username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 31 ottobre 2006
    Il viaggio è lontano

    Il pellegrino sa di certo che la fine di un viaggio di certo non è mai così vicino


    eppure non s'abbatte e il suo cuore è preservato dall'angoscia e dalla pazzia


    gode di ogni istante del viaggio stesso perché sa con tutte le sue forze che ciò che impara prima o poi davrà renderne conto, forse a qualcuno, ma la cosa più importante è che dovrà renderne conto innanzitutto a se stesso.

  • 31 ottobre 2006
    Pozzanghera

    Da quel lembo di cielo
    intravisto,
    nessuna meraviglia
    strappa
    al destino di un giorno
    l’alfabeto segreto.
    Ogni goccia di sole
    cade
    nello stesso pantano.

  • 31 ottobre 2006
    Come un dio che dorme

    C’è che a volte non esiste

    gancio di nuvole che allieti

    la marcia dell’essere.

     

    Se la vita fosse un mare quieto

    io, la visiterei in ogni dove

    con i miei sogni in poppa,

    ma conoscete voi viaggio

    che non azzardi ritorno?

     

    Allora, c’è che a volte mi fingo

    una notte sotto il cuscino a legare strette

    le cosce bianche dell’alba,

    e tutto intorno è ancora visioni e silenzio…

     

    così, come un dio che dorme.

  • 31 ottobre 2006
    La forza dell’autodidatta

    Ridere a denti stretti
    filosofo della mutua
    che tiene lezione.
    Imparo ogni giorno dal male
    della vita
    e dai gamberi del lavoro.
    Prodigo di consigli
    ma non per gli altri
    sul mio letto di speranze,
    a lungo disteso.
    La forza dell’autodidatta
    sta in una mano
    come in esorbitanti fantasie e pensieri.
    Nel trespolo della cattedra,
    un nano,
    con la potenza del suo membro
    scandalizza tutti.

  • 31 ottobre 2006
    Per un tuo sorriso

    Come fresca brezza
    che si tuffa a valle dall'alto del monte
    portando con se il profumo del pino
    sei apparsa
    stagliata nella foschia dell'afa d'estate
    immersa nella luce senza ombra
    d' equinozio di sole
    leggera come gazzella
    elegante nella tua semplicità di donna
    consapevole del dono che porti
    alone di gioia per l’anima
    sensuale sogno proibito
    d’Adamo nel giardino dell’eden.

    Un attimo, come d’ incanto
    al tuo passaggio il tempo si e fermato
    il brusio si e spento
    anche la rondine alta nel cielo tace
    tutto è sospeso, incantato dal tuo sorriso
    donato dall’alba che t’ha dato la vita.

    Cercavo colline tutte d’oro
    per incoronarmi re,
    ho camminato nel buio
    per risvegliarmi nel rosso dell’ aurora
    di nuovi orizzonti,
    ho scavato il cuore della terra
    per carpire scintille di fuoco,
    scrutato il profondo del mare
    per fondermi nella vita,
    ascoltato nenie misteriose
    che raccontano di ieri
    per conoscere il coraggio.

    Ora incantato
    mi sono perso nel profondo dei tuoi occhi
    ti voglio stringere a me
    avvolgerti nel fuoco dell’amore
    volare alto tra le stelle
    dove il tempo non ha fine
    tutto questo solo
    per far mio il tuo sorriso.

  • 31 ottobre 2006
    Ora, solo ora

    Ora, solo ora,
    capisco quanto sei cara,
    e quando arriva la sera
    mi prende la malinconia..

    Ora, solamente ora,
    mi accorgo quanto sei rara,
    il cuore mio si spaura
    quando ti sente lontana.

    Nessuna qui, nessuna donna,
    potrebbe darmi quel che dai tu,
    e se ci riuscisse qualcuna,
    tu mi daresti di più…
    Sei tu per me, la libertà,
    ed in silenzio io ti amerò,
    fino all’ultimo istante
    in cui vivrò…

    Sei tu per me, la libertà,
    ed in silenzio io piangerò,
    perché sei di un altro che io non so,
    cosa ti dà, che io non do…

    Ora, solo ora,
    la luna mi consola,
    e in questa notte buia,
    mi tiene compagnia...

