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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

26 febbraio 2012 alle ore 16:33

Della rabbia, dell'amore...

Il racconto

Naturale portarsi dentro le cose, determinare gli spazi dell’anima in funzione delle proprie necessità, ascoltare i silenzi e le grida, le urla che impongono, esigono e pretendono chiarezza e trasparenza nelle selve oscure, nell’opacità, nel disegno mediocre che gli architetti del destino si divertono a progettare con estrema monotonia, estrema banalità, assoluto grigiore...

E’ normale reagire grazie ai sistemi attivi del nostro sistema endocrino o più semplicemente grazie alla vita che ci inietta quel minimo status di reazione che facilita la sopravvivenza, così parliamo di amore, sogni e desideri, progetti e traguardi, normale ripeto è normale, ma non è così, c’è della falsità in tutto questo, c’è un inganno stratosferico che equivale a una manipolazione collettiva mondiale per cui le cose non stanno così, l’amore esiste certamente ma esiste anche l’odio e la prevaricazione, il menefreghismo, il compiangere, il farneticare, accusare e offendere, rubare, fregare, inculare, paraculare: da una parte i presunti paladini dell’amore cosa fanno? pregano? dormono? vivono in pace ossia passivamente senza la benché minima azione o attività sociale?

Sì... è così: lamentarsi, accettare, rassegnarsi, impotenti vittime degli eventi studiano, si laureano persino per poi fare cosa? propagare al mondo la propria ignoranza? e perché non aprono le accademie di vita in cui ti spiegano come stanno le cose? più una persona studia e più è tagliata fuori dalla realtà, mentre quelli che non studiano un cazzo sono ignoranti come delle capre e la realtà non sanno viverla, coglierla, valorizzarla, interpretarla.

Ecco perché non ci sono reali e globali soluzioni, ecco perché l’amore resta dipinto sull’etichetta dei baci perugina, sui bigliettini del cazzo di sanvalentino, sui libri di chiesa e sulla loro meschina ipocrisia, nei titoli dei film, commedie, tragedie, canzoni d’amore, poesie, chiacchiere su storie su storielle su boiate, inizia e finisce, si apre come un fiore, esplode come una marcescenza informe che semina spore malefiche, cattiverie, ingiustizie colossali, seppellisce tutto ed ecco che quel romantico velo dorato tessuto pazientemente in mesi, anni di sbattimento e passione, si deteriora in un istante, bucato da raggi color cenere e si ritrova impietosamente ammuffito, degradato, decomposto, schifosamente riciclato e trasformato in escremento, rifiuto, deiezione organica...

L’amore...

La rabbia...

La rabbia dell’amore, di chi ama per poi soffrire, di chi non ama per timore di soffrire, di chi soffre perché ama, di chi soffre perché non ama!

Il circo dell’amore, la giostra della rabbia, caroselli di infelicità in cui i rimedi sono ben noti e molto diffusi: schermarsi, privarsi, rinunciare, sacrificarsi, fingere, manipolare, nascondere, tradire, spegnersi, scaricare altrove, sì... molto altrove! Da un’altra parte o con qualcun altro la soluzione più semplice è sempre quella di compensare, mai di combattere, mai di lottare! sempre la strada più semplice, la scorciatoia per evitare di fare fatica...

Ed ecco intere popolazioni cullarsi sull’onda degli sbadigli, interi popoli pascolati da un messia che spara cinque stronzate e acquista il potere di governare milioni di sfaccendati che però si lamentano quotidianamente per tutto quello che non hanno e poi non fanno comunque un cazzo per meritarselo, guadagnarselo o concederselo!

Tutti potrebbero amare, tutti vorrebbero amare, essere amati, cullarsi melodiosamente nell’iridescente paradiso “love to love” e quando lo sfiorano, quando sentono aria di primavera sono tutti teneri e disponibili a girare con il naso insù e la bocca socchiusa, le palpebre assonnate e la testa rintronata, respirano pollini e si perdono in una specie di choc anafilattico che anestetizza  l’iniziativa, narcotizza lo spirito d’azione, dormono, beati e sognanti poeti di sè stessi, rincoglioniti dal subire e dal soggiacere, assoggettarsi, sottostare e sottoporsi, vittime di questo splendido schema miserabile che nega la realtà e ottenebra il creato. adeguarsi, adeguarsi e ancora adeguarsi!

Ecco la grande fabbrica della depressione che poi cos’altro è? una prigionia interiore che blocca gli spazi, inibisce le azioni, delimita il territorio e lo circoscrive rigorosamente, ti mette la segnaletica e il filo spinato tutto intorno, poco oltre un bel fossato con i coccodrilli e oltre ancora un campo minato, poi è ovvio che uno non sa più cosa fare e se ne sta chiuso nel proprio habitat emotivo: questo potrò farlo? è giusto pensare queste cose? e sognare queste altre? nel dubbio annientatevi, distruggetevi, consumatevi, prozac dopo prozac fate un bel cocktail di rincoglionizzanti, antistress e antiemotività, spegnete la mente, smettetela di pensare, coordinare i flussi del pensiero per dare vita a un vostro modo di essere: siete cartone, burattini, segatura, pezze su un abito scucito, stracci per la pulizia del pavimento imperiale della regina reale, mica ce l’avete voi la corona, no! ce l’ha lei: è lei la monarchica padrona che nel 2.012 riesce nonostante il tanto decantato progresso a troneggiare su intere nazioni di presunta prima fascia evolutiva: paesi come la Gran Bretagna e l’Olanda hanno ancora il re, la regina, i principi e poi? di cosa dovremmo parlare? Lancillotto e Don Chisciotte o Peter Pan con Cip&Ciop? Non è la stessa cosa?

NO

E’ una terrificante, drammatica realtà ed è normale che poi ci siano i depressi ma ora sapete cosa dico? Sveglia, svegliatevi, svegliateli! Ma cazzo, questi con la scusa della paranoia fanno un cazzo, sono larve sociali, non sono vittime ma autori e fautori del sistema involutivo che porta in crisi l’economia monetaria e culturale di continenti interi: crisi esistenziali, di valori, sensi di colpa, stanchezza cronica, esaurimento, scazzo e scoglionamento... dolce la vita vero? Ci si fa da parte e a sbattersi ci pensano gli altri, questi che non sono malati e stanno bene! Bravi! Questo sì che significa prendere per il culo il sistema! I depressi sono solamente larve di zanzara, anime senza nerbo né ossatura che si dondolano senza nulla di costruttivo nel liquido amniotico di madre natura, cazzeggiano, riposano, manco fanno la fatica di mangiare e diventano anoressici o manco quella di dormire e diventano insonni e allora? Lavori forzati! Ecco la soluzione e vai tranquillo che se prendi un depresso e lo mandi nei campi a lavorare dieci ore al giorno con la schiena piegata alla sera gli viene sia l’appetito che il sonno!

E guarisce...

Solo che è più comodo starsene lì, lamentarsi cronicamente, scaragnare eternamente...

Tanto non so cosa fare...

Non sono capace, non ce la faccio no posso, non riesco, non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, non non, sempre e solamente questo dannatissimo e fottutissimo

NON

Sparatevi allora, fuori dal cazzo e giù una bella fossa comune dei relitti arrendevoli e che cazzo! solamente quelli che hanno voglia di sbattersi devono tirare la carretta?

Dolce la vita ma questo è il pianeta Terra, mica il Grand Hotel Excelsior e manco il Luxor, lo Splendor o il Residence dei Fancazzisti!

Chi non lavora non mangia, ecco come dovrebbero stare le cose! Ma a questo punto va anche detta una cosa, forse la cosa più importante:

“Ma chi se ne frega???”

Quanto cazzo me ne sbatte di tutto questo, in fondo? tanto basta cambiare la prospettiva e fare uno splendido, fondamentale esercizio di astrazione dalla realtà, viaggiare due metri da terra e fondersi tuttuno con le nuvole o con l’altra faccia della luna: è l’esercizio dello struzzo.

Nascondersi, insabbiare, non vedere, non sentire, non sapere, così si risolvono le cose!

Splendido no?

E anche semplice, utile, geniale!

Ma perché? Avete mai visto qualcuno che dopo aver letto il libro con le ricette di felicità diventa felice veramente? quello si incasina l’anima fino alla fine dei suoi giorni! Anziché vivere, stare nella realtà e lottare per modificarla, conquistare i propri meriti e raggiungere gli specifici  traguardi questi entrano in un regime di positiva rassegnazione in cui tutto accade, se accade, quasi meccanicamente, come eventuale conseguenza del proprio pensiero positivo piuttosto che di qualche filastrocca o talismano che sia, ma non funziona così!!!!

CRISTO!!!

Questi manualetti del nulla infarciscono la terra di aridi deserti, germogli senza vita e speranze passive che non diventeranno mai nulla!

La vita è ricca... certo! Ricca di coglioni, compromessi, persone che arrancano per sgomitare, superarti e prevaricarti, affondarti, inabissarti, piantarti, interrarti e seminarti! E quando trovi quello con il sorrisetto buono, l’espressione beata felice sognante gira largo! Quello è un pericoloso fanatico  convinto che le cose avvengano da sole e aspetta da una vita la sveglia del mattino,

Gira largo!

E’ gente malata, dannosa e pericolosa! Ti infarciscono di ingredienti spirituali e poi ti ritrovi per terra senza cibo, senza acqua, senza ossigeno, sveglia per favore, sveglia per favore, sveglia per favore, sveglia per favore, sveglia per favore, sveglia per favore, sveglia ma sveglia ma sveglia ma sveglia!

Basta commiserare le anime sofferenti: sono emeriti imbecilli! un poeta è capace di prestarsi come cavia umana agli esperimenti farmaceutici pur di non sporcarsi le mani a lavorare e allora che crepino pure loro, le stronzate che scrivono e il malaugurio di tutte le tristezze che non fanno altro che amplificare, via, via!!! Fuori dai coglioni, via da qui! Spazio a chi sa agire e reagire, edificare e costruire, vogliamo il regno dell’Amore o quello degli imbecilli?
Una terra di pace e benessere o il Grande Manicomio Mondiale?

E’ giusto tutto questo?

NO ve lo assicuro!!!

E’ un furto, uno schifo, una merda, un delitto, un’infamia, sorgenti dell’odio, razzismo, guerra, sfruttamento, rapinare, uccidere, barbari invasori depredano persino i fulmini del cielo, inquinano le falde, ammorbano l’atmosfera e si propagano come virus letali, malefici, malevoli, vanno distrutti, vanno... distrutti!!!

Cenere alla cenere e silenzio al silenzio!

Basta strillare, basta gridare, basta cazzo basta!

Fate silenzio!

Ammutolite!!!

Dell’amore, della rabbia, dalla rabbia all’amore... dall’amore alla rabbia... è un maledetto circuito chiuso senza via di uscita, una casa degli specchi che riflette all’infinito le proprie stanze, la strada per uscirne non esiste e tutto ritorna indietro, sui propri passi, non si va da nessuna parte, morire, sì... morire... tanto vale...

Cos’altro rimane quando muore l’amore?

La rabbia... ?

Bella merda...

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