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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 febbraio 2006
    Risveglio

    Mi sono svegliata,

    ero grande.

    Non ho sentito più

    quell’amaro in bocca

    che mi ha torturato

    in quello che doveva essere

    “il periodo più bello della mia vita”.

    Non allora, non per me.

    Un’inquietudine continua

    mi ha sopraffatto:

    il peso della vita schiacciava

    la mia inettitudine.

    Mi sono svegliata

    e riesco ad instradare i pensieri cattivi,

    a dimenticare che

    ho perso il senso dell’infinito.

    Lo vedo in me e intorno a me

    che non c’è più

    ma non m’importa,

    fingo che ci sia ancora.

    Mi sono svegliata

    e so chi voglio al mio fianco

    per sempre.

    Questo è il mio infinito.

  • 17 febbraio 2006
    Fantasma

    Fonde orbite d’eterno, spirali di lune d’autunno

    Lacrime d’opale su triste teschio,

    disperazione, invidia d’antica morbida carne,

    narrami spettro, l’angoscia dei tuoi demoni!

     

    Racchiudi in te mille profumi, torbide essenze, acri sapori,

    incensi d’oriente, terra e sangue, spezie rapprese

    su vesti sferzate di grigio cemento sepolcrale.

    Reclami una tregua! Residuo peso d’una carcassa di vermi.

     

    L’eterno riposo risuona veemente come beffarda condanna!

    Eri forse padrone delle mie mura domestiche?

    Eri forse schiavo d’una corona di serpi?

    Trascinato come reietto s’un patibolo d’ipocriti?

     

    Labirinti di specchi riflettono la tua vischiosa crisalide,

    rigenera in me i tuoi stanchi rimorsi,

    a te io m’offro giovane scheletro,

    creatura barocca, principe di fango!

     

    Indegno bramo i tuoi mondi, i tuoi segreti secolari,

    risuona nei miei lobi le tue fanfare di morte!

    Tra vecchi ricordi di sete sbiadite, eccessi d’assenzio,

    come nobile cadavere fatti scherno del mio vivere!

     

    Il mio viver null’altro è che la tua scialba imitazione,

    tentativo goffo, effimero, goccia di sole rancido!

    Risuona prepotente le tue catene terrifiche!

    Sii spettro impietoso, fulgido Re del terrore!

     

    Insinuati nei sonni mortali come verde incubo,

    veleno sapiente di mille ampolle polverose,

    risorgi dalla tua disperazione come ceneri di fenice,

    saggerai il dolce liquore della tua sorgente immortalità!

  • 17 febbraio 2006
    Ad un mio amico attore

    Sentirsi gratificati dalle nostre creazioni,

    soffrire, amare, sudare su un palco

    per poi tirare un sospiro

    e respirare il gusto della nostra vita.

    Di una scelta nostra, non capita da tutti,

    ma giusta.

    Vivere nella nostra arte,

    nell'arte antica

    e nell'arte di tutti i giorni,

    che cogliamo sulla strada,

    o in mezzo a un campo di broccoli appassiti.

    Emozionare noi stessi

    e se ci riusciamo anche qualcun altro.

    Volersi sentire ignorante

    perché si ha voglia di riscoprire tutto da capo,

    dal principio di noi stessi

    alla morte di un cane anziano e cieco.

    Il tuo teatro

    è la tua vita,

    e spero che la mia penna ignorante

    non sia mai appassita.

    Rima banale,

    ma me ne frego.

    A me interessa seguire

    la corsa di un arancio marcio

    lungo un ruscello.

    Oppure stare sulla riva

    di un fiume in piena.

    Comunque vada,

    non voglio che sia per forza un successo,

    ma voglio poter bisbigliare

    nell'orecchio di una gallina:

    "Io ho vissuto per questo..."

  • 17 febbraio 2006
    E, c'era il vento

    Cammino, a testa china,
    tra scricchiolii di foglie
    rosse, arancio, gialle, ruggine e oro
    cadute sul selciato,
    che il vento
    lancia fruscianti
    e canta una selvaggia, triste canzone.
    Ripenso alla mia vita
    e all'uragano, che flagella le strade
    e le mie mani contratte al petto.
    La notte in cui ero morta,  
    c'era il vento.

