username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

01 settembre 2011 alle ore 16:40

Blob...

Il racconto

Blob….
di Paolo Goglio

Blob…

(…) blup !

Blob…

Scusate la monotonia del dialogo ma, sapete…
( che palle )
Non è che ho molte cose da dire…

Ovvero… le avrei ma non ho il linguaggio, riesco a pensare ma qui… quaggiù… l’unica lingua, l’unico idioma… è questo…

Cracra… Blob… Blup…

Cosa ci posso fare… ? io ho spesso la sensazione, la percezione di poter esprimere anche altri argomenti… ma qui è così… devo adattarmi al livello di percezione del mondo in cui mi ritrovo, che senso avrebbe parlare di argomenti o concetti, quaggiù… che non siano il Blob, il Blup… il Cracra.. ?

No no tranquilli non sono pazzo, non io perlomeno è che qui, intorno a me ci sono solo girini, rane, rospi, batraci bavosi che passano il loro tempo così… a cazzeggiare nell’acqua melmosa sul fondo del pozzo, ogni tanto sparano fuori la lingua prensile e si degustano qualche zanzara o, quando va di lusso, una cimice, un calabrone, una cavalletta… Che vita intensa, vero..? Nascono che sembrano degli spermatozoi giganti, grigiastri, ciechi, gironzolano nel liquame paludoso e, come disse il buon Darwin, progrediscono…

Molti umani ne avrebbero così da imparare, qui, qui in fondo, quaggiù… imparare a progredire ad esempio, o imparare a modificare, crescere, evolvere, evolversi… invece loro stanno lì fuori, nel loro mondo selvatico, nella giungla di asfalto, nelle tane di cemento e marmo, con infissi di pregio e tanto, splendido meraviglioso caos… io no… ero, sono diverso…

Così mi hanno sbattuto, qui, in mezzo ai girini, alle rane, qui nel pozzo, quaggiù, a vedere il cielo attraverso un piccolo foro alla sommità, tutto qui ma d’altra parte i diversi, quelli che pensano, sentono, ascoltano, ragionano… cosa stanno a fare là in mezzo… la società umanica è fatta per accogliere gli ottusi, i superficiali, la maggior parte della gente galleggia, e per la maggior parte intendo il 99%... galleggia e non rischia di annegare ma gode solo della superficie dell'acqua. Non sa che immensità gli abissi celano e non osa nemmeno alzare il capino per guardare in aria, il cielo, l'oltre perchè è tanto comodo galleggiare senza scomporsi.... Ma chi s'immerge anche una sola volta, poi non sarà più lo stesso e non potrà fare a meno d'immergersi ancora e ancora e sempre più giù.... fino a dover combattere poi per riemergere e aspirare a volare verso quell'oltre…

Blob… Blup… è giusto così…

Non sono un principe e neppure una marmotta: uno di quegli esseri letargici che vive di etichette e francobolli, anime dormienti che faticano a pensare, esprimersi… al massimo leggono, riportano nozioni altrui… ma chi crea? Chi produce? Chi pensa? Chi altera le cose di origine per plasmare nuove soglie di conoscenza? Volete  ritrovarvi in un mondo di marmotte addormentate con i denti da castoro buoni solo a rosicchiare il legno e creare argini e dighe per rinchiudere lo sviluppo delle anime in un  fossato? Dove la mettiamo la fantasia, la creatività… dove incanaliamo l’amore…? Pensate forse che un domani possa scorrere nelle case come se fosse energia elettrica o acqua potabile? Ma neanche per idea! L’amore è una energia libera, non è rinnovabile perchè non può essere consumata, venduta, creata né distrutta… le rane qui la sanno lunga e anche i girini… sono tutte convinte di essere principi o principesse vittime di un sortilegio e sapete cosa vi dico…?

“Hanno ragione !!!”

Almeno… spero tanto che abbiano ragione…

Blob…

Blup…

Ogni tanto mi va la melma di traverso…. BluP !!!

Lo spero, appunto… perché anche io pensavo di essere un principe, avevo la mia principessa… sognavo… amavo, pensavo persino di essere amato… accettato, come uomo o come rospo, non saprei… non so più quale sia il mio vero punto di origine, ma poco importa…

Se sono uomo era una donna, se sono principe era una principessa, se sono rospo era una rana… se sono un girino era una girina… che ne so? Cosa cambia?

Ormai…

Blob…

Resta il fatto che sono qui… in fondo al pozzo…

E lei chissà… avrà messo la corona a qualche altra anima da infangare… chissà qui, tra tante rane, tanti girini, c’è persino qualche salamandra… chissà quante vittime di questo sistema umano incapace di amare… questo sistema che sa solamente ferire, colpire, degradare, nascondere, omettere, alterare, infangare, occludere, reprimere, occultare, fingere, ingannare… sì

È un inganno, grande, enorme , colossale !

