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Autore

Paolo Coiro

in archivio dal 19 nov 2005

30 maggio 1983, Formia (LT)

segni particolari:
Redattore di Aphorism dal 2001 e Caporedattore dal 2011.

mi descrivo così:
Sono un libero professionista del web. Adoro leggere, viaggiare e conoscere nuove persone e i loro pensieri sulla vita. Mi piacciono le cose genuine e sincere, come il vino rosso e la campagna.

17 febbraio 2006

Ad un mio amico attore

Sentirsi gratificati dalle nostre creazioni,

soffrire, amare, sudare su un palco

per poi tirare un sospiro

e respirare il gusto della nostra vita.

Di una scelta nostra, non capita da tutti,

ma giusta.

Vivere nella nostra arte,

nell'arte antica

e nell'arte di tutti i giorni,

che cogliamo sulla strada,

o in mezzo a un campo di broccoli appassiti.

Emozionare noi stessi

e se ci riusciamo anche qualcun altro.

Volersi sentire ignorante

perché si ha voglia di riscoprire tutto da capo,

dal principio di noi stessi

alla morte di un cane anziano e cieco.

Il tuo teatro

è la tua vita,

e spero che la mia penna ignorante

non sia mai appassita.

Rima banale,

ma me ne frego.

A me interessa seguire

la corsa di un arancio marcio

lungo un ruscello.

Oppure stare sulla riva

di un fiume in piena.

Comunque vada,

non voglio che sia per forza un successo,

ma voglio poter bisbigliare

nell'orecchio di una gallina:

"Io ho vissuto per questo..."

Commenti
  • Fernanda Raineri a me piace molto questa poesia, proprio perchè parla delle gratificazioni della creatività. Sopratutto mi piace questa frase "e spero che la mia penna ignorante non sia mai appassita"

    30 marzo 2012 alle ore 17:13


  • Paolo Coiro Grazie Fernanda. Questa poesia l'ho dedicata a un mio amico attore; era in un periodo in cui stava decidendo di lasciare gli studi per dedicarsi solo alla sua grande passione: il teatro. Ha fatto una scelta coraggiosa che lo sta premiando con tante soddisfazioni. A proposito, trovi anche lui su Aphorism: Fortunato Leccese

    30 marzo 2012 alle ore 17:44


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