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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 giugno 2006
    Dove

    Dove le creste
    d’acqua smeraldina,
    increspando
    su insenature, a taglio,
    pungono, stilettano,
    si frastagliano
    in tanti e tanti nodi,
    e modi, e vie,
    per il largo lontano,
    per il profondo:
    un raggio di luce obliqua
    scandaglia i flutti
    e li erge a mistero solitario.


    Dove il mare sbuffa
    urtando lo scoglio eterno,
    e da esso ne trae un suono,
    un lamento o forse
    un canto sordo.
    Schiuma di gioia
    per il suo ritorno
    risale felice;
    si mescola alla sua acqua
    in un matrimonio di ombre e sale,
    di nuovi colori,
    rumori:
    rumori.

  • 30 giugno 2006
    Ti porto con me

    Ovunque io vado ti porto con me,
    ogni immagine che ho di te
    la porto con me,
    ogni tuo sorriso che risplende sul mio viso
    lo porto con me,
    ogni tuo sguardo che penetra nei miei occhi
    lo porto con me,
    ogni minuto,ogni secondo passato con te
    lo porto con me,
    il tuo cuore dentro al mio cuore,
    la tua anima dentro la mia,
    luce sulla mia strada buia,
    guida della mia vita persa,
    unica speranza dei miei sogni infranti;
    Ora parto, devo,
    viaggio senza meta,
    lunga via senza fine,
    non temo però la solitudine
    e non soffro la tristezza,
    tu tieni ogni mio passo,
    mi dai forza e coraggio,
    e il tuo coraggio lo porto con me,
    ovunque io vado, tu sei lì assieme a me,
    perchè ovunque io vado
    ti porto con me.

  • 29 giugno 2006
    Un signor X

    Il signor X non era pari né era dispari,

    e neppure un numero primo:

     

    i nostri ricercatori dell'opinione pubblica

    sono soddisfatti

    che ha mantenuto delle opinioni adeguate per tutta la vita,

     

    i nostri scienziati di finanza segnalano

    che ha pagato i suoi debiti,

     

    i nostri psicologi sociali hanno trovato

    che era un popolare

    e gradiva bere in compagnia

    dei suoi amici che amavano il calcio,

     

    la stampa è convinta che ha comprato

    un giornale al giorno

    e che le sue reazioni alla pubblicità erano normali

    in ogni senso,

    era completamente ragionevole

    ai vantaggi delle rate per un televisore,
    un’automobile, una cucina moderna con forno, frigorifero, congelatore…


    la medicina moderna dimostra

    che è stato una volta in ospedale per un

    raffreddore, si è sposato

    e ha aggiunto 1,4 bambini alla popolazione, che secondo
    l’ufficio del censimento è un numero giusto

    per un genitore della sua generazione,

     

    il patologo dell’anagrafe ha stabilito,

    quando l’hanno trovato con la testa nel forno

    e i piedi nel congelatore,

    che la sua temperatura media era completamente

    nella norma.

  • 29 giugno 2006
    Un diluvio universale

    Quando la luce si volge all’eclisse
    e il buio del giorno s’allunga
    nel fondo della nostra retina
    lasciandoci pietrificati,

    quando il black-out della centrale elettrica
    cresce come un’amnesia,
    e le risorse umane ritornano al giavellotto,
    alle punte di candele,
    e le piscine di turisti si colmano
    di fogliame isterico come una palude,

    quando l’ "hallo hallo hallo" dei telefonini
    cadenzano una danza tribale
    come un ultimo saluto da naufrago,

    quando il fulmine sibila nella televisione
    e spaventa i capelli delle noci di cocco,

    quando possiamo vedere e possiamo sentire
    lo scorrere di carnosi catenacci neri nelle nuvole,

    quando il vento grida come un uomo a cui è morta la moglie,
    come un dio che ha perso la sua razza
    e scuote con violenza i fili elettrici con le mani bagnate,

    quando il nome di Dio svanisce nei voli annullati
    e in un terminal buio aspetta
    la minerale pazienza dei passeggeri
    come una mandria senza arca,
    e sudore freddo cola dalle pelli argentate
    di aeroplani vuoti…

  • 29 giugno 2006
    Una statua

    Il sudore di marmo sulla fronte degli angeli
    non asciugherà mai finché la memoria
    non ha bisogno di niente per ricordare
    i nostri arcipelaghi di gulag.

    Questa febbre è un fuoco che scintilla
    nelle vene,
    come il grugnito dei primati
    barattando mammut attraverso la neve.