  • 17 febbraio 2006
    Chi in alto và...

    Tu che a giudice ti erigi per

    coloro che a questo mondo

    fratelli ti sono - e che non accetti

    facciano a te uguale trattamento -

    voltati indietro e scorri la tua vita

    fino a quel giorno in cui alla

    luce venisti.

     

    Uguale ad ogni  umano Essere

    tu fosti  - e lo sei ancora - anche

    se a questi, nell'umana Società,

    fortuna alcuna li ha baciati

    come per te lo è stato.

     

    Interroga il tuo cuore, se lo hai

    avuto e lo possiedi ancora;

    scendi dal tuo piedistallo ove

    la Società il tuo talento ha posto e

    nella quale il tuo ego trionfa già.

     

    Non illuderti la vita non è  soltanto

    fatta di malvagità lavoro e soldi, ma

    anche di amore e di altruismo per

     coloro che credi a te inferiori siano.

     

    Tieni bene in mente che oggi, domani o

    in un lontano futuro anche tu questo

    Mondo abbondonerai  e dal

    CIELO

    giudicato sarai.

     

    Marzo 2001

  • Prima d’andare mi chiedo perché
    lo sguardo che su questa terra si posa, non riposa e dimora.
    Laddove le mani sono piene e i sorrisi sinceri
    il mare ribolle e mescola la mia energia
    disperdendo la sabbia, sfigurando la forma.
     
    Il passo non cede, la mia mente non teme, s’apre
    pronta a sbocciare e spalanca gli occhi
    per nutrire l’anima che s’erge,
    e di nuovo si mostra a te la mia statua d’aria.

    Emerge dal mare il guizzo, come un delfino
    che ama sognare foreste e città,
    dipinti e bellezza, suoni e grazia
    ma che torna al fondo perché in sé,
    il mondo straluna e la vita completa.

    Se non fosse per la repulsione che tanta
    stoltezza d’umanità ostenta..
    Se non fosse per le cinta dei pensieri
    che infide viltà proteggono…
    Se non fosse per l’arrivismo, il servilismo,
    il proibizionismo e le nazioni, e lo stato e la chiesa,
    e l’uomo, che d’umano ha solo il nome..!
    Se non fosse…per tanta povertà di colore e amore,
    allora camminerei nuda e ogni passo sarebbe dimora
    ogni persona amante, ogni paesaggio eterno,
    e ogni luogo, il regno dell’anima mia.


  • 16 febbraio 2006
    Touche!

    Se avessi un solo desiderio da esaudire,
    se fosse di luce bluetta eccitante
    se fosse misterioso, come le vie d’un gatto notturno….
    Sarebbe perverso e sporco, come il mio lato oscuro.
    Sarebbe violento e livido come un colpo funereo.
    Mozzerebbe il fiato ai tuoi sogni: candida creatura.
    Godo d’un vantaggio sulla tua mera purezza.
    E non luccicare, perchè non ce l’hai.
    E non dileggiarmi se non ti credo.

    Il mio mezzo mondo, marcio e lercio, 
    fatiscente s’inchina, ogni qualvolta vago.
    E non mente il suo servigio,
    io lo conosco, m’appartiene.

    Non gettarmi come un cencio.
    Non fissarmi come uno spettro.
    Io: non conservo biasimando l’anima in un cassetto.
    La mia vita è rivalsa indissolubile.
    Perché il mio spettro allo specchio non finge,
    s’ammira e ritrae, mostrandomi!

    E su…guarda il mio ghigno,
    non sa lusingarti come un sorriso?
    E non t’accorgi,
    no,
    non t’accorgi…

    Quando il mondo in pompa magna
    sfilerà la tua corona, il trillo sarà lava
    e l’umanità sarà desta!
    Sai, l’invito per la festa
    offre in pasto la tua testa,
    piccolo omino dalla vita indigesta…
    Quando aggiungerò il sale, non ti servirà più!

