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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

03 agosto 2011 alle ore 19:12

Sissy e Polly

Il racconto

SISSY E POLLY

21-10-1998

Polly camminava solo per una strada deserta, macchiata di ombre lunghe e sconosciute, che si accavallavano l’una sull’altra confondendo i suoi pensieri, e accentuando le sue paure.

I suoi capelli neri e lisci spesso gli coprivano lo sguardo, come a difenderlo dal vortice di caos che riempiva la sua mente, indurita dal passato e offuscata dal futuro.

Lungo la strada il sentiero tortuoso dei suoi desideri e dei suoi sogni si perdeva nell’infinito, visibile e irraggiungibile al tempo stesso, forse sapeva quello che voleva, ma non lo vedeva, e vedeva quello che sognava, ma non lo viveva o, piu’ semplicemente, non c’era, non era cosi’....

Sissy fluttuava eterea in un mondo di luce, chiara come i suoi soffici capelli biondi, lunghi e biondi...

Nel suo sguardo sincero si rifletteva uno strano insieme di desideri e paure, progetti e incertezze che forse solo la propria mente riusciva ad interpretare con esattezza.

Intorno a lei il dolce sogno dei propri progetti di vita, e una difficile realta’ di cose, contradditorie, in continuo conflitto con il suo desiderio radicale di vivere nel bene e nel giusto, coltivando il palpito insicuro del suo cuore, rincorrendo immagini piu’ dolci ed autentiche di quelle che al contrario le si proponevano davanti nel quotidiano passar del tempo.

Polly non sapeva se era in grado o meno di quadrare la sua vita, schiacciato in un labirinto di ostacoli e paure, sensi unici e vie senza uscita, montagne speculari ad ogni orizzonte mettevano in seria difficolta’ la sua forza d’animo attaccando il suo carattere alle origini, sprofondandolo prima ancora che si esprimesse.

Incastrato tra le righe di un pavimento a piastrelle, incapace di deviare da un tracciato se non aggirandolo per chilometri distante, bloccato di fronte ad obblighi e divieti intoccabili e insuperabili, oppresso dall’insieme di doveri imposti in una scatola chiusa, ingabbiato nelle viscere di un impenetrabile castello di sole mura, sepolto in un abisso cieco e sordo, privo di ogni via di fuga mentale, temporale, esistenziale...

La sua notte era lo sconcerto continuo del suo corpo per strade abbandonate, quasi un richiamo a salvaguardia del suo patrimonio biofisico, quasi la nascosta esigenza di affrontare una parte di mondo, la peggiore, non potendo interpretare di meglio, pensare in positivo, vedere l’esistenza di un progetto vitale...

Sissy coccolava il suo corpo di bimba, cullandolo in una tenera ninna nanna che sfuggiva al richiamo del tempo, bambola di se’ stessa, specchiandosi nel proprio io che non vedeva oltre, isolata da figure piu’ grandi di lei, forse imposte dalle esigenze, forse recitate in un gioco di circostanze che non potevano maturare buone possibilita’, buone intenzioni, il desiderio di vivere fuori da questo programma.

Era uno schema autobloccante, internamente al quale non era possibile costruire un domani se non ribaltando completamente i valori, lottando per la distruzione di queste figure, reagire istante per istante, con forza e decisione, con coraggio... Il coraggio di fuggire abbandonando il mondo e le cose del mondo, di investire solamente in un proprio ideale, lontano dalle grida, dai rumori, dai brutti sogni che la avevano accompagnata sino ad allora.

Nel vuoto della propria solitudine il silenzio del naufragio, le onde che si calmano e tornano lentamente ad adagiarsi lente e sicure intorno a lei, sfiorando dolcemente i suoi capelli biondi e il suo sguardo di topolino impaurito.

Polly cercava tra le ombre di ogni notte una figura che potesse illuminare un eterno vagar nel buio, e in questa assenza toccava e assaggiava tutto quello che trovava, qualunque cosa fosse, qualunque forma avesse, cambiando parti di se’ per adattarsi ai frammenti di vita deserta, alle briciole di mondo sparse per strada. Nel corso dei suoi temporali mentali intravedeva quel corpo di bambola sola, ricca di vita inespressa e di sogni repressi... Ma il fragore di tuoni assordanti lo rovesciavano ancora lontano da lei, dal suo desiderio di proporsi insieme a lei, e disperdeva tutto nell’aria gelida a tagliente di una burrasca senza fine.

Sissy si appoggiava delicatamente sul cuscino cercando una mano amica, trovava compagni per qualche passo del suo cammino, pensava spesso di rinunciare a vivere, a camminare, per potersi fermare, interrompere la ricerca continua della sua proposta biologica e psicologica... Passavano giorni ed anni, ma si adattava solo con la forma, la pelle, a una vita imposta o forse piu’ piccola del necessario. E l’incertezza del suo sguardo di bimba correva tra stelle e sentieri sperando non trovare nulla e nessuno per accettare quello che era e che aveva.