    Ora tu signora,
    che imperi nei miei sogni,
    la luce dei tuoi occhi,
    m’ illumina la via…

    Nessuna qui, nessuna donna,
    vale quanto vali tu,
    e se pure osasse tanto,
    tu varresti di più…

    Sei tu per me, la libertà,
    ed in silenzio io ti amerò,
    fino all’ultimo istante
    in cui vivrò…

    Sei tu per me, la libertà,
    ed in silenzio io griderò,
    che sei di un altro che io non so,
    che cosa ha, che io non ho…

  • 31 ottobre 2006
    Signora solitudine

    Triste eroe la solitudine.


    Ti circuisce, ti corteggia, ti si avvinghia.


    Resti scosso e con un male addosso,


    che ti è sconosciuto.


    Di giorno svanisce ,


    se esci o sei in compagnia,


    basta una telefonata perché scappi via.


    Ma poi ritorna, silente


    e ti segna il corpo e la mente.


    E non ti lascia più, se non la lasci tu.


    La tradisci con la compagnia,


    acerrima nemica sua.


    La famiglia, guai se la piglia…


    L’amicizia? Oh che schifezza!


    E l’amore? Non glielo puoi nominare.


    Altrimenti muore.

  • Poi tornavamo al mare,
    caduti i peripli di isole già morse, come vestali smesse
    e un urlo sulla porta
    da corteggiare quando le sere scendono malate
    e si fa vivo il messo ansante e rosso per la neve
    del suo dispaccio doloroso di buonora e malasorte azzurra sulle spine.
    Calpestavamo foglie, già, sconfitte col nostro piede malandrino
    perché le noci rotte arrivano più buone dalla boscaglia santa se di vento

    e cantavamo, attente a non disperdere le note
    ricce tra rami di un albero bambino
    in girotondo a testa e croce di bambole mannare,
    su per la calza al tacco di camini svaligiati solo in sogno
    e l’ansia, tua, di restringere la bocca del dolore
    e la paura mia di prenderlo a mantello senza il tempo
    che già ci scorre a imbuto questo inganno – affondo
    di non sapere mai da quale parte attacca il sale l’onda.

    Ci nutrivamo, intere, con una corda all’acqua e mani screpolate,
    ricordi il gioco dei delfini in vasca e il mio viso d’ancora
    appannato sullo specchio?
    Non era arsura tua soltanto, era anche mia la sete delle stelle
    assenti nel rito di un notturno che ho nel cuore.

    Ci vestivamo, lente, di quei vestiti scesi ad uno ad uno
    cadenti anche le nostre vite sulla sabbia

    ci vestivamo insieme e adesso questo conta sulla carne,
    adesso
    di questo non dimenticarci, mai.

    A mia sorella e a Francesco, che vorrei poter ringraziare, se mi legge.:)  

  • 28 ottobre 2006
    Il Compito

    Spogliarsi della pelle usata
    Gettarla via. Ricominciare.
     
    Troppo facile toccarsi a vicenda
    E ferire. Sfiorarsi e dimenticare.
    Scontrarsi e scalfire. A freddo.
    Mura prefabbricate. Dentro e fuori.
    Fragilità non ammessa.
     
    Eppure da lontano flebili suoni
    Riaffiorano. Caldi e dolci.
    Teneri pianti dimenticati.
    Occhiate frequenti, guizzanti
    E fuggevoli. Complicità.
     
    Desiderio di freschezza.
    Tornar bambini. Adesso.
     
    Coi i giochi per ridere
    Intorno ad un tavolo, per terra.
    Ridere sul serio. Per gioco.
    Senza un motivo. Solo per vivere.
     
    Voler bene davvero e sorridere.
    Accogliere la gioia senza pretese.
     
    Non bruciare e non sprecare.
    L'arduo compito di chi usa la vita.
     
    Salva la loro curiosità. Custodiscila.
    Attendili sereno al varco del tempo.
    Il loro è prezioso. Non forzarlo.
    Il futuro arriva presto comunque.