L’inganno di chi finge di amare e sotto sotto ti scava la fossa, ti spinge qui sul bordo del pozzo al chiaro di luna, ti bacia dolcemente e intanto, con noncuranza, ti spinge giù…

Precipito, precipitiamo… e loro lassù osservano con falsa commiserazione…

“Oops.. ohimè… il mio amore è caduto nel pozzo, poverino… bhe… significa che quello era il suo destino e il mio è cercare qualcun altro da consumare e… buttare…”

C’è l’esercito qui sotto, di rane e rospi abbandonati, anime che passano l’eternità a dire:

“Blob, Blup” e quando va bene … “Cra… Cra… “

D’altra parte se sono stato scartato, abbandonato, gettato, rifiutato, sono certamente io l’elemento difettoso, il responsabile, il dannato, il condannato… per cui me ne sto qui…

Blop…

Qui nel pozzo, in fondo, a galleggiare e immergermi, per tornare a galla, reimmergermi, riemergere…

Blup…

E poi… è così bella…

Sì… è bellissima, sono innamorato sapete?

Come? Di cosa? Ma di lei… dell’unica cosa che posso vedere da quaggiù… LEI !!! la stella, che brilla nel cielo, un puntino dorato dipinto in quel microcerchio lontano che incornicia l’apertura del pozzo… è stupenda, la guardo sempre, la osservo, la… amo!

Si… la amo… non posso amare una stella? Innamorarmi di un puntino giallo-oro e passare il mio tempo a guardarla, desiderarla… devo per forza fare come tutte le rane Blob-Blup tutto il giorno…? Ah si, dimenticavo che gli umani amano pascolare la propria anima in un gregge o in un formicaio… si ma ci sono anche le stelle, lo sanno loro vero? E io amo una stella, quella stella, l’unica che si affaccia qui, l’unica che posso vedere, l’unico ed ultimo appiglio, aggancio, la mia boa, la mia ancora, l’isola… su cui sogno di approdare, naufragare… così… passo tutte le giornate così… tutta la vita così…

Blob…

Blup…

Quanto vorrei gonfiare le vele, caricarla sul mio vascello, sul mio veliero… lasciarmi guidare dal vento, caldo e armonioso, dell’amore…

Lei brilla, lassù, dorata, si riflette qui, nella pozza melmosa in fondo al fondo del pozzo, si riflette… sulle acque e sulle onde del mare, degli oceani, scende a baciare i delfini, corre sulle ali dei gabbiani e vola, volteggia intorno alle scogliere, alle acque di smeraldo… cavalca dall’alba al tramonto spruzzando sale e amore, sabbia e conchiglie, accarezza i frutti di mare e li depone sul suo cuore… anch’io, anch’io voglio volare a lei, riflettermi, entrare nel suo nucleo, fondermi, distillarmi nella sua anima pulsante e divenire osmotica presenza dei suoi raggi, anch’io voglio travasare il mio sangue nel profumo del cielo, giocare a creare nuove costellazioni, nuove galassie, prendimi… raccoglimi… sono quaggiù… mi sentiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Sono quaggiùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù

Blob…

Blup…

Ùùùùùùùù blob… ùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù

Blùùùùùùùùùùùùùùppppp………………………………………

Era veramente da stupidi illudermi, pensare che una stella, così lontana, così bella, così luminosa, così dorata… potesse trovare il tempo, il modo di guardare quaggiù… in fondo a questo anfratto umido e marcescente, pietre rivestite dagli escrementi dei ratti di fogna, muffa fetida e liquami, ragnatele, gocce che cadono dal cielo come lacrime e si spengono nell’eco delle pareti cilindriche, infinite…

Blub….

Era bello sognare, sognarti, pensare, illudermi, amare, toccare, toccarti, scaldare… scaldarmi… era stupendo ma in fondo era semplicemente l’ultimo… l’ultimo appiglio, l’ultimo gradino, l’ultimo salvagente, l’ultima luce…

Sognavo… di toccarti…

Sognavo… di baciarti…

Poi chiudevo gli occhi e nel buio sentivo solamente odor di lacrime, profumi amari e il silenzio desertificante del nulla, del vuoto, dell’attesa…

Attendere cosa? La metamorfosi? Che mi spuntassero le zampettine e imparassi a fare anche io CRA CRA …? Sì… ci ho provato, ho persino baciato dei rospi bavosi, delle rane appiccicose, abbracciato girini e ingoiato larve di libellula e ninfe di mosca effimera… niente da fare.. mi fa tutto schifo, vomito, provo rigetto, disgusto, non riesco a collocarmi nemmeno qui, nemmeno quaggiù, non c’è posto per me… non c’è posto… è tutto inutile… lei è altrove a progettare nuovi delitti, il mondo è fuori, lontano e non mi interessa, proprio non mi interessa ritornare lì, in mezzo alle sabbie mobili delle anime mascherate, io non recito, mi spiace… prendo la mia luce e me la porto quaggiù… restino gli altri nel loro gioco di ombre, ombre cinesi, scatole cinesi… per ogni difetto, per ogni errore, ogni nefandezza costruiscono una cornice, una scatola in cui nascondere tutto, un cassetto e così costruiscono la propria evoluzione… io nella città dei cassetti non ci vivo !!!