  • 16 febbraio 2006
    Di luna e di stelle

    Spioncini d'alternative,
    sorrisi d’eterno che oltrepassano il cielo.
    Si lasciano bramare le stelle!
    Come a dire che l’opportunità è presente, brillante,
    osservano le nostre scelte.
    Chiamate in causa per esaudire,
    il nostro sguardo in gemiti di rinuncia.
    Semplicemente ci lasciano intuire
    che la notte non è mai troppo buia
    per non generare occasione.
    Il buio, non è silenzio privo d’intenzione.

    L’hai veduto ciondolarti addosso,
    in un conato sottrarti il respiro,
    braccato le membra , sfigurato il sogno
    in una lama di luce in perfetta incisione.
    L’hai veduto scavalcare la luna,
    come un giro ad ostacoli costanti.
    Portando aurore a scandire il tempo
    tremori di terrore la comprensione del momento.

    Hai ceduto quindi alla tentazione
    fra la pena ed il dolore,
    hai chiesto il chiarore per una fortuna!
    Mentre gli occhi sgonfiavano l’attesa
    in singhiozzi di pretesa,
    lei era lì bianca e nuda:
    la notte di una luna, mondata di stelle.

  • 16 febbraio 2006
    Dolce tepore

    Una voce profonda,
    strofinata dal fumo,
    avvolta nell’età.
    Una voce che parla e fruga,
    capelli e pensieri di una donna.
    Come un’anima che distende le braccia...
    In cerca d’ali, di slancio o di un laccio
    che tenga e lo leghi in vita.
    Nel dentro: Un momento…
    …E’ di nuovo la fuga!
    Non crede al calore perenne,
    ma all’ardore che scalda
    oltre le spalle e la schiena.
    Oltre, ahimè, la persona è figura
    e come tante si aggira
    fra le celle del consueto.
    Vorrebbe d’una Mantide le lenzuola bagnate
    e incline al peccato si diletta al seduttore.
    Vorrebbe d’una Mantide il grido, il gemito e il ti amo!
    Sentirla muoversi sul palmo della mano.
    Sentirne la morte, nella stretta delle dita.
    Saperla vinta…a partita finita.
    Per poi alzarsi danzando il suo tempo,
    nuovamente sospeso sul filo del vento
    Ma se quella Mantide fosse Scorpione…
    "Ahi che dolore quel dolce tepore!"

  • 16 febbraio 2006
    Suggere

    Succhia il mio pensiero
    e con esso la pelle mia
    lasciala vulnerabile
    trasfigurare dal rosa tenue
    all'attraente e imperiale porpora.
    Lascia che la voce dica ciò che vuole
    e vada correndo in parole desuete
    e che i silenzi non siano d'attesa
    ma di pretesa.
    Oh...fa che sia la mia resa!
    Il regno delle tue labbra,
    le furtive mani tue, abili,
    scassinatrici della mia perversione.

     

    Ti figuro già legarmi...
    il cuore con le mani
    ed i piedi alla testa mozzata,
    mentre il mio corpo agonizza e geme
    al ritmo che dai ai miei giorni.
    Donna umorale succhia
    dalla testa ogni pensiero!
    L'anima mia verrà,
    inondando selvatiche terre
    e ghiacciai in madreperla
    che sapranno condurla in te,
    oltre il tuo respiro.
    Calda anima mia.
    Densa anima mia.
    Vorresti ogni mattina
    rifugiare il tuo pensiero
    nello stomaco del nostro peccato?!

  • 16 febbraio 2006
    Granello

    - Mentre l’oscurità fende/
    la luminosità del cielo/
    sfornando soufflé/ di lingue viola…/
    Il vento stende/ e scuote, /
    l’umore dell’immensità. -

    Arriva lei,
    benedizione dell’aria
    e battesimo della terra.
    Arriva e scioglie
    le scaglie, dell’animo mio
    corteccia lasciva.
    Poi come cascata 
    che preme e spinge
    scrolla la mia stolta umanità.
    Ora sono roccia e ostacolo!
    Devio il suo venire
    per poco a poco svanire
    doma delle sue insistenze.
    Allora il dolore
    del corrente vivere,
    mi rende nuda,
    pronta ad accoglierla.

    Ecco la mia anima: granello di bene.
    Ecco il mio amore circondato dal dolore.
    Divento perla agli occhi d’un mondo
    che non sa pregare…

    e l’ispirazione giunge.

  • 16 febbraio 2006
    ...