  • Svaligiate le stanze
    non è che polvere di limatura rossa
    a sconsacrare anche la luna alla sua terra,
    a restituire odore sulla caduta delle foglie

    - i miei vestiti verdi abitano l’ombra
    e un’anta di giornali –

    e si ripara il vento
    dietro promesse come note
    dietro l’impalcatura di un giorno di canzoni.

    Sotto la neve ho già dimenticato gli stivali
    e tutta quanta la sua voce di brillante
    che mi scheggiava dall’inguine alla gola,
    che non mi dava aria da sporcare
    né un viottolo di rane perse a naufragare un grido.

    Mentita e sola, io, seduta nell’occhio del ciclone.

    Scoperchiati i mobili
    resta l’impronta al dito e un’onda di salmastro già venduta
    la porta che non cede prostrata sulla soglia
    ad accampare scuse per tutto il suo chiarore,
    l’androne sventolato dalla rapina azzurra
    di un fermo immagine filtrato sopra il mare

    e io che cerco tra il letto e le rovine
    un gatto avvolto in solitudini stellari.

    Sparite queste case in una danza,
    dentro il confine è sabbia
    che si solleva e preme
    a rivestire, periodica, il bordo di una riva amara.

    E brilla, ai pescatori smemorati d’isole,
    che vanno.

    12 agosto 2006

  • 27 ottobre 2006
    Tradimento

    D’armatura vestito

    brandendo la spada
    forte sicuro affronto il destino
    tra fragore e urla di mille battaglie
    lo scudo d’acciaio in alto levato
    barriera sicura d’ogni attacco frenato.

     

    Temprato dal tempo in forgia di fuoco
    tra frizzanti falene del ferro che fonde
    indomito cavalco le strade del mondo
    nell’alba che nasce
    nel giorno di sole
    nella notte di luna che rischiara il cammino.

     

    Stanche le membra nel bivacco riposo
    disteso sul morbido prato profumato dai fiori
    lo sguardo rivolto alla volta del cielo
    blu velluto cosparso da infiniti gioielli.

     

    Dal silenzio cullato scivolo nel sonno
    dove m’aspetta un sogno fatato.

     

    Tornato bambino nella stanza di un tempo
    vedo colei che mi ha donato la vita
    sento la mano che rimbocca il lenzuolo
    profumo pungente di malva fiorita
    mentre la voce sommessa racconta
    di terre lontane dalle strade dorate.

     

    Un brivido freddo d’improvviso m’assale
    sciogliendo nel nulla l’etereo pensiero
    lontano rischiara un nuovo mattino
    mentre fresca rugiada copre ogni cosa.

     

    D’improvviso m’appare
    confusa tra il grigio dell’alba
    eterea come raggio di luna che si tuffa nel mare
    sprizzando scintille d’argento
    gocce di rugiada luccicano come diadema
    tra le chiome scomposte dal vento
    occhi profondi come la notte
    riflettono le stelle del firmamento
    due collane di perle preziose spuntano furtive
    tra le labbra dipinte dalla luce rossa disciolta nell’aria.

     

    Tra il verde tenero tappeto del prato
    fiore tra i fiori nasci
    partorita dal cuore della terra,
    azzurra vergine primula
    diffondi profumo di vita.

     

    Oro, argento, onori e gloria
    non servono al mio cuore
    diamanti, smeraldi e rubini
    le mie mani pongono ai suoi piedi
    le mie labbra tremano
    nel pronunciare dolcemente il suo nome.

     

    Donna Regina del sogno
    donna Regina di vita.

     

    Nudo indifeso rimango
    non potevo credere che donna portasse la morte,
    un tempo ridevo al racconto di Diana
    cigno vestito da corazza d’argento
    armata d’arco con frecce d’avorio.

     

    Ma ora lei mi guardava negli occhi
    tendendo l’arco armato con freccia di ghiaccio
    non temevo di cadere morto
    stolto lasciato il mio cuore indifeso
    attendendo un sorriso e carezza d’amore.
     
    Quando la freccia di ghiaccio
    con un tonfo nel petto s’infisse
    l’ultimo pensiero
    prima di chiudere gli occhi alla notte
    no!… non era stata lei a colpire.