Polly rientrava dopo quindici anni sul primo tracciato di vita percorso all’origine. Esaminava metro per metro il terreno, si guardava attorno, cercava di reinterpretare i colori, i sapori, il profumo del mondo, rivivere da zero, abbandonare, dimenticare... Costruiva muri per difendersi e barricate insormontabili, stringeva intorno a se’ poche cose, le sole riemerse dal nulla insieme a lui dopo tanto tempo. Le teneva strette, le difendeva, le cresceva insieme.
Senza essere uscito era comunque rientrato, ora forse avrebbe potuto capire la sincerita’ di un gesto d’amore, l’importanza di un progetto di vita.

Polly cercava Sissy, che cercava Polly.

Il desiderio reciproco di incontrarsi e la realta’ di non conoscersi.

L’improbabile ricerca di un proprio ideale senza coordinate di riferimento, senza un asse su cui muoversi, un metodo, una logica.

Ciascuno cercava, o forse aspettava, a volte rinunciava, ma nessuno, quantomeno, era piu’ travolto da altre cose,

ombre nascoste fuori dalla porta, chiusi in una vita a prova di tormenta e di tormenti, autonomi e soli con se’ stessi, pensavano di esistersi l’un l’altro, senza fretta, senza correre ciecamente, timorosi di perdersi ancora o di essere assaliti da altre forme distruttive.

Ma il tempo portava primavere senza fiori, autunno senza vento e le foglie cadevano lente e asciutte verso la terra, senza parlare di vita, senza cambiare nulla, senza crescere germogli, idee, episodi...

Il desiderio di nascere, sbocciare, vivere restava in un mondo immaginario e idealizzato, parte di parte di se’ stessi, oppresso e represso, dimenticato, forse impercettibilmente vivo, ferito, annullato, spento.

Le notti passavano lunghe e silenziose per entrambi, nel letto sbagliato, tra mura fredde ed umide, spoglie, odori di nulla nell’aria pesante e viziosa in cui si scioglievano speranze e progetti.

Il tentativo continuo di accettare quel tipo di vita confliggeva eternamente con la ribellione vigorosa del proprio animo che urlava la necessita’ di esistere, spezzare, spazzare via... Le palate di merda e i vagoni di spazzatura che impedivano di respirare, distruggere gli ostacoli che impedivano di correre, dissodare, scorticare i tronchi inamovibili piantati in mezzo al proprio sentiero di vita.

Come un uragano spento, un vulcano estinto, Polly incontra Sissy, forse calamitato dal desiderio di credere, forse lei, dolcemente sola e viva, attirata da un progetto interiore profondo e tenace, la propria vita, il proprio corpo, la reale sintonia delle proprie emozioni, intenzioni, parole coerenti, pensieri nel domani, verso una primavera che porta un dolce e tiepido fiore, molti fiori, colorati, il loro profumo, la leggerezza dei suoi capelli biondi, il loro sguardo.

Insieme guardando il cielo azzurro e un panorama di mondo comune, il giorno di provare, capire, la notte per abbandonarsi insieme all’esplosivo contatto delle proprie mani, delle labbra, gli occhi chiusi, socchiusi, un lungo interminabile congiungersi di storie da vivere dimenticare combattere vincere provare creare seppellire ribaltare sconfiggere urlare stringendosi forte, piu’ forte.
E il mondo diventa il mondo del loro calore, della loro forza, della loro vita, tra le ombre della lunga notte vissuta che si spengono calpestate insieme, dei muri umidi e fetidi che si sgretolano e giorno dopo giorno crollano, in briciole, frammenti...

Nasce una nuova identita’, un nuovo stimolo a pensare toccare prendere vivere, un fiume burrascoso che travolge il terreno arido spazzando rami secchi, arbusti e spine, spazzatura abbandonata per anni, ora sommersi da un mondo congiunto dove un grande cuore comune batte ritmico insieme pulsando di vita da vivere, lo sguardo vero, sincero, contatti di fuoco che sconvolgono ogni cellula, ogni istinto, palpitando assieme e insieme ai sensi perduti, al piacere caldo, caldissimo di una notte, molte notti, del domani, del futuro...

Passeggiando tra case e vie colorate, strette, piene di vita, il mondo cambia il mondo, una candela che illumina sensuale i loro corpi che si stringono e si prendono, fantasmi che si allontanano spazzati dal vento, mulini alti e luminosi in una prateria verde e ricca di sensazioni, sentimenti, qualcosa che continua a nascere, crescere, la vita che si fa vita congiungendo idee e desideri, sogni e progetti, il profumo di un tramonto davanti all’orizzonte, l’alba pungente tra mille ragnatele abbandonate che svaniscono sotto il sole, il canto di mille cinguettii colorati tra le foglie e i fiori, le farfalle, animali che si muovono silenziosi accordando il loro corpo al mondo che vive, che vuole vivere....

Vivere momenti, per vivere momenti, per vivere momenti.

Senza perdere nulla, senza dimenticare, raccogliendo immagini della propria storia insieme dipingendo la propria storia.

Oggi Sissy socchiude il dolce sguardo in un sorriso, consapevole interprete di se’, e il giorno diventa la scoperta continua dell’insieme delle cose che abitano il mondo

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