    Ascoltami,

    il tempo non ha tempo,

    non ha somiglianza, non ha,

    se non l’esistenza dell’essere

    perché così lo vogliamo.

    Senza profumo, assenza di colore.

    Il tempo non ha comprensione,

    non conosce la sua sorte, non si specchia.

    Non ha mani grandi e sorrisi tirati.

    Non ha schiena

    che tenga il respiro e riposi l’affanno.

    Il tempo ha solo la capacità

    di legarci alla nostra mortalità.

    Il tempo…

    Questo Eterno lo si cerca nell’Arte!

    Quanta umanità per avvicinarsi e far finta

    far solo finta, di tenerlo così…

    quasi frugale fra le mani.

  • 16 febbraio 2006
    Mio difetto indolente

    Aria ipnotica d'onde circolari
    di sevizie che investono le mie
    talentuose incomprensioni.
    Che sinuose s'infuriano
    e non dipanano in te
    ma in mie allucinazioni.

    Aria ipnotica e corde che sai,
    copiose Ancelle di vezzi
    che incastonano i pensieri
    nei vuoti di preziose perdite.
    Rullano d'ardore, di malizie in sè.
    E risa, e livore, e risa e...

    Lacuna di te in me.
    Imperfezione di me in te.
    E non conta se fu tua negligenza
    o il mio più gran torto
    resta il peccato, la sottrazione.
    Una fitta melensa nel costato
    d’offesa insulsa, costante afflizione.

    E allora vorrei non averti qui
    fra le voci che sussultano i miei giorni.
    E vorrei poter congelare l'immagine,
    il tempo di quel sorriso e di quelle mani.
    Essere io distante da te e dal profumo che mi dai
    dalla tua voce che è eco
    perché io urlo e nello slancio...so.
    E vorrei non essere mai stata
    sembianza cui attribuire movenza,
    labbra che scoccano parole
    e dita ribelli che batton l'umore.
    Eppur un presente il fato al tempo legò:
    “Oh mio difetto indolente,
    debolezza obliqua della mia mente
    vorrei tu fossi sì, sì lungi da me!”.

  • 16 febbraio 2006
    Océane

    Discendesti dalle alture fiorite,
    attenta a non calpestare margherite.
    Avevi il bianco di una veste addosso,
    le tue spalle esaltava, un cielo rosso.
    Una donna che ti fa sentire,
    come una rapida senza fine,
    e che fa del tuo più intimo respiro,
    l’inaspettato zéfiro,
    è degna d’esser nominata: Dea.
    Océane, tu sei Dea dell’amore,
    che incanti ogni giorno,
    e ogni giorno, incanti.
    Sfrenate notti,
    non attendetevi riposo dai nostri baci,
    avremo il tempo che finora non abbiamo avuto,
    le ore più lunghe saranno per noi.
    M’incarnerò, nelle tue risate,
    come tu lo sei adesso,
    nelle note di speranza evocate,
    da un flebile pianto sommesso.
    Il mio punto più alto,
    raggiunto coi passi del destino,
    è stato quando hai detto:
    “Amore, aspettiamo un bambino”


    25/09/2005

  • 16 febbraio 2006
    Nebbia

    Nebbia sulla laguna d’ autunno,

    nebbia sulle foreste di giunchi.

    Nebbia sull oceano e sui mari,

    nebbia odorosa e vispa, vezzo delle mie nari.

     

    Taciturna ricopri il ventre terreno sopente,

    nascondi i tuoi arcani come abile oracolo

    m’ infondi profumi fruttati e labbra di sale,

    sensazioni dense d una vaga veduta.

     

    Nebbia sulle barche dei pescatori,

    nebbia sui cespugli e sui lamponi,

    nebbia sui filari di cipressi dormienti,

    nebbia sul frutto, acerbo del tuo grembo.

     

    Confondi le mie albe con carezze d’ angelo umido,

    copri con le tue piume, colori grigi di pittori tristi.

    Inviti la mia ragione tra allucinazioni e danze,

    amabile fresca droga per le mie percezioni!

     

    Nebbia sulle mie livide palpebre,

    nebbia sulle mie mani arrossate,

    nebbia sui miei pungenti rimorsi,

    nebbia come morfina, su tristi ricordi.