  • Rivoli d'acqua piovana
    cullano il letto di foglie d'acero
    che
    strappate alla vita
    precipitano in una lenta danza...

     

    Scheletri d'albero
    piangono nel bosco
    ormai privo di colori.

     

    Imponente arriva il gelo
    si fa spazio
    tra gli animi infreddoliti
    dinanzi ai camini...

     

    Ma l'ultimo fiocco di neve
    non sa
    che un fiore di pesco
    sta per sbocciare
    preannunciando gli amori nuovi.

     

    E splenderà il sole
    più in alto che mai
    le cicale impazzite
    il profumo del grano
    che si lascia mietere quieto...

     

    Ripuliti quei campi
    ci si accorge però
    non poter far meno
    delle prossime piogge

     

    e così ci si abbandona
    all'inevitabile susseguirsi
    delle stagioni...

     

    Da - Clessidre di Latta -
    Laddove il tempo non è stato.

  • 24 ottobre 2006
    Pellegrino nel cuore

    La vita è un continuo peregrinare per luoghi,
    per cuori,
    bocche,
    tempi,
    sensazioni,
    emozioni, d
    ove il fine ultimo si concretizza nel viaggio stesso, cercando d'assaporare qualunque cosa che ci capiti sotto mano,
    che faccia breccia nel nostro cuore.
    Ma il viaggio non è imposto,
    perché il viaggio è vita,
    il vaggio è amore.

  • 24 ottobre 2006
    Folle e gentile

    Corpi celesti fluttuano senza meta persi senza sostanza


    privi di traiettoria noi persone che ostinatamente rifuggiamo il nostro essere in una realtà fatta di ovatta impadroniti delle nostre manie


    attenti a sprofondare il più lentamente possibile


    ma... accade sovente che in tempi matematicamente impossibili da decifrare, due di questi corpi lentamente si fermano fluttuando in questa esplosione di eventi che è ogni attimo della vita del mondo.


    E quasi a sprigionarsi una forza d'attrazione, essi si sfiorano, come particelle di luce nell'oscurità finalizzata alla creazione di fuochi fatui qual è la luce su questo atollo di buio e felicità, ardore e paura,


    accade,


    energie sinergiche si fondono in una lenta danza osservata con stupore, invidia, felicità, sgomento, bramosia, da ingenui spettatori, ignari di ciò che realmente accade.


    Ma ciò che il viaggio può concedere al pellegrino è formula empirica della non ragione,


    quindi quel che accade realmente, solo l'entità primaria può definirlo.


    E accade,


    con volontà propria i due corpi danzano, dissipando e trasudando ciò che sentono le loro entità, gioco di anime senza regole e senza ragione, completamente fusi in energie più forti di quanto singolarmente intuivano di possedere, condizionando il corso dei loro eventi senza volerlo e volendolo con tutte le loro forze, modificando, labilmente, come le foglie d'autunno nutrono la terra, gli animi e le energie che li circondano.


    Gioco di scambio tra loro è il mondo.


    Poi come espolsione di tutta la luce dell'universo essi si rendono conto di un'unico istante, quell'istante in cui ogni cosa, entità, persona, clessidra, si ferma, tace e ammira il miracolo di quel che sconfigge anche la morte, triofante sulla vita e potente come il tocco divino che E' l'AMORE.


    E ogni cosa gira intorno a loro,l'universo intero, quasi a catalizzare la totale essenza, fino a quando, finalmente uniti, comprendono il senso più profondo e meraviglioso dell'eterna felicità.

  • 24 ottobre 2006
    Non è stato che un sogno

    Non è stato che un sogno a vergare le ossa,
    un dolore piccino che ora muove da solo e rinuncia
    come petalo steso sconfitto sul ventre
    dal guadagno del sole.

    Non avevo nel petto altro che il desiderio
    di un gemito sordo, fosse anche malato in ginocchio

    o confuso

    negligenza di un vivere che si piega al dolore del vento.

