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Autore

Pino Leonardi

in archivio dal 08 mar 2010

25 aprile 1957, Roma

segni particolari:
Generoso, un po' introverso, sostanzialmente un solitario... (i corvi volano in gruppo, le aquile solitarie...)

mi descrivo così:
Da sempre appassionato dello scrivere racconti per lo più brevi per il solo piacere di condividerne il contenuto con amici e senza alcuna particolare ambizione...

15 giugno 2010

Le Amazzoni

Intro: Una metaforica descrizione dei comportamenti e della vita di alcuni esseri viventi non propriamente leggendari e apprezzati. Anzi, se si potesse farne a meno…

Il racconto

La guerra era iniziata da tempo immemorabile. Secoli. Millenni. Forse eoni. Le Amazzoni erano tutte femmine, rigorosamente di sesso femminile, non erano ammesse eccezioni di alcun genere, i maschi non facevano parte della loro società, non potevano farne parte… a loro era destinato il mero ruolo di fecondatori: la natura non aveva ancora consentito la totale estromissione dei maschi ma chissà se in un futuro più o meno prossimo le Amazzoni sarebbero riuscite a cancellare quegli esseri inutili ed inferiori, ancorché indispensabili alla perpetrazione della specie: di sicuro ne sarebbero state ben felici e quando l’ultimo maschio fosse stato depennato dalla loro comunità ne sarebbero state entusiaste! Potevano anche andare a vivere (o morire) altrove, i maschi, a loro non importava: tutto ciò che interessava era di vivere nella loro esclusività. Certo, vi era il problema della mancanza “fisica” del maschio, ma anche questo sembrava essere di scarso rilievo… semplicemente non aveva alcuna importanza per la comunità delle Amazzoni, l’unica cosa che importava loro era di continuare la Guerra. Una guerra sanguinosa, che durava da generazioni intere e sembrava non avere alcuna remora nello scegliere i nemici, semplicemente i nemici erano praticamente tutte le altre specie viventi, senza distinzione, uomini o animali che fossero. La comunità delle Amazzoni non viveva racchiusa in un unico accampamento o assembramento o città o megalopoli: esse vivevano in svariate zone del globo terrestre, distinguendosi a loro volta in altre sottospecie che quasi mai però si scontravano tra di loro. L’antagonista era fuori, altrove e tutto ciò che si muoveva o respirava attirava la loro insaziabile brama di potere, anzi di sangue. Erano spietate: non esitavano ad attaccare nemici o eserciti interi di nemici schierati, la loro forza implacabile si estrinsecava maggiormente anzi allorquando i nemici erano tanti e schierati o meglio ancora ammassati. Attaccavano per lo più con azioni mirate e solitarie, sembravano non aver alcun interesse alla vita propria e che il loro unico intento fosse fiaccare il nemico con ripetuti attacchi fino ad esasperarlo. Le vittime non resistevano a lungo, sempre, tranne davvero poche eccezioni pagavano il loro pesante contributo di sangue. Un’unica amazzone poteva in una sola tornata portare attacchi a ripetizione andati a buon fine, anche se moltissime restavano immolate sotto le massicce risposte del nemico. Erano capaci di rimanere acquattate per ore e in attesa del calare delle tenebre e implacabili ad una certa ora si libravano in volo verso il nemico. Ma la loro forza principale era il numero… per ognuna che non faceva ritorno alla comunità altre miriadi erano pronte a prenderne il posto. Tuttavia non erano kamikaze, anche se a prima vista poteva sembrare il contrario: non erano disposte a soccombere vanamente, o meglio, pur di ottenere ciò che volevano, (ossia il tormento fino all’annichilimento del nemico) erano disposte a rischiare la propria vita, ma se solo intuivano che il nemico si era arroccato in posizione inavvicinabile desistevano pronte però a tentare altrove il micidiale attacco, se non a tornare dove avevano dovuto momentaneamente rinunciare. Nessuno sembrava in grado di fermarle, gli unici erano nemici dotati di forza aerea preponderante. Questi astuti avversari riuscivano a fare strage delle Amazzoni, anche centinaia nel corso di una nottata di raid punitivi. La notte. Era il momento migliore della giornata, anche se non l’unico, in cui le Amazzoni concentravano i loro attacchi sferzanti. Per la verità già dal pomeriggio le legioni implacabili iniziavano ad ammassare truppe bramose: in genere non dovevano compiere tragitti lunghi, ché il nemico era ovunque, pronto per essere attaccato e colpito. Il nemico tentava in ogni modo di difendersi ma senza scampo. Non vi era salvezza contro lo strapotere preponderante delle Amazzoni… in molti casi il nemico si rassegnava da subito e già quando si potevano scorgere le prime ombre del pomeriggio molti rinunciavano a combattere, sperando che la vittima di turno fosse il proprio compagno d’arme o addirittura il proprio congiunto. A questo arrivava in certi casi il terrore verso le Amazzoni, addirittura molti si segnavano al solo nominarle, alcuni anzi erano presi da una disperazione “preventiva”. Molti lottavano coraggiosamente e con tutti i mezzi, ma contro le Amazzoni non vi era scampo, la partita era persa ancor prima di cominciare. In certi casi anzi la fuga rimaneva l’unica salvezza, oppure il chiudersi in casa sperando che l’orda famelica desistesse per quella volta… ma bastava che una sola Amazzone fosse riuscita a penetrare le difese per distruggere ogni altrui velleità, o almeno tenere in scacco per ore la comunità che aveva scelto di attaccare. Innumerevoli i tentativi di sradicarle dalla faccia della terra, ma più si faceva e più esse sembravano rafforzarsi: le armi usate contro di esse addirittura si erano rivelate non solo palliativi inutili ma veri e propri boomerang. Le Amazzoni sembravano lì per lì soccombere ma puntualmente tornavano più forti di prima. Erano invincibili. E temute. Attaccavano città e villaggi, campagne e contrade. Solo in mare aperto non arrivavano. La loro autonomia non consentiva grandissime distanze. Ma se una o alcune Amazzoni fossero riuscite a imbarcarsi come clandestine in una nave, pronte a colpire non appena non viste anche in pieno oceano avrebbero potuto continuare a seminare il terrore sui naviganti, fossero essi uomini o donne, bambini o vegliardi. Anzi erano riuscite a colonizzare buona parte del pianeta proprio grazie alle risorse degli uomini, sfruttando la loro tecnologia: maggiore distanza essi compivano a bordo di navi o aerei e maggiormente si allargava il raggio d’azione delle Amazzoni. Non avevano nemici naturali, di fatto, e quelli che lo erano erano stati stoltamente sterminati dagli uomini. Si poteva quasi pensare che non avevano voluto sterminarle le loro prede, il sol perché non avrebbero poi più avuto il piacere di tormentarle e di saziare così la loro sete di sangue. Sangue. Sangue rosso, fluido. Sempre sangue. Non bastava loro mai, alle zanzare.

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