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in archivio dal 16 nov 2006

Paolo Puglia

05 giugno 1986, Scafati
Segni particolari: Cipiglio da apprendista storico. Barba bicolor.
Mi descrivo così: Condannato alla ricerca continua di qualcosa, ma sicuro nel trovare in fine tutto.
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  • 20 settembre 2010
    Toglimi il sonno

    Toglimi il sonno,
    notte.
    Lasciami vivere ancora un po’
    sveglio.
    La mia bella mi attende,
    tra lenzuola fresche e oscure
    come la stiva di un veliero.
    Almeno un’ora…
    Svegliami luna!
    che il tuo regno merita più del giorno,
    ha la stessa atmosfera del sogno
    e lo regola la magia.

     

    Una stanza è il mio castello,
    un letto il mio trono.
    Lei vuole me, non altri,
    ed è disposta all’amore.
    Sei ampia, notte,
    silenziosa e vicina,
    intima anche quando sono per strada.
    Entro nel suo sogno,
    porto in dono magia.

     

    Vivo di giorno, rivivo di notte.
    Trascendo il reale se veglio
    o mi sveglio.
    La stanchezza divora le sue tenere carni.
    Se fossi morto
    dormirei al suo fianco.
    Ma sono vivo...
    Mi alzo, cammino
    e continuo a sognare.
    Questa è la magia.

     
  • 18 giugno 2008
    La tazza

    D’improvviso, in una tazza.
    Lì ritrovo me stesso,
    riflesso in una camomilla.
    Profumo di miele nel naso,
    tepore sul mio viso, Air nell’aria
    e pensieri che fuggono via:
    il passato, il mio presente
    ciò che sono, ciò che vedo.
    Lucido e mosso
    scorre il mio tempo giallo
    in un battito di ciglia.
    Lo tasto e lo assaporo,
    mi aggrada; è pronto, son deciso:
    mi bevo… respiro - puff! - scompaio.

     
  • 28 aprile 2008
    M

    Stupido illuso, ma che pensavi?
    La fine, dillo, già la sapevi.
    Perché andare avanti?
    Perché non rimaner sano?
    La speranza, certo, (invano!)
    teneva testa all’atto finale.

     

    Tutto ormai è vero,
    tutto è chiaro,
    non hai più appigli
    a cui voltar la mano.
    Lei è andata,
    non t’ha amato.
    Riconosci, hai perso:
    sei dannato?

     

    - L’ho incontrata,
    e  mi ha esaltato.
    L’ho vissuta,
    e mi è bastato.
    Ho sperato, ma non per debolezza:
    è questa la lotta di chi brAma in giovinezza.

     
  • 18 maggio 2007
    La gara del sé

    Cadere nel fango, saltare
    e tuffarsi nell’erba; è una
    corsa la mia. L’insolente tentativo
    di convincermi di essere tributario
    di un permesso di esistere non mi tocca
    né mi scalfisce. Sono tale perché sono
    ed intrepido mi cerco.
    Se solo lo volessi potrei non starmene
    impalato tentando di afferrare
    le foglie morte caduche di
    un’opportunità fatta vita,
    bensì abbattermi incurante sul mondo
    con tutta la mia forza e potenza,
    per esser certo che in ogni dove
    sia scolpito il mio nome furioso.
    Ma so che non è questa la soluzione.
    Devo alienare il mio vivere dall’inerzia
    dell’esistenza, ma non v’è gloria nell’imporsi.
    Piuttosto affermarmi! È indubbio: arrampicarmi
    per cogliere il frutto maturo e scoprirmi,
    almeno una volta, vivo nel moto
    costante che conduce alla morte.
    Eppure lo sto già facendo.
    Non invano dico ciò.
    Nel momento in cui consapevole penso
    di poter cambiare il mio ultimo
    istante di vita, beh, l’ho già modificato.
    Continuo nella mia affermazione perché
    mi sento, ne ho prova, di essere ciò che
    più non riesco a spiegare, perché difficile
    è la comprensione di una simile coscienza.
    Sono io, sono felice.
    Vivo e percepisco ciò che
    tutto è l’universo mondo.
    Eccomi!

     
  • 14 febbraio 2007
    Al tramonto

    Guardo... osservo.
    Gioisco e mi snervo.
    M'incanto al tramonto
    di un giorno che conto
    non esser diverso
    d'un ieri già perso.


    Riservo il momento
    a quando, già sento,
    starò lì lontano
    cercando, ormai invano,
    qualcosa a corredo
    di ciò che più non vedo.


    Giovedì 4 gennaio 2007, ore 17:22

     
  • 06 febbraio 2007
    Cercami tra le felci

    Cercami tra le felci,
    steso ad odorar la terra.
    Starò lì, dove gli altri non vanno,
    ad aspettare qualcuno come te.
    E quando arriverai me ne andrò,
    geloso di non esser l'unico a esplorar l'ignoto.
    E poi mi fermerò, voltandomi a spiarti
    e vedere se mi segui, per scoprire,
    infine, se sei tu la mia vita.

     
  • 22 novembre 2006
    Estate 2006

    Scrivo di un Ricordo,

    mai d'un presente.

    L'ingegno m'è sordo

    quand'è piena la mente.


    Un'unica fantasia

    mi nutriva ad agosto:

    che sulla bocca mia,

    da labbra di mosto,

    cadessero mille baci

    e ancor più di mille,

    caldi come braci

    e vivi come faville.


    -Non da una qualunque

    voglio provar la lingua;

    di lei la cerco, dunque,

    perché il mio foco s'estingua!-

    Questo, ardente, pensavo

    ne' miei risvegli estivi,

    signore e non schiavo

    di desideri tanto lascivi.


    Ma alla sera, con lei solo,

    cadeva ogni certezza,

    l'anima prendeva il volo

    a contemplar la sua bellezza.

    E così ero timido e discreto,

    poiché ella più di me stesso

    rispettavo senza alcun veto,

    o altro interesse connesso.


    Ecco, perciò, il mio Ricordo

    di questa splendida estate:

    con la memoria mi accordo

    per le sue labbra baciate.

     
  • 18 novembre 2006
    "Luce" 24-05-06 notte

    Luce che accechi, luce che ometti,

    luce che accendi ricordi imperfetti;

    luce che brilli al di là della notte,

    luce che svegli le note sepolte.


    Luce che eleva, luce che attenua,

    luce che aggrada la vita strenua;

    luce che splende pur senza bisogno,

    luce che tronca un tenero sogno.


    Luce sperata, luce funesta,

    luce pulita, luce disonesta.

    Luce m'illumini, mi dedichi al mondo,

    mi rendi innocente, sincero, giocondo.

    Luce m'inganni, non è come sembra:

    guardo indietro... anch'io ho un'ombra.

     
  • Sono il vento!

    Sono il mondo!

    Di tutto io tento,

    pur quadrar il tondo.

    Trovar la vita,

    imparar l'amore,

    non di cosa infinita,

    ma con gioia d'attore.


    Lo sanno i muri,

    lo sa uno specchio,

    che i tempi duri

    di un corpo vecchio

    son fine d'età,

    d'esistenza agognata

    che men di metà

    è stata gustata.


    Ma ora son vero,

    badiamo a questa;

    non un pensiero nero

    ci sia nella mia testa.

    Quel ch'è futuro

    è sempre in cambiamento;

    per or non me ne curo.

    Godiamoci il momento.