    Ora nego quegli occhi, davvero li nego, mentre canto
    al disordine il luogo dove sosta è smeriglio di onde,
    mentre accendo i miei fari noiosi sul carteggio del giorno

    e assomiglio a mia madre che parla di piante perenni
    che non scendono mai a carezzarle le pene più bionde.

    Tu sei stato, e il sogno addolora perché aveva il riflesso smaltato
    di chi cerca quell’oro sulle mani vestite
    che si accendono ancora a disegnare la sabbia strappata dal mare
    e a rotolarmi granelli,

    oro mare di parole perdute, oro vento come il punto impreciso
    che ti ha visto arrivare, dritto al dolore, dritto al silenzio,
    zitto dell’acqua che svelto portavi
    e una goccia, una sola,
    ma era per me. 

     

    Marzo 2006

  • 24 ottobre 2006
    Goccia a goccia

    Goccia a goccia


    si rincorrono i secondi


    sopra un filo


    Goccia dopo goccia


    si scava la mia faccia


    mentre goccia a goccia


    il silenzio mangia la stanza.


    Passan le ore e goccia a goccia


    annego in questo vuoto


    che gelido mi blocca le caviglie


    e boccheggio


    e fremo.


    Tremo.


    Non ci sei


    e goccia a goccia


    mi consumo.

  • 24 ottobre 2006
    Chi sei?

    Chi sei ?


    Chi sei tu ?


    Che mi sei esplosa dentro


    fino ad incrinare le mie certezze,


    i miei ideali,


    le mie sicurezze …


    … e mi trascini,


    insonne,


    fino all’alba.

  • 24 ottobre 2006
    L’ultima donna di Botero.

    Perché a guardarla non è mai abbastanza

     

    e di quel viso dipinto dentro l’altro


    porti il riflesso ad altra luce.


    E non c’è donna al mondo, che sia madonna o Monna Lisa


    a contrastarne il passo.


    Blasfema la sua voglia nella mia.


    Né Ballerina o quel Torero può parlarne.


    Solo a guardarla hai altra vita


    e scrivi al tempo di versi o storia


    in modo antico,


    per sempre ancora.


    Di quel suo viso.

  • 24 ottobre 2006
    Sorriso

    Bello,


    sincero,


    bugiardo.


    Specchio dell'anima più candida,


    oppure più nera e brutta.


    Ma quando due labbra ti sorridono


    con desiderio e dolcezza,


    la voglia di impossessartene


    si fa quasi smaniosa,


    impellente come una droga,


    cui il tuo corpo non può fare a meno.


    E' quasi la tua vita.

  • 24 ottobre 2006
    Desiderio

    Desideri chiudere gli occhi per l'eternità,


    non sentire,


    non vedere,


    non amare,


    come puoi volere questo?


    Pensa a come è bello un risveglio.


    Rivedere persone che con te


    vivono,


    ridono,


    soffrono


    e amano.


    Qualsiasi cosa tu vorrai,


    sappi,


    neppure la morte,


    ti potrà, mai


    e poi mai,


    allontanare dal mio cuore.

  • 24 ottobre 2006
    Nel tuo mondo spezzato

    Stridono due cuori nello stesso petto
    lo spazio del respiro è controvento alla ragione
    e poi cammini
    i lividi sull’osso sono inverni delle vene
    e l’hai seguita ancora la sua strada, con lei il mio odio
    per quel tuo battito più fermo oltre il costato

    strapparti via feroce da quel letto
    e bestemmiarti lacrime sul viso
    piangendoti d’amore nel mio cerchio

    la tua metà.

  • 24 ottobre 2006
    Solo per te

    Solo per te


    salirei in cielo


    fino alla stella più alta


    per rubare alle fate il più bello dei sogni


    e poi lo donerei a te


    perché solo tu renderesti quel sogno realtà

  • 24 ottobre 2006
    Canto di vita

    Canto dell’amor


    E degli orizzonti lontani


    Che all’uom che muor


    Paion sempre più vani


     


    Canto della donna mia amata


    Che se ne sta sulla riva perigliosa e guata


    A rimirar l’orizzonte


    Aspettando il suo uomo scender dalla cima del monte


     


    Canto dell’amor mai conosciuto


    Che di mille cavalieri


    Causò il senno perduto


    Così oggi come ieri


     


