artigiano Giovanni Baroso salì nel piano di sopra e lo rividi solo dopo due giorni.
Fu Pierpaolo a spiegarmi il significato delle ultime parole, “prima che chiudiamo i battenti”, che l’artigiano disse al momento di congedarsi. Mi raccontò che la bottega avrebbe chiuso tra sei mesi circa. Già c’era chi era pronto ad acquistare quel magazzino, per farci chissà che cosa, non sapeva. Nessuno commissionava più lavori all’artigiano Baroso. “ È colpa di Giovanni se la bottega chiuderà” disse Pierpaolo. “Il padre prima di morire gli ordinò di comprare alcune attrezzature di ultima tecnologia, così da poter passare ad una produzione più simile a quella di massa delle grandi fabbriche. Giovanni non ascoltò il padre e continuò a lavorare il vetro a modo suo. Gli piace sentirsi artista! Purtroppo, adesso, i prezzi della concorrenza sono così bassi, che nessuno vuole  spendere una somma più alta della media per delle semplici opere in vetro”.
L’artigiano Baroso aveva ereditato la ditta del padre a 27 anni. Così, assumendone il comando, decise di continuare a praticare l’arte del vetro  come suo padre gliel’aveva insegnata, e a sua volta, così come suo nonno l’aveva insegnata a suo padre. Quasi tutte le botteghe e piccole fabbriche concorrenti, pian piano, aumentarono di molto la produzione- con l’utilizzo di macchinari di nuova tecnologia – abbassando i prezzi e di conseguenza spingendo le vendite. L’artigiano Baroso era rimasto uno dei pochi a continuare la lavorazione del vetro senza l’utilizzo di macchine che facessero tutto il lavoro. Ma come contrastare una concorrenza così spietata?... Pensava , l’artigiano Baroso, che si sarebbe fatto avanti con il punto forte dei prodotti di qualità.
All’inizio le cose sembravano non andare troppo male. Ivi, però,  la bottega  si  ritrovò in pochi mesi senza più clienti. Pierpaolo era l’ultimo lavoratore rimasto tra i cinque che lavoravano nella bottega prima che Giovanni Baroso ne assumesse il comando.
Con un sorriso Pierpaolo mi disse :” probabilmente io e Giovanni andremo a lavorare in una di quelle fabbriche del veronese che ci hanno costretto a chiudere i battenti. Se non desideri fare la nostra stessa fine, considera la lavorazione del vetro solo un hobby”.

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