Si tengano loro questo eterno carosello, questo carnevale senza fine, questa recita di fine anno, saggio del loro misero degrado… anime che pullulano di ideali, intenzioni, promesse e premesse, dipingono e mentre colorano nascondono sotto il tappeto la loro sporcizia, mentre scrivono poesie infarciscono i giardini di erbe infestanti, spargono uova di serpente e nidificano nelle sorgenti contaminandoli di ignobile veleno, sporcizia… io non sto al gioco… mi sottraggo e mi ritraggo, resto quaggiù, nel silenzio e nel vuoto… preferisco il fondo del pozzo al teatro dei burattini… anime legnose ricolme solamente di segatura e letame che si fanno manovrare dai grandi sistemi sociali, culturali, religiosi, filologici, storici, protostorici, patriottici, politici, religiosi, paranormali, paranoici e paranoidi… ma verranno le lame del destino a falciare questa foresta abusiva di piante infestanti, arbusti parassiti che sanno solamente avvolgersi sul tronco altrui, senza un minimo di sostegno, di struttura ossea, incapaci di protendere le loro fronde al cielo, di scavare le radici nel terreno… a nulla attingono se non alla superficie acquea delle loro pozzanghere spirituali, in cui seminano germogli di spazzatura per vivere in una immensa discarica priva di amore, priva di luce, senza cuore né anima…

Certo non mancano i fiori nel giardino, le erbe aromatiche, le bandiere della pace, i tappeti colorati, le essenze profumate, le candele romantiche e la luce soffusa dell’inganno… sirene del demonio attirano i marinai nel loro cuore, catturandoli con labbra di fuoco e unghie affilate, artigliano il cuore, lo strappano, banchettano…

E poi…

Quel che avanza lo scaricano qui… quaggiù…

Blub…

… E avanti un altro, un altro ospite, un altro invitato a cena, al banchetto… un altro aspirante al pozzo dei desideri non realizzati… arriverà anche lui, arrivano tutti qui, quelli scartati, rifiutati… già lo vedo.. lo sguardo spento, le labbra piegate al suolo, la testa afflitta, la schiena ricurva… già ne percepisco il latrato, sta già ululando pugnalato al cuore, così senza ragione… pur di saziare la centrale termoelettrica che ha bisogno di energia altrui, non essendo in grado di vivere di luce propria…

Ma tu esisti… tu brilli… i fuochi, l’alba, le poesie, i sogni… sogni che volano alti, altissimi… fino a te… sì… fin lassù… al tuo cielo, a quel raggio di luce che mi guida fuori da qui… mi indica la strada, la rotta, millimetricamente tracciata nell’atmosfera come un fascio di luce coerente, come un laser perfettamente collimato con il mio cuore… monocromatico filo dorato ti seguo, ti ascolto, vengo volando nello spazio per unirmi e fondermi a te… paladini dell’amore… nello spazio catartico cristallizzano le polveri plasmatiche della nostra anima, avviene una fusione, nei fili dell’alta tensione compaiono le note, il tempo, la scansione ritmica dell’esistere che risuona… vibrante esperienza di fulmini d’amore, tempeste vulcaniche, scie incandescenti…

Blob… Blup…

Non ne posso più di stare qui, con le rane nello stomaco, le schegge nel cervello, chiuso, tappato come una pentola a pressione…

Ho voglia…

Ho bisogno di…

Sì… proprio questo ho voglia…

Proprio….

Questo…………

Mi sento esplodere, scoppiare, non ce la faccio più a tenermi, contenermi, trattenermi… Esplodooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

I vulcani islandesi, giapponesi, filippini, indonesiani, peruviani, messicani, caraibici e siciliani impallidiscono improvvisamente di fronte alla inedita potenza eruttiva di questa risalita di magma e polveri infuocate, gas  e vapori lavici, placche rocciose e metalli basaltici fusi in un immenso camino di combustione che improvvisamente libera tutta la sua energia viscerale per raggiungere la stella dei suoi sogni… il pozzo del cratere vulcanico esplode deflagrando la propria camera magmatica in un’apocalittica, devastante nube ardente di desiderio, di amore, passione, luce, calore, colori, rosso… arancio… giallo… colori caldi, caldissimi, roventi, brucianti…

Il vulcano raggiunge la stella in alto… nel firmamento galattico in cui brillano le anime sincere, i frammenti di luce, i riflessi dorati che non hanno paura di amare… volare, sognare…

Per questo ancora oggi quando abbiamo un sogno o un desiderio guardiamo lassù, ci rivolgiamo a loro… alle stelle, loro hanno la chiave segreta per entrare nello scrigno, nel nostro cuore…

<3

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento