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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

12 ottobre 2014 alle ore 23:20

Il gobbo

Intro: A vederlo per strada sembrava essere il fratello di una carriola, sembrava più la ruota svirgolata di un motofurgone per andicappati, piuttosto che un uomo. Era il gobbo. Il gobbo del paese. E tutti sapevano di lui, della sua gobba.

Il racconto

A vederlo per strada sembrava essere il fratello di una carriola, sembrava più la ruota svirgolata di un motofurgone per andicappati, piuttosto che un uomo. Era il gobbo. Il gobbo del paese. E tutti sapevano di lui, della sua gobba.

Era solo il gobbo del paese.

E per i bambini che lo rifuggivano, per le ragazze che lo schivavano, per i vecchi che lo temevano, era solo il gobbo, brutto; orrendo; spaventoso gobbo…

Ma le stagioni cambiavano anche per lui: per il gobbo i fiori che sbocciavano sui rami in germogli di esplosiva bellezza contaminavano anche il suo corpo deforme, davano al mondo, a tutto il mondo, al suo mondo e ai suoi occhi, il piacere di scoprirsi vivo; mente nel proprio corpo, occhi sul suo mondo, mani sulle sue braccia; uomo nella sua dimensione umana, di umano in un mondo di uomini che tuttavia lo rifiutavano. Era estate, e lui era solo il gobbo; portava pesi sulle spalle, gobbe, e curvo sulla sua schiena, lavorava la terra e le pietre, portava al fiume legna e attrezzi da lavoro: sentiva la fatica scendere sul suo corpo e le braccia appesantirsi, le rive del fiume riflettevano il verde della sponda e l’immagine storpia e affaticata.

Il gobbo parlava da solo, tra fiori e acqua. Si accorse che passando le stagioni, gli anni e il tempo, le sua membra non si intorpidivano, il suo vecchio cuore non si fermava, i bambini che una volta lo schernivano stanno già morendo di vecchiaia; il gobbo stava vivendo a lungo.

Nacque una leggenda, una credenza, ma era verità: il gobbo non moriva mai, ai suoi occhi generazioni intere lo deridevano, bambini lo schivavano, vecchi e donne lo temevano.

Portando un peso ormai secolare, il gobbo tornava alla sua riva, al fiume che sempre ne aveva specchiato l’immagine rugosa e spenta.

Il fiume lo specchiava, i fiori attorno lo accoglievano a sedersi tra un’erba che sarebbe appassita sopportando il peso di un uomo che non muore…

La leggenda continua e continuerà sempre, finché il gobbo tornerà normale, e morirà con i mortali, deridendo e temendo chi è diverso da lui.

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