     

    M ‘ avvolgi le spalle, premurosa mantella di gocce,

    accompagni il mio errare tra ciechi sentieri.

    Sfoggi improvvisa i tuoi odorosi trucchi, abile fattucchiera,

    t insinui nel mio cranio, come incantevole padrona.

     

    Nebbia, fulgido tritone dei miei abissi,

    nebbia discreta tra le mie ossa,

    nebbia sui sepolcri del paese,

    nebbia sul mio avello, vuoto ed impaziente.

     

    I cadaveri banchettano alla luce delle tue lune!

    Macabre goliardie fin sotto il gravido agrume.

    Ritrai ora le tue fumose lingue, pauroso Vampiro!

    Rendi dunque alla mia vista, la quotidiana condanna!

     

    30/10/05

     


     

  • 15 febbraio 2006
    La noia

    Fuggo il fragore della

    Foglia che si accartoccia

    Fino al riso che si tramuta

    In pianto

     

    Così, nell’incanto del

    Silenzio, dimentico

    L’eternità  che infrange

    L’attimo e riprende il suo

    corso.

  • 15 febbraio 2006
    Il mio vento

    Il vento può portare
    con sè solo le parole.
    ma ciò che conta davvero,
    non può saperlo.
    solo il mio cuore
    sarà custode dei miei sentimenti...
    Solo i tuoi occhi possono capire...

    Il mio vento...

  • 15 febbraio 2006
    Chi sono

    Nessuno sa
    quello che si ha dentro
    lo si sa
    solo quando
    si sa di non
    averlo più

  • 15 febbraio 2006
    L'io

    Lascia che l'intuito e l'energia
    siano
    le tue guide.

  • 15 febbraio 2006
    Realtà

    Sono immerso nella realtà speravo meglio.
    A questo punto
    volo con le rondini sull'ombra
    dei pensieri
    che
    mi danno vita.

  • 15 febbraio 2006
    Io...

    ... Il  vento soffia sempre
    verso il futuro...

  • 15 febbraio 2006
    Viaggio

    Il biglietto per il futuro
    è
    sempre in bianco.

  • 14 febbraio 2006
    L'ultima ombra

    Le labbra appoggiano sul ghiaccio.

    Sulla schiena mille anni amari,

    abbandoni  abbracciati  agli occhi.

    I visi del tempo sorridono 

    ad antichi padri,

    figli dell’ulivo,

    con la corteccia sfregiata dai sogni,

    dove battono muti

    cuori di ossidiana

    che il calore ha lasciato scorrere

    dentro mari di stanchezza.

     

    Lontane madri,

    figlie della pazienza,

    tra il profumo di lunghi silenzi

    e quotidiane bugie,

    non lasciano più orme sulla terra.

    Il lento dolore della nuova vita

    strazia per sempre le carni

    lega per sempre il sangue.

    L’ultima ombra.

    L’ultimo caldo bacio.

  • 14 febbraio 2006
    Quelli che sanno

    Ti vorrei lasciare
    gli occhi addosso,
    come un peso sul viso.
    Tenerti lo sguardo abbassato,
    dare il tempo
    al tuo vuoto
    di riempirsi,
    bloccare i tuoi veleni,
    spegnere
    l'istinto di scorpione
    che ti guida alla solitudine.
    Tu, che confondi
    i suoni coi rumori,
    punti il dito sugli specchi
     dove vedi un mondo
    che non ti ama,
    che sai solo disprezzare.
    Sei l'ultima voce
     di una piccola eco
    della parola "odio".

  • 14 febbraio 2006
    Voglio amare il silenzio

    Siete là fuori
    e ascolto il vostro dire
    che non lascia orme.
    Voglio amare il silenzio
    che nulla chiede,
    se non un bacio
    sulla bocca
    Amo quel silenzio
    senza strade
    dove perdere l'orgoglio
    e pezzi di me
    Ho raccolto i vostri visi
    in album pieni di rumori.
    Voglio entrare in quel silenzio
    per non cantare
    il mio nome.
    Accarezzami una volta ancora,
    prima di uscire con l'ombrello,
    prima che piovano ancora,
    monotone,
    le tue bugie.