    Canto di terre lontane


    Dove solgo rifugiar la mia mente


    Lontano da questioni nostrane


    Lontano dai capricci e dalle malelingue della gente


     


    Canto di chi è e di chi fu


    E un dì morì per noi stessi


    Il suo corpo or non è più


    ma i suoi sogni non verranno mai repressi


     


    Canto di loro che ora vagano


    Illuminando gli animi di chi crede


    Non che il domani sia un vil marrano


    ma chi nel domani ha fede


     


    Canto del sole e della luna


    E delle loro figlie le stelle


    Giammai vivremo la notte come una


    ma le notti che da viver non  son solo quelle


     


    Canto di chi come me è gioco della fortuna


    E canto dei mei sogni perfetti


    Che possan vivere al tramonto della luna


    Che possan esser realtà di diletti


     


    Canto di quel che fui e di quello che sarò quando la mia anima sarà sparita


    Un ragazzo che in poche righe seppe cantar la vita.

  • 24 ottobre 2006
    Fine del viaggio

    Che del terminar divin del viaggio


    Sia mia ispirazione la vita


    Che ritrovi la mia via smarrita


    Che del mal rimanga solo il miraggio


     


    Percorrendo l’ampie pianure e le cime ghiacciate


    Giunsi al tanto sospirato sentiero


    Che all’uom gli è oscuro anche il pensiero


    Del poter toccar mete mai solcate


     


    E del perché  aver percorso quel cammino


    Io me ne domando ancora causa


    Di come lo percorsi senza sosta e senza pausa


    Per svelar infine l’humanitate destino


     


    Giunsi veramente al precipizio? 


    O fu solo illusione?


    O fu solo l’inizio?


     


    Isto non avea importanza


    Perché al terminar v’ero giunto


    Con mille pene amare


    Ma con affianco le persone più care


     


    Qual è fu e com sarà la vita


    Il destin dei viaggiatori


    Che di speranze furon attori


    Che non si fermaron innanzi alla lor salita


     


    O tu che fosti mia musa


    Narrami l’arduo compito di loro


    Che sepper’ essere dell’umano coro


    La voce che non può esser rinchiusa


     


    Color che sepper con coraggio e destrezza


    Narrar l’umana incertezza


    Cantami o musa


    Cantami o dea


     


    Davvero il viaggio nostrano?


    Davvero fummo noi?


    Ad accender la speranza in un mondo vano?


     


    Proteggi chi cade


    Proteggi chi prosegue


    Proteggi chi evade


    Dal mondo che il suo corso segue


     


    Il sole sorge


    L’ombra dei quattro


    In lontananza si scorge


    Con sguardi incerti


    Ma sicuri nel cuore


    Non son eroi esperti


    Né combattenti con furore


     


    Son giovani comuni


    E nel loro capire


    Sanno che dal mondo non si può fuggire


     


    Sanno che l’unica certezza nella loro ancora lunga salita


    È veder il sole


    Sorger sulla vita

  • 24 ottobre 2006
    Solo

    Di vita d’un tempo ne son testimonianza


    Di vita presente ne son fautore


    Di vita futura ne son attore


    Che la madre notte mi guidi nell’abisso di questa stanza


     


    Solo


    Son nato tra parenti e fiocchi


    E tra mille diletti e balocchi


    Solo


    Morirò tra lacrime e cenere


    Possa raggiunger in pace la mia anima l’etere


     


    Ma di mille amori


    Quale ricordi meglio o penato?


    Sempre e solo quello mai sbocciato


    Che ancora con inquietudine cerco la fuori


     


    Chi o penato meglio comprenderti potrà


    Se non chi ti ha cresciuto


    Chi tu hai con giogo inquieto vissuto


    E chi esalare l’ultimo respiro ti vedrà


     


    Chi se non lei la madre di tutte le favole


    Di gesta di eroi e cavalieri


    di atti di eroi di oggi e di ieri


    che scrisse anche di cavalier e di tavole


     


    Forza o notte son perso


    Son naufrago tra le tue brillanti braccia


    E cerco invano di poterti guardar in faccia