    Tutte le frequenze radio,
    le notizie che riempiono il cielo,
    un rauco rantolare di satelliti.

    Trecento anni in questo museo
    e non sono riuscito ad insegnarvi niente.

    Sventurata la terra che ha bisogno d'eroi.

    - I visitatori escono dalla sala -

    Non mi dite che è scoppiata la pace!

  • 29 giugno 2006
    Afa

    Notte fonda,

    Madido di sudore

    Risveglio improvviso

    Incubi sfracellati contro il buio

    Occhi spalancati sull’orrore

    Caldo gelatinoso, impudente, riottoso

    Zanzara in agguato, brutale ferocia.

    Giaciglio di carboni ardenti

    Pensieri liquidi, sbiaditi, confusi

    Silenzio che urla la sua presenza

    Rintocchi solitari di un campanile

    Disperazione che prende in largo sul tempo piatto

    Sgomento, un masso legato al collo

    Telecomando, zapping, display,

    Basta mi alzo!

    Settimo piano, balcone, sigaretta accesa, guardo in basso

    Per un cane randagio un lampione vale un cesso

    Irrorato il palo se ne va zampettando in mezzo alla via

    Io sorrido e guardo l’alba che mi viene incontro.

  • 29 giugno 2006
    Ci si vede ogni tanto...

    Ci si vede ogni tanto…

     

    Forse più per ricordarci

    che ci siamo.

    Il come poco importa,

    giri lo sguardo,

    caleidoscopio di maschere,

    colori appiccicati - più o meno posticci - 

    in feste di labiali, talvolta la parola dice.

     

    Ci si vede ogni tanto…

  • 29 giugno 2006
    Tam-tam

    Ogni giorno ricordo il mio tempo.

    Sembra ieri la scomparsa del mio vecchio.

    E poi riprendo la solita metro,

    alle 8 precise dopo il bacio frettoloso.

    Viene voglia di uscire con gli occhi,

    la prossima fermata  è uguale alla successiva

    e il frastuono dei passi tormenta la superficie dell’asfalto.

    Sotto gli odori ti riconducono all’origine

    e il chiuso non è poi così male.

    Quella telecamera continua a fissarmi,

    mi rimprovera perché vivo, Vivo?,

    il tam-luci tam-rumori abbatte le voci ,

    fuoriescono esili dalle ante scrostate,

    luride dagli sputi dello scempio,

    spolie dal soffio che fugge.

    Così ricordo il mio tempo.

  • 29 giugno 2006
    Una polaroid

    Sotto tutto quel sole
    Monet, ci avrebbe messo
    un ombrellino
    io, invece
    andavo riesumando nuvole
    dai cassetti alla lavanda
    e accalcavo parole
    sulle tele incrinate
    dal caldo

     

    Accecavano i narcisi
    corteggiati nel grigiore
    di certi pomeriggi
    vorticando
    girotondi di nicotina
    soffiati
    dalle labbra ad imbuto.

     

    E invece
    di impressionare la tempera
    in cornici di ottone
    partorivo polaroid
    col destino di
    punes e polistirolo

     

    alla polvere.

  • 27 giugno 2006
    Viaggio solo

    Viaggio solo,

    nessun respiro fuorché il mio

    tu, silenzio, il mio unico dio.

    Viaggio solo,

    soli i miei pensieri

    nessun volto scruta l'occhio

    solo questo scarabocchio.

    Osservo solo,

    chiusa ora la mia bocca

    beato son perchè nessun mi tocca.

    Osservo solo

    solo interrotto da qualche viandante,

    mai interrotta la mia mente

    che gioisce tanto dell'esser indifferente.

    Vivo solo

    ma solo quest'attimo,

    mi sento libero anche se per poco

    perché la vita come il gioco è bella...

    solo quando dura poco!

  • 27 giugno 2006
    Dal finestrino

    Strade deserte e sporche

    insegne cupe e smorte

    figure strambe e dondolanti

    ed io che mi chiedo

    "Son forse pazzo?!"

    Non riesco a giudicare

    i pensieri ricorrono

    immagini si susseguono

    come i bar che sfilano innanzi a me;

    piccoli, bui, squallidi

    difficili da apprezzare

    ma la soglia è sottile

    il desiderio forte, a tratti

    ed io mi vergogno.

    Inutile chiudere gli occhi

    se i pensieri diventano immagini...

    Ed io mi vergogno.

  • 27 giugno 2006
    Gaeta

    Torna a Gaeta!

    Ogni qualvolta sentirai d'esserti perso,

    tra mille giorni tanto tristi quanto lesti

    che questa vita fan guardarti di traverso.

    Torna a Gaeta!

    Quando la sorte le sue carte avrà scoperto.

    Su strade impervie, dure o piane ed asfaltate

    rimembra sempre il disincanto che'l cor t'ha aperto.

    Torna a Gaeta!

    Quando risposte a questa vita non avrai,

    se intorno il vuoto stretto t'ha nella sua morsa

    Torna a Gaeta

    li troverai la tua risposta.

    Torna a Gaeta!

    Poiché nessun ti chiederà da dove vieni

    se viaggi, scappi, ami oppur sei amato. 

    Torna a Gaeta

    dove l'amore hai conosciuto,

    dove mai verrai dimenticato.

  • 27 giugno 2006
    Niente

    Sarà l'aria mattutina

    che a tutto dà inizio.

    Sarai tu, lontana da me

    ed il tuo corpo dal mio.

    Sarà il futuro che non vedo

    ed un presente claudicante.

    Sarà la folla appiccicosa

    ed io piccolo, impaurito (forse ingiustamente).

    Sarà che il mare è troppo grande

    non ne vedo la fine.

    Voglio essere un automa,

    nessun ricordo, niente emozioni

    ma tante piccole insignificanti azioni.

    Nessuna angoscia, alcun timore

    niente...

    Voglio essere niente 

  • 27 giugno 2006
    Scrivi

    Scrivi, scrivi, scrivi

    perché?

    Per passione, per diletto, per esser letto?

    Non lo sai ma sei felice,

    se è così fallo e basta

    di' ciò che conosci e ciò che ignori,

    ciò che ami, detesti o sopporti

    ciò per cui vivi o vorresti morire

    ciò per cui piangi e ti commuovi

    ciò per cui sorridi o t'imbarazzi.

    Ma una cosa sopra tutte rendi manifesta,

    scrivi ciò che sei, sempre.

    Perché?

    Per rileggere nel tempo la stasi o il cambiamento,

    oggi sei bianco ma domani?

    Scrivi per rimanere dentro te stesso

    scrivi per fissare la tua essenza oggi

    e un giorno, lontano mille e più giorni

    ricorderai parole, immagini e sensazioni

    e specchiandoti nella carta

    potrai rider soddisfatto

    o maledir l'averlo fatto.

  • 27 giugno 2006
    Al mio dolce poeta

    A te

    misteriosa creatura...

    Frusta

    che esplode scoppiettante,

    su lingue

    di bestie sanguinanti.

    Sento  caldo il tuo respiro

    scorrere piano

    sui fiumi marci della mia mente.

    A te

    che dolce

    proteggi il tuo popolo...

    disinvolto corri

    anima d'un  poeta

    corri...

    Candida

    la tua voce mi giunge

    a rinnovar le mie colpe

    di poeta corrotto.

    La Luna ti ha creato

    il sole illuminato

    la violenza del mondo...

    ti ha stroncato...

  • 27 giugno 2006
    In nuda terra

    La mia anima
    zuppa di pioggia
    indaga il giorno
    appena andato
    e semina pensiero
    in nuda terra.

  • 27 giugno 2006
    Incisa nella terra

    Sono qui
    nel posto che scompare
    ed aro due pensieri
    uno solo da seminare
    nel solco di una ruga
    incisa nella terra
    e aspetto l’acqua e il sole
    e dopo germinare.


     

  • 27 giugno 2006
    Il cielo riflette

    Il cielo riflette
    lo scoglio
    dove giace la mia anima

    Crolla quell’atmosfera seducente
    si ritrae la mia espansione
    dentro proiezioni immaginarie.

    Il freddo prende, sorpassa,
    lasciando aperti varchi indefinibili
    dove germoglia il dubbio.

    Ho giocato,
    rischiato con la morte del sentire
    masticando l’amaro di genziana,

    ma il dado è rimbalzato sul velluto.

    E non mi volto ad osservare
    occhi di orbite celesti
    nascosti dietro persiane chiuse.

    Ad ammirare l’antipode
    senza contrappeso.

  • Ha bisbigliato qualcosa che
    non ricordo il vento, passando
    di sfuggita alla finestra, appena
    il tempo di una sorsata d’aria
    e chi può dire quando tornerà!

    Sembrava parlasse di ieri
    e da gran profeta che alle spalle
    sempre si lascia l’orizzonte poi,
    svelasse oracoli sull’avvenire,
    che tanto ( pare ) tutto di tutti sa.

    Come credere al vago pronunciarsi
    del vento, in esilio da dune
    a sponde, senza patria,
    artista povero di strada che
    tinge albe e tramonti

    con i colori più caldi dell’Africa,
    che promette scarpe nuove
    per viaggiare e m’abbandona
    assorta in fughe improbabili
    tra pareti a vetri spessi.

    Ma se qualcuno dovesse cercarmi
    domani, allora, dite pure che
    ho dato retta a un ciarlatano
    perché stanca di seguire mappe
    astratte di stelle

    solo dietro un cannocchiale.

  • 27 giugno 2006
    Una spiaggia

    Nelle macchine
    il jazz sudava sabbia
    sui tappetini d'alcantara
    sotto un sole che cadeva
    a piombo sulle lenti scure.

    Era mezzogiorno
    e non c'era fuoco
    nella brace
    ma fumo di sigarette
    tirate fino all'ultimo sorso
    nella gola asciutta.

    Avrei dato via
    uno dei miei respiri scalzi
    in cambio di una strada
    da dirottare per
    la prima spiaggia a destra

    e che sia l'ultima, visto
    che l'ennesima ha braccato anime
    in prima linea senza elmetto
    in un campo di concentramento
    e se pioveva non era di certo
    acqua sulla sete

    - e allora che vuoi che sia
    quest'aria che trema d'afa
    -
    dicevano alla radio
    mentre io ingranavo marce
    e tu frenavi la paura
    con il palmo sul cruscotto.

  • 21 giugno 2006
    Destino di Nausicaa

    Imprimo utopia,

    coperta di fiori,

    ripasso la sorte striata di pace e babele.

    Rinchiudo in un solo momento,

    eruditi sapienti misteri.

    Anguste son le emozioni.

    Dov'è che potrei collocare

    l'eco delle tue paure?

    Tra i tanti libecci che mi porta il cielo,

    ho scelto la nube che bisbiglia,

    sapiente,

    suggerisce la scelta dell'amore.

  • 21 giugno 2006
    La scoperta di Troia

    Potrei vederti al buio più discreto,

    mostrandoti

    il più forte mio rispetto.

    Di certo stai espiando le tue colpe,

    non ho sguardo,

    ma questa mia passione è assai curiosa,

    vorrei vederti ancora.

    Mi chiedo,

    che cosa più significhi

    per te il giorno,

    se il centro del destino è già sommerso.

    Fragile tuo cielo taciturno,

    ricopre la tua veste arcobaleno

    e questa nuova luna

    che imbratta i ricordi,

    sarà il tuo eterno vento nei capelli.

  • 21 giugno 2006
    Terre al mio passaggio

    Sobria la luce,

    il sole mi muta versione.

    Risorgo di nuovo, al mattino.

    Brillante, succede all'eburnèo vedere per caso.

    Le terre,

    imbevono l'aria di una cenere nuova,

    dall'acre profumo.

    La valle non chiede ragione,

    protegge la mole del tempo.

    Teatro,

    il passare degli anni,

    penuria di sogni svegliati d'autunno.

    Proibiti ai sensi,lascivi letarghi

    e deboli verdi frammenti.

    Un lampo spirale mi abbaglia la vista

    e tutto riscorre a ritroso.

  • 21 giugno 2006
    Aspettandoti

    Scànsate,

    le grevi onde di terra bagnata,

    sobbalzano.

    Succede la sera,

    quando si intarsiano illusione e realtà,

    quando gli insetti mietono enigmi

    ed i sassi delimitano i confini con i sogni.

    Allora tu giungesti,

    dal bordo d'un tiepido prato,

    causando la fertile gioia,

    che sa di sorriso.

  • Implora le mie labbra e taci, straniero
    in una notte di pioggia e stelle nascoste,
    che sarà colpa del fuoco che mi divora dentro
    se ardo di te, complice in gioco a incastro di sguardi,
    perché difendermi non so…

    Non so io, che mi faccio pelle a sedurre la tua,
    artista del verbo che osa il proibito,
    l’inconfessabile corrotto da profumo di donna
    su un corpo ribelle, conducendoti dove nessuna,
    come nessuna prima d’ora…

    Taci, che pecco solo a guardarti e amo l’ignoto
    dei tuoi silenzi, i sensi in preda a desiderio
    scandito da tregue appena accennate,
    per addolciti il fiato e lasciare perle di miele
    tra ciglia distese.

    Implora le mie labbra straniero, così uniche
    nel toccarti l’anima, come ti fossero figlie,
    come fossero tue, perché parlo la lingua dei pensieri
    che taci e conosco quei tratti vogliosi,
    rapiti nell’estasi di una notte di pioggia…